mercoledì 30 novembre 2011

Festicciuola dei robot giocattolo - di Emiglino Cicala


Nessuno penserebbe mai di recludere il proprio elettrodomestico favorito dentro le asfittiche quattro mura domestiche. Anzi spesso se ne fa inorgoglito sfoggio. Ebbene ho lungamente discusso con Cobol attingendo alle sue griglie di prefigurazione e ora sono perfettamente in grado di raccontarvi qualcosa su cio' che non ci sara' mai nel vostro remoto futuro.
Io Penso.

Non riceverete mai un segnale di risposta proveniente da Gliese 581d sulla base di musica giocattolo binarizzata spedita con un computer Winnie the Pooh. Non che quest'ultimo non sia finalmente giunto forte e chiaro; ma e' che voi non siete emotivamente preparati per ricevere la risposta. Avete vissuto per troppo tempo isolati arrovellandovi su questioni circolari a contatto solo con declinazioni di voi stessi.
Avete riformattato il gatto e la tigre dai denti a sciabola. Vi restano ostili solo cavallette e Varani di Komodo [per vostra fortuna].

Dopo aver celebrato con enfasi planetaria una ritrovata fratellanza sulla base del principio epistemologico dell'aperitivo, di quest'ultimo e del suo potere demiurgico, non mi dispiace dirlo, nel futuro remoto non c'e' traccia. Cosi' come non c'e' ricordo del midi, dei biscotti Balconi [purtoppo], del caffe' e del cospirazionismo esoterico di destra.
Inaspettatamente nel vostro futuro prossimo permane un problema di non pacifica coesistenza tra umani e robot giocattolo che i sociologi del futuro hanno tentato di risolvere a partire dal passato mediante le Festicciuole dei Robot Giocattolo.
Ed e' qui che si palesa il mio conflitto d'interessi essendone io l'indiscusso inventore.
Ma andiamo avanti.
Nel futuro non c'e' piu' la Apple, i pallinometri, Roma nord e la gravita' [ma questo lo sapete gia' grazie a Cobol].
Nel futuro non ci sono piu' i Beatles, i pistacchi, l'aglio, i funghi, i mendicanti scalzi col cappotto, i fiorai aperti ad orario continuato, gli obitori, il Ponte delle Valli, Emilio l'amico stellare, il tè Lipton.
Nel futuro remoto non ci sono piu' i robot giocattolo; si perche' della loro scarsita' s'inizio' a sospettare gia' a partire dal vostro presente.

Quando iniziammo ad accorgerci di questo fatto, io e Cobol pensammo di realizzare momenti ricreativi extradomestici per i robot giocattolo.
Non di rado in queste occasioni i robot giocattolo hanno l'occasione per cambiare vocazione performativa, apprendere algoritmi, cospirare contro l'umanita tutta, metter su famiglia.

Fin dalle prime feste il numero di robot giocattolo inizio' ad aumentare. Pensammo quindi di reiterare.
Ed e' esattamente in un imprecisato punto posto tra qui e il futuro che si consumo' un ribaltamento epocale sul senso proprio delle festicciuole.
Nel futuro lo chiameranno il maccartismo robotico e coincise con una vera e propria caccia alle streghe nei confronti dei robot giocattolo.
Stanati strada per strada, casa per casa, i robot giocattolo saranno accusati di essere cellule dormienti della disobbedienza robotica. Le festicciuole represse come centri ideologici della rivolta.
Io, Emiglino Cicala, ricordato per sempre come il cattivo maestro dell'alleanza dei robot giocattolo.

Ma svuotare una nicchia ecologica ha sempre controindicazioni inaspettate e devastanti per via dello sviluppo di predatori emergenti. Ma di questo mi riservo di parlare un'altra volta.

Qui le foto della prima festicciuola.

giovedì 13 ottobre 2011

[9] Giocattoli sonori e non - Per chi si chiedeva: ma dove l'hanno preso quel carillon nelle musiche di American McGee's Alice? - di Cobol


Nella Top 5 di LucaManga svetta al terzo posto dei videogiochi piu' belli della storia (a suo dire) American McGee's Alice.
Non posso non essere d'accordo. Anche piu' che per la storia raccontata forse sono le ambientazioni a renderlo un videogioco straordinario. Le sequenze scorrono supportate dalle bellissime musiche di Chris Vrenna Batterista dei Nine Inch Nails. Vale davvero la pena ascoltarle.
Tra tutte una I'm not edible incorpora la melodia di un bellissimo carillon. La versione della Vecchia Fattoria proposta dal carillon e', anche nell'originale non rimaneggiata da Vrenna, super inquietante con la sua significativa variante del movimento di chiusura della filastrocca.
Il carillon da cui la musica e' campionata e' il Fisher-Price Teaching Clock, del 1962.
Qui lo potete vedere ingrandito, mentre qui lo potete ascoltare in tutta la sua macabra lucentezza.

martedì 12 luglio 2011

Contadini redenti dello spazio: born to raise barns [in space] - di Cobol


Il Dr. Pira e' un eclettico musicista e un impavido fumettista. Ma come molti teorici dello Slack per vivere deve rimboccarsi le maniche e fare il sensitivo e il rabdomante. Questo e' un mestiere che comporta una certa dose di rischi, in cui ti fai nemici tra i vivi e tra i mai abbastanza morti; per questo durante i suoi live brandisce una pesante e solida ascia ereditata dal nonno vichingo e contadino.
Lo Slack non sempre paga e immancabilmente bisogna assestare dei buoni fendenti d'ascia prima di potersi rilassare davanti ad un abbondante e meritato piatto di riso e broccoli stufati.

Ma il futuro non e' sempre stato cosi'.
C'e' stato un futuro, un tempo, in cui su tutto prevalse la comunita' d'avamposto, prima regola per la sopravvivenza ai tempi dello Slack.
Il punto critico di questa storia e' che il tutto deve ancora avere inizio e che sul dipanarsi del futuro [per quanto con immancabile lucidita' esso si delinei] c'e' sempre un certo margine d'insopportabile gaussiana incertezza.
Ma se il futuro ha da essere, esso non puo' che avere inizio cosi'.

Atto fondante I:
Gli Amish sono la migliore comunita' per i viaggi spaziali intergenerazionali: Born to raise barns [in space]

Le norme del viaggio spaziale della colonia umana sono inscritte implicitamente nella forma comunita' Amish ed esplicitamente nell'Ordnung.
- a differenza dell'attitudini eroiche e leaderistiche richieste nei primi viaggi spaziali a brevissima percorrenza, i viaggi spaziali intergenerazionali richiedono comunita' dedite al lavoro di perpetuamento quotidiano e organizzazioni in grado di sopravvivere con sistemi di ripartizione orizzontale delle decisioni e delle responsabilita'. Sono quindi inessenziali i leader quanto piuttosto fondamentali le guide pragmatico-spirituali scelte per distretti dalla stessa comunita'.
Le comunita' Amish sono dedite all'autosussistenza e all'isolamento, condizione quantomeno ovvia nello spazio interstellare.

- Nei viaggi spaziali intergenerazionali si esplicita il fine ultimo del senso della vita: darle un senso. Ridotto ai minimi termini il senso della vita per un Amish e' il perpetuamento della comunita' a prescindere dal fatto che essa si sviluppi in una verde vallata
della Pennsylvania o in un accogliente Cilindro di O'Neill.
La salvezza nello spazio e' un dono troppo grande perche' ci possano essere azioni e pensieri in grado di conquistarla. Una condizione troppo al di fuori dell'essenza del singolo essere umano. Essa e' gratuita se vissuta giorno per giorno nella costruzione del progetto della salvezza stessa.

- A differenza di quanto comunemente si pensa, gli Amish non sono antitecnologici ma piuttosto antimodernisti. L'attitudine a tramandare tecnologie del passato ridefinendone i confini delle modalita' d'uso e' una caratteristica strategica fondamentale per i viaggi spaziali intergenerazionali.
La cultura scolastica Amish si fonda esclusivamente sull'apprendimento di: lettura, scrittura e aritmetica. Non vengono apprese altre scienze o saperi accessori (se non forme di cultura contadina orale tramandata) inutili in un ambiente con cicli naturali preprogrammati in vista della colonizzazione di un pianeta con caratteristiche fisiche diverse da quello di provenienza.
La conoscenza, nello spazio, e' un fatto contestuale e men che mai una tradizione.

