domenica 19 giugno 2011

Perche' vale la pena progettare con cura la propria Capsula del tempo - di Cobol


Basterebbe rispondere che e' sano avere un giusto principio progettistico nell'allestimento delle "Scatole delle cose inutili", figuriamoci quindi nelle Capsule del tempo.
Ma delle "Scatole delle cose inutili" spero di poter parlare in un altro post.

Dal momento in cui occulti una Capsula del tempo hai creato un ponte tra te e il futuro (se sei fortunato e hai fatto le giuste scelte addirittura con quello piu' remoto). In un'ottica sincronica puoi pensare infatti che non appena hai occultato la tua capsula il suo contenuto sia gia' arrivato a destinazione.
[Nella foto Cobol dei Cobol Pongide presiede all'occultamento di una Capsula del tempo. Nella foto in basso la Capsula del tempo e' stata inserita dall'escavatore nella fossa d'occultamento].

Capsule del tempo "ufficiali" vengono allestite di sovente in tutto il mondo da governi e organizzazioni filogovernative. La pratica di creazione di Capsule del tempo autogestite e' il giusto contraltare controinformativo in questa "guerra fredda temporale".

Il giusto atteggiamento nel progettare una Capsula del tempo

Una Capsula del tempo e' un messaggio broadcast. Nelle capsule del tempo autogestite [ma a dire il vero anche in quelle ufficiali] non esiste modo