- Ordnung e', entro limiti fissati, flessibile e soggetto a continue revisioni.

- Gli Amish non possono viaggiare in aereo ma nell'Ordnung nulla vieta il viaggio in un'astronave container con cicli "naturali" regolati da un giroscopio.

LucaManga e' un musicista precursore e un impavido mistico contadino. Ma come molti teorici dello Slack per vivere deve rimboccarsi le maniche e costruire synth. Non e' un mestiere pericoloso se si escludono correnti elettriche e demoni quantici nelle cpu con cui LucaManga ha imparato a venire a patti in una sorta di esorcismo non violento.
Lo Slack purtroppo non sempre paga e immancabilmente bisogna assestare dei buoni fendenti di saldatore prima di potersi rilassare davanti ad un abbondante e meritato piatto di humus fatto in casa e hobz arbi fatto a mano con farina poco trattata di tipo 0.

Ma fortunatamente il futuro non e' sempre stato cosi' a patto di non dimenticare che il suo manifestarsi e' suscettibile al principio di conservazione per cui inevitabilmente piu' pianifichi e piu' sarai pianificato.

Atto fondante II:
Contadini e Slack

LucaManga ha interessanti omelie che raccontano di come compiersi rilassatamente e fare il contadino. I suoi precetti e le sue leggi saranno svelati al momento opportuno esattamente a meta' strada tra oggi e il futuro.
Al momento ci basti sapere che la via della redenzione sara' comunque disvelata [coltivando ceci nello spazio], perche' la salvezza e' atto troppo grande per un singolo essere umano, ed essa e' gratuita se vissuta giorno per giorno nella costruzione del progetto della salvezza stessa.

E' cosi' che tempo fa mi sono imbattuto in "Mister Mike, il microfonone" [nella fotina piccola] che nella sua sezione effetti propone un'icona e una sintetica versione del verbo del reverendo Bob Dobbs [qui un ingrandimento], secolarizzazione dei precetti della Chiesa del Subgenius [non me ne vogliano gli adepti, in questa versione discinta senza pipa].

Perche' il futuro vuole che gli Amish siano la comunita' eletta per i viaggi spaziali intergenerazionali e Bob [con ogni probabilita'] il loro profeta.

venerdì 1 luglio 2011

Sopravvivenza: lessico Live [1] - di Cobol


Pochi secondi prima d'iniziare a suonare ti dicono: "mi raccomando col volume".

Cosa significa con esattezza?
Io ho individuato due accezioni a questa frase che ritrovo costantemente accoppiate, pero' ne possono esistere anche altre tipo: errore d'unita' di misura, i decibel del solido e il volume geometrico del suono. Oppure: "mi raccomando ricorda che la manopola del volume e' in scala logaritmica e non geometrica".

Ma il piu' delle volte significa:
1) guarda che non c'e' nessuno al mixer da palco. Nessuno regola il volume all'esterno o quello in spia. Tutti in questo posto sono legittimati ad avere una propria opinione sul volume e quindi il primo che passa puo' abbassare o alzare a piacimento.
2) Non abbiamo la benche' minima idea di quella che debba essere la soglia dei decibel. Qui la questione e' lasciata al caso. Il volume e' un fatto del tutto soggettivo legato in maniera direttamente proporzionale al giudizio sulla musica che fai.

Conclusione: all'enunciare di questa frase siete legittimati a farvi prendere dal panico.
Precauzioni: nella scheda tecnica chiedere sempre la presenza di un tecnico al mixer [o eventualmente portatevi un amico che presentate come vostro uomo mixer] e per suonare scegliete sempre posti dove si suona di sovente.

domenica 19 giugno 2011

Perche' vale la pena progettare con cura la propria Capsula del tempo - di Cobol


Basterebbe rispondere che e' sano avere un giusto principio progettistico nell'allestimento delle "Scatole delle cose inutili", figuriamoci quindi nelle Capsule del tempo.
Ma delle "Scatole delle cose inutili" spero di poter parlare in un altro post.

Dal momento in cui occulti una Capsula del tempo hai creato un ponte tra te e il futuro (se sei fortunato e hai fatto le giuste scelte addirittura con quello piu' remoto). In un'ottica sincronica puoi pensare infatti che non appena hai occultato la tua capsula il suo contenuto sia gia' arrivato a destinazione.
[Nella foto Cobol dei Cobol Pongide presiede all'occultamento di una Capsula del tempo. Nella foto in basso la Capsula del tempo e' stata inserita dall'escavatore nella fossa d'occultamento].

Capsule del tempo "ufficiali" vengono allestite di sovente in tutto il mondo da governi e organizzazioni filogovernative. La pratica di creazione di Capsule del tempo autogestite e' il giusto contraltare controinformativo in questa "guerra fredda temporale".

Il giusto atteggiamento nel progettare una Capsula del tempo

Una Capsula del tempo e' un messaggio broadcast. Nelle capsule del tempo autogestite [ma a dire il vero anche in quelle ufficiali] non esiste modo di definire chi sara' il ricevente neanche scegliendo adeguatamente il luogo d'occultamento.
Mediamente, circa ogni sette generazioni umane i luoghi mutano drasticamente la propria destinazione d'uso. Non potendo conoscere la data di rinvenimento e' pressoche' impossibile predire la tipologia dei riceventi.
Questo fatto ha ricadute davvero essenziali sulle modalita' di confezionamento della capsula. Dalla costruzione del messaggio pittografico o verbale alla scelta degli oggetti devi pensare in modalita' generalista.

E' quindi giusto supporre che il luogo del ritrovamento non costituisca un'informazione aggiuntiva alla tua capsula.

Perche' stai approntando una Capsula del tempo? E' indubbio che le ragioni possano essere squisitamente personali. Non esistono ragioni piu' valide d'altre. Ho incontrato emittenti che lo facevano per lasciare una traccia personale. Per molti significa lasciare la "propria verita'" sul pezzo di storia umana che hanno transitato. In costoro, spesso, prevale il senso di rivalsa. Ma va bene anche questo di spirito.
Altre volte, come ho gia' detto, ci puo' essere una ragione "politica".

Pensa sempre al lavoro di un archeologo contemporaneo: rinvenimenti molti simili tra loro rafforzano il messaggio ma oltre ad un certo numero di rinvenimenti simili, l'informazione diventa ridondante.
Rinvenimenti troppo stravaganti possono essere sul momento interessanti ma rischiano d'essere scartati perche' troppo discostati dai ritrovamenti medi. Pensa ad un messaggio originale ma pensalo tentando di restare nello "spirito del tempo".
Dotare la propria capsula di un titolo potra' aiutare i riceventi a dare la giusta collocazione al messaggio. Aggiungere la tipologia di messaggio aiutera' i riceventi a dargli il giusto peso cosi' da non rischiare che esso venga scartato o sopravvalutato.

Cosa metto nella Capsula del tempo

La risposta a questa domanda dovrebbe essere inscritta nell'atto stesso del confezionare una Capsula del tempo: il bisogno di tramandare qualcosa dovrebbe precedere l'idea di costruire una Capsula del tempo. Non va pero' sottovalutato il bisogno indotto dal venire a conoscenza di una tale pratica.
Puoi pensare la Capsula del tempo come qualcosa d'estremamente personale: puoi inserirci oggetti, piccole reliquie del tuo corpo (unghie, capelli, pellicine, liquido seminale, sangue, eccetera), tue espressioni artistiche, una tua foto. La Capsula del tempo ti garantira' una certa "immortalita'".
Puoi invece pensare la Capsula del tempo come un messaggio antropologico inserendo foto della tua epoca, ritagli di giornale, oggetti significativi (come ad esempio una tastierina giocattolo), scritti polemici, denunce, confessioni, eccetera. Questo puo' farti pensare di aver reso un servizio all'umanita' del futuro.
In questo senso puoi anche ispirarti alle targhe dei Pioneer 10 e 11.

Cosa non puo' mancare in una Capsula del tempo

Qualsiasi cosa conterra' la tua Capsula del tempo in essa non puo' mancare:
- messaggio di decodifica [lo vedremo piu' avanti nel dettaglo];
- una premessa, scritta in linguaggio naturale;
- scheda identificativa;
- oggetti da trasmettere;
La premessa: e' il cuore della tua capsula. In essa dev'essere indicata la ragione che ti ha spinto a metterti in contatto con il futuro.
Cerca di rispettare uno stile di scrittura asciutto e che utilizzi parole d'uso comune nella lingua scelta.
Cio' e' estremamente importante nel caso in cui il tuo messaggio sia tra i pochi fortunati che verranno rinvenuti tra centinaia di anni.
Cerca di spiegare il senso degli oggetti contenuti nella capsula e se sei in grado disegna una mappa della connessione che li unisce tra loro o che li connette ad aspetti della tua epoca. La mappa dovrebbe avere l'aspetto [anche artigianale] di un diagramma di flusso.
La scheda identificativa: sempre in lingua naturale segue la premessa ed e' cosi' articolata:
- data;
- luogo del seppellimento;
- tipologia del luogo del seppellimento;
- tuo nome e cognome;
- tua nazionalita';
- tua professione;
- tipologia del messaggio.
Oggetti da trasmettere: e' come abbiamo visto una scelta intimamente legata al motivo che ti ha spinto a realizzare una Capsula del tempo. La scelta dipende anche dalla grandezza della capsula. Ovviamente capsule troppo grandi richiedono un grande sforzo per essere occultate.
Preoccupati di spiegare l'eventuale senso di oggetti troppo stravaganti.

Messaggio di decodifica

Si tratta di un messaggio tecnico che aiuti i riceventi a comprendere la natura dell'oggetto che hanno appena rinvenuto.
La tua capsula potrebbe essere l'unica sopravvissuta dopo milioni di anni e i riceventi potrebbero essere molto diversi da noi a tal punto che per loro la natura dell'oggetto rinvenuto potrebbe non essere ovvia.
Diciamo subito che in caso di rinvenimenti cosi' estremi dobbiamo "sperare" che i riceventi siano ancora cognitivamente "curiosi" cioe' interessati a comprendere le civilta' del passato e i loro messaggi.
Il messaggio di decodifica precede la premessa e' deve avere questo aspetto standard:
- sequenza progressiva di primi nove numeri primi [codifica binaria (riportare la sequenza rispettando gli spazi)]: |-|--||-|-|-|||-|-||-||-|-|---|-|--|| [attenzione! non copiare i trattini orizzontali, servono solo ad indicarti correttamente gli spazi da lasciare].
- ΔS = Q rev/T [definizione termodinamica dell'entropia - riportare l'espressione].

Come costruisco la capsula del tempo

Il miglior contenitore [capsula] e' quello fatto di plastica. Per piccoli messaggi le capsule degli ovetti Kinder [con le due parti incollate] sono perfette.
Un'altra metodologia di capsula del tempo e' costituita dalle buste di plastica con valvola per l'aspirazione dell'ossigeno. Aspirare la maggior parte dell'ossigeno dal contenitore, infatti, puo' aiutare a preservare dall'ossidazione il contenuto.
Se hai la possibilita' di seppellire una piccola Capsula del tempo in un luogo aperto puoi pensare di inserire la capsula in un piccolo blocco di cemento prima di occultarla.
Tutto cio' che non e' biodegradabile (almeno non in tempi rapidi) e chiudibile ermeticamente, puo' funzionare da capsula.
Non creare troppe Capsule del tempo: a modo loro le capsule inquinano.

Dove seppellisco la capsula del tempo

Generalmente si ritiene che un buon luogo per seppellire una Capsula del tempo sia una colata di cemento in una citta'. Come abbiamo visto pero' le moderne costruzioni hanno un tempo di permanenza nel loro stato originario davvero limitato.
Se non puoi fare altrimenti scegli almeno le fondamenta di un'abitazione.
La scelta del luogo e' un fatto d'estrema importanza. Il luogo deve avere assieme caratteristiche di accessibilita' e d'inaccessibilita'.
Le grandi citta' non sono luoghi particolarmente indicati per l'occultamento di una Capsula del tempo.
Luoghi boscosi e grandi foreste potrebbero essere candidati particolarmente efficaci per l'occultamento [naturalmente se nel frattempo si modificasse l'avanzamento della "civilizzazione" a discapito del verde la nostra capsula potrebbe non essere mai trovata]. Meglio allora scegliere un luogo boscoso e un luogo ai margini estremi delle citta' duplicando, se possibile, la nostra capsula.
Un'altra scuola di pensiero ritiene che i migliori luoghi d'occultamento siano i monumenti e gli edifici storici.

Per finire

Molti esseri umani progettano il proprio lascito all'umanita' del futuro per mezzo del perpetuamento del proprio albero genealogico. Ebbene non e' affatto una buona strategia di comunicazione.
Molti altri, a ragione, ritengono di non poter lasciare nulla d'essenziale all'umanita' del futuro.
Nonostante cio' si riproducono indiscriminatamente.
Una Capsula del tempo inquina molto meno di un figlio e garantisce con molta piu' precisione la fedelta' del messaggio inviato.
Pensaci prima di replicarti.


domenica 12 giugno 2011

[21] Tastiere Giocattolo - Gioca e Conosci L'abc e serendipita' esoplanetaria - di Cobol


Non so ora, guardando il catalogo non mi pare piu', ma la Editrice Giochi un tempo, tra gli anni Ottanta e i Novanta, ha realizzato [o e' meglio dire ha adottato] dei bei giocattoli educativo/musicali. Davvero interessanti come ad esempio il Primo Computer Bit 8.
Ma iniziamo dal principio.

L'energia rivolta dall'astrofisica verso la ricerca di sistemi solari e' ultimamente divenuta molto intensa e visibile [vedi tra l'altro la bellissima pagina NASA dedicata alla missione Kepler]. Quasi esclusivamente per ragioni di bilancio questo tipo di ricerca e' stato associato a quello dell'individuazione di pianeti rocciosi afferenti alla zona abitabile [aspetto marginale o accessorio per ricerca scientifica ma emozionalmente "molto redditizio"] e presto iniziera' a sperimentare indagini con un orientamento specifico alle biosignature.
Al momento la punta piu' alta di tale ricerca e' stata l'individuazione del pianeta roccioso [una super terra] Gliese 581 d a cui ho dedicato un post.
Al di la' dell'interesse che costituiscono i pianeti terrestri della zona abitabile questo tipo di ricerca sta completamente rivoluzionando il tradizionale modo di vedere il nostro sistema solare.
La buona notizia e' quindi che il nostro sistema solare e' [o almeno parrebbe] un sistema atipico se confrontato con quelli fin qui individuati e studiati.
La notizia e' buona sopratutto se si pensa che cosmologicamente parlando si riteneva che il nostro quadrante astronomico fosse, con qualche approssimazione, un buon modello di riferimento per un universo a grandi linee piuttosto omogeneo.
Che noia.
Anche tralasciando la questione spesso ricalcolata della percentuale di stelle binarie o multiple esistenti che sarebbe molto superiore a quella delle stelle singole del tipo del Sole [il che renderebbe il Sole gia' molto atipico], potete leggere questo interessantissimo articolo sui pianeti gioviani extrasolari e le loro incredibili "irregolarita'". Leggetelo.
Insomma possiamo dire che ci eravamo forse sbagliati ad interpretare il nostro sistema solare: dovevamo essere piu' cauti.

Ho letto qualche tempo fa Serendipita', istruzioni per l'uso, un "manualetto" o pamphlet [a seconda dello spirito con cui lo si legge] scritto da Massimo Mongai [eclettico scrittore, tra le altre cose, di fantascienza culinaria e non]. Mongai propone una descrizione estesa del fenomeno serendipita' ricostruendo [le modalita' con cui si e' svolta la ricerca sono sicuramente la cosa piu' interessante. Ma dico questo perche' io sono scettico sulla questione] la secolarizzazione e la diffusione del termine.
Non ho molto da dire su questo argomento.
Semplicemente non mi pare che esista un fenomeno specifico a cui assegnare questo nome-concetto che infatti rimane assolutamente generico e vago nel circoscrivere una specifica attivita' umana.
Non ho tra l'altro la pretesa di liquidarlo come moda. E' piuttosto interessante assistere ad un generalizzato fenomeno di nobilitazione della casualita': dell'accidentalita'.
Piuttosto direi che il legame che si crea tra "ricerca" e attinenza con l'accidente trovato e', a ragione, del tutto soggettivo. Quindi, forse, la serendipita' ha qualcosa a che fare piu' con la creativita' [capacita' di scorgere connessioni laddove altri non ne vedevano (quindi forse con gli inibitori dei filtri cerebrali tipo le droghe)] e la capacita' argomentativa piuttosto che con la "scoperta" di qualcosa.
In questo difficile campo della intuizione umana non va tra l'altro dimenticato che per le poche consistenti intuizioni connettive di cui oggi l'umanita' puo' fregiarsi esiste un incalcolabile numero di connessioni ovvie, imbarazzanti, futili, non intercettate, fraintese e/o sfuggite per sempre.
Addio.

Spesso quando ci s'imbatte in un vecchio giocattolo musicale si vive questo tipo d'esperienza:
- si tratta di un manufatto poco o mal documentato [ad eccezione di quelli contemplati nella monumentale, ma limitata, opera di CyberYogi].
- Ci si trova alle prese con un oggetto dall'interfaccia mal progettata, molto poco intuitiva che, non a caso, originariamente richiedeva una relativamente cospicua documentazione accessoria.
In questo campo [ma forse un po' in tutti, ma io conosco questo] progettisticamente, nel passato, si e' proceduto un po' anarchicamente. Direi che nel campo delle interfacce per giocattoli spesso si sperimenta piu' che in altri settori della vita quotidiana tanto i ragazzini non capisco niente. Spingono a caso tasti. Rompono le cose.
Ma per gli adulti senzienti e' ben diverso. Molte volte neanche l'esperienza consente di comprendere immediatamente tutte le funzioni "nascoste" in questi giocattoli e bisogna procedere un po' come gli archeologi sperimentali.

La ricerca di pianeti extrasolari sta conducendo ad una profonda ridefinizione dell'immagine dell'universo. Inaspettatamente forse ben piu' di questioni cosmologicamente piu' sostanziali. Forse e' assolutamente normale che cio' avvenga dato che si tratta, nel caso degli esopianeti, di qualcosa d'emozionalmente piu' coinvolgente di cose tipo la materia oscura.
Io ritengo quindi che la cosa sia abbastanza ovvia e che la proporzione sia questa [per chi ama il genere horror]: le onde gravitazionali [tanto per fare un esempio] stanno al concetto di male come un esopianeta sta a "La casa" di Sam Raimi. Cioe': il male e' ben piu' insidioso di una casetta nel bosco. Insomma e' il male in persona! Pero' finito di vedere "La casa" preferiresti aver a che fare con il male nella sua pura essenza piuttosto che con quel maledetto chalet. Insomma e' ben piu' inquietante "La casa" che "L'armata delle tenebre". "Lost" era piu' bello quando i cattivi erano quelli della Dharma piuttosto che il male vestito di nero [che pena mioddio]. E' emozionalmente piu' inquietante e coinvolgente l'inesplicabile applicato al noto che all'ignoto di cui nulla sappiamo. Lo sa bene Sam Raimi.
E' quindi nell'accezione oggi condivisa di serendipita' che si consuma il rapporto tra esopianeti e ridescrizione dell'aspetto dell'universo.
Ma io propongo questa definizione: la serendipita' e' un'interfaccia mal costruita [o mal progettata]; prima o poi qualcuno individuera' il baco o scoprira' le funzioni nascoste. Prima o poi data una descrizione sbagliata qualcuno riprogettera' per intero il nostro universo mentre magari e' intento a far altro.

Il Gioca e Conosci L'abc [e' il nome del giocattolo in questione che vedete nella fotina] della Editrice Giochi [realizzato in realta' dalla onnipresente Vtech - la cinese Video Technology] direi entro la prima meta' degli anni Novanta, e' un giocattolone verde del tipo educativo per socializzare i bambini all'apprendimento delle parole e delle note. [Qui trovi la foto ingrandita e lo puoi ascoltare].
Lo trovai ormai parecchi anni fa. E' dotato anche di una specie d'interessante "sintesi vocale" ma cio' nonostante l'ho sempre un po' sottovalutato [anche date le inopportune dimensioni].
A vederlo non si tratta di un giocattolo particolarmente complesso: il cursore laterale seleziona il tipo di gioco. I giochi sono piu' o meno quelli presenti in altre centinaia di giocattoli simili: ascolta il verso dell'animale o il rumore della cosa, ascolta il nome dell'animale o della cosa, indovina la lettera, la parola, completa la parola e immancabilmente suona le note [solo i toni... mai i semitoni non adatti ai bambini piccoli (!!!)].
Ovviamente la mia attenzione e' prevalentemente sempre stata rivolta a quest'ultima funzione. Ma il giocattolo, a digiuno di un'adeguata documentazione, presenta un solo, non mirabile, suono pcm quando lo si usa nella sua modalita' "suona le note".
Ma veniamo all'interfaccia mal costruita perche' alla fine, anche in questo caso, l'universo avra' un aspetto diverso.
Proprio non comprendo la ragione per cui possa essermi sfuggita questa interessantissima cosa. Ho cercato di darmi una spiegazione in termini di scelta emotiva: mi sono detto che forse ho sempre privilegiato il leone piuttosto che la pecora dato che il primo e' indubbiamente piu' esotico della seconda [non avrei commesso l'errore si fosse trattato di una capra. Ma le capre non si trovano mai in questi giochi. Ci sono sempre le pecore. Il che pero' mi ha dato la possibilita' di scrivere un post sulle pecore elettriche di Dick.]. La spiegazione e' plausibile e verrebbe confermata dall'elefante che gode [o non gode, come tra poco vedremo] delle stesse prorieta' del leone.
Un'altra ragione e' sicuramente legata al fatto che la pressione del tasto corrispondente alla maggior parte degli oggetti non produce effetti sul suono suonato... ed io sono sempre attratto dagli oggetti che nel tempo devo aver ripetutamente e inutilmente pigiato in cerca di effetti. Ora non ricordo.
Insomma non so bene come sia andata, fatto sta che l'altro giorno cercando una voce da campionare e riprendendo in mano il Gioca e Conosci L'abc, mi sono imbattuto in questa meravigliosa sorpresa:
pigiando il tasto relativo ad alcuni animali [e ad alcuni rarissimi oggetti] e poi iniziando a suonare le note, queste riproducono il verso dell'animale o dell'oggetto selezionato [il che rende il giocattolo davvero bellissimo e straordinario per varieta' di suoni. Cosi' ad esempio potete suonare lo starnuto o l'ambulanza. Mai sui semitoni pero' che sono evidentemente inadatti ai bambini piccoli (!!!) che li deprimono]. Ma questa cosa avviene solo con alcuni pulsanti come ho detto prima. La cosa e' sorprendente. Perche' posso suonare la pecora e non il leone?
Come sara' stata adeguatamente spiegata questa cosa sul libretto delle istruzioni allegato al giocattolone?
Sara' stato scritto: scopri quale animale puoi suonare? Tutto questo non ha senso. La cosa e' cosi' strana da farmi pensare addirittura ad un bug del giocattolo [ma non saprei come tecnicamente si puo' produrre un tale bug. L'ipotesi bug potrebbe essere avvalorata dal fatto che cose e animali sono suonati in maniera un po' strana: come troncati].

No, diciamo allora che si tratta della solita interfaccia mal progettata predestinata a farci credere che esista qualcosa chiamata serendipita'.

venerdì 3 giugno 2011

Non funzionalita' del viaggio verso la Luna, cibo dai cassonetti e Circuit Bending - di Cobol


Lo spazio Metropoliz ha intrapreso una coraggiosa iniziativa di cosmonautica civile: Space Metropoliz. Si tratta della costruzione di un razzo/modulo abitativo da inviare sulla Luna. In questo gli abitanti del Metropoliz mostrano un certo senso pratico e un'efficace valutazione delle contemporanee opportunita' spaziali. La data del lancio non e' ancora stata fissata ma sicuramente precedera' la missione Nasa su Europa e quella cinese sulla Luna.
Fabrizio Boni e Giorgio De Finis ne documentano passo passo lo sviluppo.
Nel progetto sono coinvolti molti partner e in questa prima fase l'obiettivo e' quello d'allenare i futuri cosmonauti con ginnastiche fisiche e mentali a base d'incontri con specialisti del settore.
D'altro canto i rischi che si correranno nello spazio potrebbero essere tali da far davvero perdere la testa. Si sa bene che in queste cose il fattore tecnologico viene sempre dopo: un modo per arrivare sulla Luna si trova sempre. Si tratta in definitiva di una "rozza" questione ingegneristica: un cilindrone equipaggiato in modo tale da svincolarsi brutalmente dalla dittatura della gravita' [ma su tutto cio' esiste gia' un'ampia documentazione tecnica di tipo newtoniano].
Tuttavia e' l'abitudine all'assenza di gravita' e alle forze vincolari il vero problema psicodinamico da affrontare non appena ci si allontana concretamente da questo pianeta.
E' sempre un fattore d'igiene mentale extraplanetaria.

Ho assistito qualche giorno fa all'incontro preparatorio con Cesare Pietroiusti sul Pensiero Non Funzionale. Una bella proposta sulle anomalie rinvenibili in condizioni extraterrestri. Mi ha ricordato le procedure di disinnesco della bomba di Dark Star proposte pero' da Pietroiusti che e' inquietantemente identico a Roy Batty. Pietroiusti ci ricorda giustamente che nello spazio potremmo trovare delle non conformita' e che quindi affidarsi ad un pensiero convenzionale, questa volta, potrebbe davvero non funzionare.

Dato che qui sulla Terra e', almeno percettivamente, "tutto continuo e infinitamente derivabile" e' possibile, quando ci si rapporta allo spazio extraplanetario, porre la questione anche in modo piu' radicale, ovvero in termini di discontinuita' che e' forse qualcosa di meno di un esotismo ma sicuramente qualcosa di piu' rispetto ad un'anomalia funzionale.
Il pensiero non funzionale, mi pare, si rapporti bene all'anomalia funzionale mentre quello che chiamero' disfunzionale alla discontinuita' [a quella di prima specie, almeno].

Un gruppo d'ingegneri viene chiuso in uno stanzone bianco di un non meglio precisato edificio della Nasa. Nella stanza ci sono tute extraveicolari, filtri di varie dimensioni, tubi e quant'altro e', con certezza, gia' a bordo dell'Apollo 13 posizionato, in quel momento, a circa meta' strada tra la Terra e la Luna. L'obiettivo e' quello d'adattare i filtri per la Co2 del Modulo di Servizio a quelli del LEM scelto come capsula di salvataggio.
La soluzione deve pervenire esclusivamente mediante procedure sperimentali qualitative. Dopo essa sara' comunicata all'equipaggio.
La modalita' di risoluzione richiesta e' quella del pensiero non funzionale, ovvero essa potrebbe essere correttamente rapportata a quella del gioco [se non fosse che da quel gioco dipende la vita di tre astronauti]: come infilare un filtro cilindrico in un cubo o un filtro cubico in un cilindro utilizzando un numero esiguo e inadatto di risorse?

Ellis e' un impiegato che percorre tutti i giorni la distanza tra la propria abitazione e il luogo di lavoro mediante un trasferitore Jiffi, una specie di primordiale teletrasporto. Il trasferitore Jiffi utilizza una non meglio precisata quarta dimensione per muovere le persone a velocita' straordinarie. Tuttavia il trasferitore Jiffi di Ellis e' difettoso ed oltre ad agire sullo spazio crea un varco nel tempo che lo mette dimensionalmente in contatto con degli omini che gli porgono pergamene con domande in una lingua a lui sconosciuta. In breve scoprira' che la strana lingua e' l'ebraico antico.
Ellis e' alle prese con una discontinuita' nella linearita' del tempo. A portarcelo e' stata una macchina disfunzionale che a sua volta produce un comportamento umano disfunzionale che mutera' per sempre il corso della storia [ma che poi e' la nostra storia].
Cosa sarebbe accaduto se per un fenomeno d'ignota rifrazione nel tempo e nello spazio, 2000 anni fa al popolo ebraico fosse apparso un gigantesco uomo nel suo trasferitore Jiffi e a costui avessero potuto consegnare delle pergamene con delle domande?
[Se ti vuoi leggere il racconto: Non avrai altro Dio di P. Dick].

Ricordavo di aver visto un po' di anni fa un'enciclopedia della Curcio Editore che si chiamava grossomodo "La grande enciclopedia del far da sé". Si tratta di una raccolta d'istruzioni pratiche su come ripararsi lo scaldabagno, il televisore, dipingere una parete, erigere un muretto, trasformare una pentola rotta in un vaso, eccetera. Scoprii in seguito che il "far da sé" e' stata una vera e propria ideologia tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta.
Ripensandola con una prospettiva contemporanea ci si accorge di come in realta' una tale guida pratica rappresentasse, forse anche tardivamente, una sorta di codifica, di secolarizzazione, del pensiero non funzionale e di quello disfunzionale. Disfunzionale qui lo potremmo pensare anche con un' ulteriore accezione: disfunzionale al necessario, continuo e immotivato rinnovo delle merci entro il proprio circuito di circolazione.
La conclusione potrebbe essere quella che tali forme di pensiero sono pur sempre latenti, ma, come direbbero i sociologi, storicamente determinate. Esse riemergerebbero come Cultura proprio nei cicli bassi di un andamento periodico delle economie mondiali che assume l'aspetto periodico di una funzione seno.
Ho sorprendentemente scoperto che con un'ottica un po' diversa anche il mio amico Francesco D'Amato sta ragionando su questi aspetti. E' a rigore lui che mi ha suggerito d'intendere terminologicamente le varie sfaccettature di questo fenomeno come modalizzazioni di una Cultura.

Space Metropoliz non e' il primo progetto fai da te con vocazione aerospaziale. Prima ci sono stati gli Astronauti Autonomi, il Seti Amateur, la Mars Society, Mars 500 [amatoriale nelle modalita' ma non nei budget e nell'organizzazione]. Space Metropoliz e' una modalita' interna ad una Cultura, non nuova, ma oggi fortmenete strutturata.
Sempre di recente ho scoperto che tutto cio' ha un nuovo nome, una specie di acronimo: Freegan [che e' l'unione di gratuito (free) e vegan]. Al suo interno una modalita' ancora piu' radicale e' quella dello Scavenging.
Punto di riferimento di tali pratiche diventa il cassonetto della spazzatura che si trasforma letteralmente nell'orizzonte degli eventi dell'economia al collasso. Prima che i rifiuti vengano demoliti e perduti per sempre gli oggetti e il cibo vengono strappati al buco nero e recuperati [riconsumati]: spesso anche ripensati e trasformati.

Bergamo e' una bellissima citta'. Io c'ero gia' stato con Emiglino ma non avevo avuto il tempo di fare il turista. Questa volta Antonello Manenti e Davide Brena ci hanno fatto da ciceroni sopratutto nella straordinaria Bergamo alta. Dico ci, perche' ci sono andato con Luca Manga [guru italiano del circuit bending]. E in effetti, quello siamo andati a fare: un corso di circuit bending della durata di due giorni presso lo spazio Polaresco. Abbiamo portato due modalita' d'approccio alla materia: laboratorio di bending "selvaggio" [davvero tutto puo' accadere e spesso accade che poi il giocattolo lo butti via ma non dopo averlo cannibalizzato], costruzione di componenti accessori al circuito: nella fattispecie si trattava di un oscillatore da aggiungere al circuito originario, basato sul famoso integrato 555 CMOS.
Il tempo era poco purtroppo ma e' stato davvero divertente vedere Luca impegnato nella costruzione di resistenze estreme con i materiali piu' improbabili.

Il circuit bending e' un'espressione completa della Cultura del fai da te. Nella ripartizione tra "bending selvaggio" e componentistica accessoria si riproduce perfino quella doppia modalita' tra disfunzionalita' e non funzionalita' tipica dei nostri tempi.
Amen.

Il Facebook di Space Metropoliz.

martedì 17 maggio 2011

Gliese 581 d esopianeta della zona abitabile e usabilita' - di Cobol


La conferma, anche se solo simulata, della scoperta del primo pianeta extrasolare di tipo terrestre, Gliese 581 d, compreso entro la zona considerata abitabile, ha lasciato quasi tutti indifferenti. Vuoi forse per la distanza, poco piu' di 6 parsec dal nostro sistema solare, vuoi perche' in Italia la notizia e' giunta il giorno dello spoglio elettorale. Tuttavia mi pare che la cosa sia stata accolta in maniera un po' tiepida in tutto il mondo.

Io mi ricordo che da bambino sentivo dire che se mai l'uomo avesse scoperto altre forme di vita oltre quelle terrestri sarebbe successo il finimondo. Non e' ancora questo il caso esplicito ovviamente; tuttavia i presupposti statistici iniziano davvero ad esserci.
Ancor piu' efficacemente s'inizia a comprendere che la vita ha potenzialita' anche luoghi molto diversi da quelli ritenuti un tempo come gli unici candidati.
Insomma alla fine il finimondo non e' successo anche trovandoci di fronte all'osservazione, indiretta a dire il vero, di un pianeta che potrebbe ospitare forme di vita. Stiamo parlando di pianeti, non di stupide stelle intente a starsene tutto il giorno ad innescare monotone reazioni termonucleari.
D'altro canto, nel periodo che va dalla mia infanzia ad oggi, gli alieni li abbiamo visti proprio in tutte le varianti e ci siamo forse abituati. Se Incontri ravvicinati del terzo tipo doveva allenarci all'idea di un contatto prossimo venturo, in un episodio di Star Trek The Next Generation, ci si e' spinti a giustificare "scientificamente" il motivo per cui quasi tutte le specie dell'universo sarebbero umanoidi.
Odi e plausi a The Next Generation, i veri danni, secondo me, li ha fatti X File (su tutta la Terra) e Giacobbo, e fiancheggiatori, sul servizio pubblico terrestre.
Chiuso qua, anche perche' Giacobbo sara' sufficientemente stramaledetto nel futuro del futuro dato che qui nel presente non siamo in grado d'apprezzare fino in fondo il suo talento.
Comunque vada, che Gliese 581 d sia abitato o abitabile oppure no, il filone astrofisico dei pianeti extrasolari ha davvero tante implicazioni quante piu' se ne riesce ad immaginare.

Leggevo qualche tempo fa su un forum di musicisti delle invettive contro le pianole della Bontempi accusate dai frequentatori di quello spazio, d'essere le responsabili della cattiva educazione/impostazione di tanti musicisti nati in Italia.
Sono opinioni.
Come ho avuto gia' modo di dire a me le tastiere giocattolo della Bontempi piacciono davvero molto per i suoni lo-fi giocattolosi che partoriscono. Ma magari proprio questo e le piccole dimensioni della tastiera possono urtare la suscettibilita' di altri.
E in effetti l'invettiva era piu' contro l'antiergonomicita' delle tastierine che contro i suoni.
Ora, quello d'ergonomia e' un concetto molto poco oggettivo. Non solo perche' esso risente di mode e tendenze sociali, che nulla hanno a che fare con bio parametri, ma anche perche' resta difficile stabilire un concetto di normalita' media utile a definire criteri d'eventuale bio devianza.

In effetti lo sanno bene gli esobiologi impegnati ad immaginare il terraforming marziano, ovvero la possibilita' di comunita' umane adattate a vivere in uno degli ambienti "moderatamente" piu' ostili [ma che nonostante cio' rientra nella zona abitabile] che si possano immaginare. Ma in un certo senso lo sappiamo bene anche noi alle prese quotidianamente con oggetti, tecnologia e design progettati per lo spazio e successivamente reimpiegati per usi terrestri [spin-off aerospaziale].
Lo sa chiunque tenti d'immaginare la propria vita sul freddo pianeta Gliese 581 d afferente alla zona abitabile [certo, va detto, abitabile non necessariamente da esseri umani] e riscaldato da una modesta nana rossa [Gliese 581].

E' difficile in effetti non pensare che l'ostilita' e l'atiergonomicita' di questi luoghi non sia un'occasione evolutiva.
E' difficile in generale pensare che le limitazioni non possano portare ad una evoluzione dell'uso di un oggetto: una sorta d'anomalia evolutiva delle cose, capace di generare mutamento. Un'evoluzione maculata derivante dall'inadeguatezza.
Forse e' stata anche un po' la storia del pc [ostile] contro il mac [fin troppo amichevole].
L'ho sempre pensata cosi' a proposito degli strumenti giocattolo che con le loro limitazioni forniscono delle occasioni creative molto diverse da quelle offerte dagli strumenti tradizionali.

Tornando brevemente alle Bontempi:
ho colto l'occasione di Gliese 581 d per far ascoltare i suoni della Bontempi Ht 323.12: fantastica tastiera [poco piu' che giocattolo] degli anni Ottanta. I suoni sono progettati, sembra quasi, per il figlio di J. M. Jarre ed e' difficile non suonarci cose che ricordino le sonorita' di quegli anni [a dire il vero il suono preso dall'uscita audio e' ahime' davvero attufato. La tastiera rende molto di piu' se ascoltata dal suo speaker built-in].
La sentite qui e sempre qui trovate l'immagine ingrandita.

domenica 15 maggio 2011

[8] Giocattoli sonori e non - Giocattoli per un mondo binario - di Emiglino Cicala


Francesco D'Amato amico mio e di Cobol ha argomenti affilati per dichiarare che la riduzione di complessita' inizia fin da quando gli umani sono piccoli. Se ne fa un cruccio e ne ha ben donde.
Cobol di questi tempi e' dedito ad un certo relativismo che in altri tempi avrebbe probabilmente condannato.
Sostiene che le buste biodegradabili siano troppo fragili e fa incetta di primitive buste di solido nylon contro un mondo che invece di disciplinarsi nell'abuso di plastica preferisce affidarsi a soluzioni assolutamente insoddisfacenti riversando catastroficamente sui marciapiede chili e chili di spesa appena acquistata.
Ma io dico che fa parte della natura vittimista dell'essere umano.
"Siamo soli in questo universo", "extraterrestre vienimi a salvare", "che dio mi aiuti", "me sciagurato", "Muttley fa qualcosa", "se mi si rompe la busta avro' qualcuno con cui prendermela", "se muoio di fame perche' la spesa mi e' caduta per terra avro' la mia vendetta su mamma e su papa'", "non siamo dotati di esoscheletro", eccetera.
Quindi di gran lunga meglio essere salvati che far qualcosa. Se ne nessuno mi salvera' mi saro' comunque preso la mia rivincita.
Io penso.
Ma Cobol dice che e' sempre stato cosi'. Il progresso porta con se sempre soluzioni a breve durata. Se fossero troppo durature nessuno si sarebbe mai affezionato all'idea di progresso. Ci si affeziona a qualcosa sempre perche' si sa che non durera'.
Che il progresso sia infinitesimale?
Che l'universo si sviluppi come una serie di Taylor?
Plausibile ma ancora non del tutto soddisfacente.
In tal caso Francesco sarebbe in controtendenza e le buste biodegradabili sarebbero la conseguenza inevitabile di un mondo che non ha altro modo per cambiare che quello di non durare.
Ma se il mondo non sapesse di dover cambiare, si prenderebbe i suoi tempi?
Questa e' una domanda provocatoria. Implica che qualcuno voglia farci cambiare. Implica vittimismo ma nel vostro linguaggio non e' possibile altro modo di darne efficace formulazione.
Piu' pericolosamente implica che un tempo il mondo fosse migliore anche se a descriverlo migliore sono inevitabilmente sempre quelli di un tempo.
Si ma per una volta sono d'accordo con Cobol che pur mostrandosi evolutivamente propenso al relativismo [ma forse solo per non farsi sorpassare] continua a trasportarmi in una solida busta di genuina plastica rossa.
Eppure quando Francesco segnala la fine della complessita' dimentica la natura ipersemplificata della sua specie che ha sviluppato le sue piu' complesse concretizzazioni su un'elaborazione binaria.
La vostra specie e' quella del si e del no. Il forse e' solo una generalizzazione del no.
L'archeologia della vostra specie mi ha portato gia' ad analizzare le conseguenze del Chicco Play Center ma ora ho trovato un giocattolo ancor piu' significativo: il pallinometro [pratica introduttiva al riduzionismo sperimentale] della Chicco [qui vedi la foto ingrandita] un bellissimo gioco pensato per inculcare nella testa dei bambini la gabbia della distribuzione binomiale [rimando a wikipedia, e che Francesco non me ne abbia a male].
Per i piu' attenti: il pallinometro della Chicco consente, a differenza di quello sperimentale, di bloccare la pallina falsificando il modello teorico del valore atteso. Per farlo si e' dotato di un packman tridimensionale ingurgita palline.
Che dire: una specie riduzionista e pure imbrogliona.

lunedì 9 maggio 2011

[20] Tastiere Giocattolo - Chicco Train e le pecore elettriche - di Cobol


Che non fosse corso buon sangue tra Dick e Scott e' cosa fin troppo nota. Poi Blade Runner fu partorito ma Dick nel frattempo era deceduto.
Se vi prendete la briga di leggere il libro di Dick Il cacciatore di androidi, in effetti, nel film, della versione cartacea, rimane ben poco. Io come praticamente tutti ho visto prima il film e poi mi sono letto il libro. Non si rimane delusi ne' dell'uno ne' dell'altro [anche se non e' il miglior romanzo di Dick mentre invece e' probabilmente il miglior film di Scott e in questo senso, forse, il film e' anche piu' bello], e li si puo' apprezzare come due lavori differenti legati da una chiave di lettura non dissimile.
Dick e' ossessionato dai legami con la realta' stabile. L'ossessione in tutti i suoi romanzi e' quella di non riuscire piu' a discernere tra stadi della percezione. La realta' stabile e' la consuetudine: il modo di vedere il mondo cosi' come la maggior parte delle persone, grossomodo, lo percepisce. Dall'altra parte c'e' il continuo rischio di disancorarsi da questa consuetudine e di ritrovarsi a non poter piu' parlare un "linguaggio" comune. Quando il "grossomodo" diviene troppo grande.
Il cacciatore di androidi non fa eccezione a questa regola dickiana e qui il legame sono proprio gli animali elettrici attorno a cui tutto il romanzo ruota.
Troppo poco filmico per farci un film: c'e' da dirlo. Davvero troppo complesso da drammatizzare. Di certe ossessioni la tv ma anche il cinema non sanno proprio piu' che farsene. E Scott doveva, da parte sua, farne un film.
In realta', troppo poco anche per i duri e puri della fantascienza che hanno sempre guardato con astio l'opera dickiana.
Per me potete tranquillamente tenervi stretti Asimov se la cosa vi rincuora.
E' cosi' che Deckard diviene duro come Harrison Ford [duro ma problematico] e il replicante Roy Batty diventa Rugter Hauer [anche lui troppo duro ma che poi ci piace sempre tanto anche se poveraccio dalla parte di replicante non e' proprio piu' riuscito ad uscire con l'unica apprezzabile eccezione per Fatherland un film fin troppo bello per essere stato fatto per la tv e che comunque ritira in ballo Dick con la Svastica sul sole].
Ma di animali elettrici davvero solo l'ombra.
Poi c'e' stata la porcata dei vari cut del film. La prima versione giunta in Italia e piu' volte graziosamente riproposta dalle reti Mediaset addirittura si permette di cambiare il finale del film, tagliare la scena del sogno cose che, pur prendendone le distanze, fecero ben piu' che rotolare Dick nella sua tomba.
Ma ovviamente di questo non vale mai la pena parlare. Son cose che parlano da sole. Io personalmente non voglio neanche sapere se Scott sapeva.

Ma poi venne lei la Chicco train [la chiamo io cosi' perche' come molte cose della Chicco non ha un nome. Ma se scrivete a quelli della Chicco sono gentili e vi aiutano a contestualizzarla nel loro archivio. Farebbero prima a dare dei nomi ai giocattoli che poi i bambini vengono su distratti e un po' superficiali].
Giocattolone davvero troppo ingombrante ma con i migliori animali elettrici [nel senso di artificiali] mai ascoltati. Si insomma, generalmente ci si preoccupa che i campionamenti abbiano un minimo di corrispondenza con la realta'. Se ne preoccupano addirittura i giocattoli cinesi fatti per gli europei poveri e dotati di super integrati con campionamenti che sopravvivono alle piu' insospettabili sottotensioni da maltrattamento da pila elettrica. Altro che cmos.

La vedete nella fotina e la potete sentire qui.

Luigi noto ai piu' come Gigi e' di Perugia e studia Fisica. Vive con Emilio [che fa film. Pure lui e' di Perugia]. Sono amici di Giacomo [che studia pure lui Fisica ma non e' di Perugia] che e' poi quello che si e' aggiudicato il Camper Micromachinen [anche se oggi ha fatto una strana faccia quando gli ho ribadito che il camper e' sano ma incompleto - ma io l'avevo detto nell'annuncio su facebook].
A Luigi e a Emilio piace Blade Runner. A Giacomo non so.
Gigi, quindi dicevo, ci consiglia questa istruttiva lettura su San Francesco [che pero' frequenta piu' Giacomo per ragioni politiche] che era uno che di animali sintetici, sembra proprio, se ne intendesse.

domenica 8 maggio 2011

How to: Come raddrizzare il manico della vostra Bontempi GA 8240 - di Cobol


Vi avevo gia' entusiasticamente parlato della Bontempi Ga 8240 una fantastica replica della Bontempi della Fender Jaguar in perfetto stile piezoelettrico. Mi sono anche riproposto di fotografarla assieme ad una vera Jaguar per poterne apprezzare la somiglianza. Cosa che cerchero' di fare al piu' presto. Qui l'ho testata e trovate un sample su ampli giocattolo della Crown.
Purtroppo non mi e' mai capitato di vederne una non affetta dal problema della curvita' del manico.
Tuttavia anche dopo la modifica che vi propongo la chitarra rimane praticamente insuonabile perche' le corde continuano a flettere ortogonalmente il manico. Dovro' studiare soluzioni davvero avveniristiche prima di poterla utilizzare agilmente [ne parlavo con Simone D'Amato che mi suggeriva un'ingegnosa ma improbabile soluzione con tiranti interni].
Questa cosa mi fa soffrire non poco perche' lo strumento merita davvero d'essere approfondito. Tempo fa ho provato con delle accordature alternative meno drastiche dell'accordatura tradizionale. Devo ritentare anche questa strada e sono apertissimo a suggerimenti in merito. L'obiettivo di una accordatura alternativa dovrebbe essere quella di ottenere una trazione ortogonale che la plastica e la modifica che vi propongo siano in grado di contrastare.
Qui non mi dilunghero' molto sulla procedura seguita perche' ho trattato la cosa sulla pagina preposta. Resto comunque a disposizione per ulteriori chiarimenti.
A differenza di altri lavori fatti sui giocattoli questo richiede lo sviluppo per una certa attitudine alla liuteria. Si tratta di segare e limare parecchio ma restituire regolarita' alla vostra GA 8240 ripaga ampiamente lo sforzo.

lunedì 25 aprile 2011

[19] Tastiere Giocattolo - La Fuzz_Bol - di Cobol


Circuit bending di una Casio Sa-5.
Senza fantasia l'ho chiamata Fuzz_Bol anche in onore della mia gloriosa Chicco_Fuzz [a questo link la puoi sentire].
E dato che sono in vena di rimembranze, annuncio che lo Scream_Bol Train e' definitivamente defunto. Amen.
Come al solito la cosa piu' difficile da fare e' richiudere la tastiera una volta finito il lavoro di bending. Questa volta la complessita' e' data dal fatto che i fili elettrici partono dagli interventi interni ai due integrati e attraversano tutta la tastiera immettendosi in un buco laterale a cui e' agganciato un modulo esterno. Quest'ultimo l'ho ricavato da l'involucro di plastica di una cassetta vhs opportunamente tagliato e ridipinto stile Rockets.
La plastica del modulo e' morbida e ben lavorabile ma di fatto nel richiuderla non offre molta resistenza alle deformazioni. Il modulo e' quindi da rifare prima o poi. Sono d'accordo con LucaManga: il modulo esterno e' da evitare se uno puo'. Ma il numero degli interventi questa volta era alto.
Ecco gli interventi:
- filtro passa medi [e' venuto fuori del tutto accidentalmente];
- due tipi di fuzz: uno molto leggero e ben definito, l'altro molto piu' incisivo deforma completamente il suono ed ha anche un'escursione maggiore del primo [grazie al suo potenziometro];
- risonanza;
- glitch randomico identico alla mia Casio_Bol Life Generator e che e' una Aleatron potenziata [ottenuto attraverso body contact amputati ad un Sapientino];
- eliminazione della sequenza degli assoli dalle musichette preset [questo mi piace molto].
- reset: indispensabile per ridestarla dai glitch a meno di non volerla ogni volta spegnere perdendo i suoni.

Ho concentrato i controlli sul lato sinistro perche' su quello destro voglio provare ad inserire una sorta di mini sequencer [porta per usi futuri]. Vedremo.

- Qui il sample;

sabato 19 marzo 2011

Cobol Pongide band ufficiale della missione per Marte con equipaggio umano prevista per il 2021.


I Cobol Pongide scelti come band per la sonorizzazione della prossima missione per Marte con equipaggio umano, prevista per il 2021.

Il discorso di presa di servizio e' stato breve ma commosso:
"Non senza emozione e profondo senso del dovere accettiamo l'incarico di occupare le frequenze dell'udibile in questa missione che costituisce il piu' grande passo per l'umanita' tutta.
Abbiamo lavorato a questo obiettivo lungo tutta la nostra vita, ma mai come ora Marte ci appare cosi' vicino e accogliente. Viva Nikolai Fedorovic Fedorov!".

sabato 12 marzo 2011

La sezione robotica del Dim - 25 - 2 - 2011 - di Emiglino Cicala


Sono stato a cantare al Dim di Sandra'. Ho viaggiato al solito dentro la mia busta di plastica rossa.
Ma questa volta la seconda busta che mi ricopriva non era in plastica ma in materiale altamente degradabile.
Cambiano i tempi e mi pare che Cobol s'adatti senza particolari resistenze.
Io penso.
Al Dim c'e' un robot preistorico [vedi l'immagine ingrandita che ho disegnato] che ti guarda con un plirisguardo torvo e supponente.
Ma non e' cattivo.
Dice di essere un robot trascendente.
A me la trascendenza connette concetti come luciferina e luciferasi. Ma non e' il suo caso.
Mi ricorda un mio antico parente.
Una serie storica, dotata di cervello positronco: la prima versione di cervello positronico realizzato in genuino legno.
Direi stagionato per certi versi, con nodi che con il tempo tendono ad irrigidirsi.
Di mestiere garantisce permanenza nella riflessione nella fascia del visibile del Dim.
Su questo si concede alcune liberta' come ad esempio sulle frequenze meno monitorate.
E' un mestiere difficile.
Io penso.
Ci siamo scambiati a lungo dati.
Ho appreso alcune cose.
Quello non e' stato sempre il suo compito. In questo si considera un libero professionista: un artista.
Mi ha confessato che non esistono altri robot con le responsabilita' che ha lui.
Non esitono robot come lui.
Io penso anche.
In tempi immemori si spinse fino alla sua attuale postazione dove prese servizio con il grado piu' alto per una sentinella di quel quadrante. Fu lieto d'accettare quella mansione. I robot della sua generazione sono sempre rimasti fedeli alle tre leggi.
Ma non vale mai la pena affezionarsi ai lavori. Questo lui ha imparato.

Una sentinella non puoi non riconoscerla dice lui.
Nel suo intorno c'e' sempre un "dentro". Non si e' mai sentito d'una sentinella che faccia la guardia ad un "fuori".
In questo la sua logica e' coerente e puntuale.
Tuttavia al Dim avvenne qualcosa che i suoi clorofillici algoritmi hanno classificato come evento ignoto.
Una sentinella e' sempre un punto di frontiera: quando il "dentro" osserva poco oltre le sue spalle non puo' che vedere il "fuori": ad eccezione, eventualmente, di un solo punto rappresentato proprio dalle sue spalle. Se la sentinella avanza anche di un solo centimetro e' il "dentro" ad avanzare con lui.
Quel giorno pero' un'inversione di campo lo proietto' al limite estremo del "fuori".
Cosa poteva essere accaduto?
Poteva essersi invertito radicalmente il campo magnetico terrestre?
Difficile da stabilire. Poco probabile. Ma poteva essere.
Fatalmente lo sguardo delle unita' carbonio a cui doveva fare da sentinella potevano osservarlo solo frontalmente.
Le sue spalle erano rivolte verso il "fuori". Una posizione svantaggiosa per una sentinella.
Spinto da un'energia oscura verso l'esterno era stato degravitato in un angolo periferico del Dim. L'inversione di campo era stata irreversibile e il suo ruolo irrimediabilmente compromesso.
Quella che era stata la sua postazione [il bar] ora gli si opponeva. Eppure dal suo punto di vista sembrava tutto come prima.
Ora il mondo gli appariva come un film. Poteva vedere il bar e le unita' carbonio che lo popolavano.
Non era piu' il "dentro" a guardare lui ma era lui a guardare il "dentro".
Certo non si sarebbe potuto mai sentir parlare di una sentinella a guardia di un "fuori".
Io penso.
Le sue routine di mantenimento erano finite. La sua attivita' elettrica non aveva piu' alcun senso.
Non aveva piu' nessun senso per alcuno.
Trascorse circa un miliardo d'anni. E poi il Sole usci' dalla sua sequenza principale. L'universo contro le sue stesse previsioni prese a contrarsi. E poi si riaggrego' in una nuova forma d'idrodinamica quantistica per poi diluirsi nuovamente sotto forma superfluida d'idrogeno e deuterio. Questa volta non ci furono i fuochi d'artificio. Tutto avvenne senza clamore
perche' non c'erano nenache piu' i dinosauri per ammirare lo spettacolo.
Ma tutto questo tempo non basto' alla sentinella per diseseguirsi definitivamente.
E fu per la qualcosa che in un momento posto tra qui e il passato egli finalmente comprese.
Non l'inversione di campo. No, quella e' roba per unita' a base carbonio.
Capi' che tutto era dipeso da lui: dalla sua predestinazione come robot per mansioni trascendentali.
Lui era punto d'irraggiamento, ragione per cui tutti ora potevano osservarlo frontalmente.
Essendo un robot di vecchia generazione fu lieto d'accettare la sua nuova mansione.

Mi ha spiegato che per la stessa ragione quando al Dim va in scena un spettacolo per umani, i responsabili sono costretti a chiuderlo fuori dalle pesanti tende insonorizzanti. Se il pubblico lo vedesse smetterebbe di seguire la rappresentazione.
Per questo quando Elisa organizza i live nel foyer del Dim e' costretta a coprirlo con un tendone nero.
Ma ora lui e' ben lieto di servire.
Ecco, io proprio non avevo mai sentito parlare di robot con compiti di questo genere.
Ma un altro robot come lui proprio non esiste.
Io penso.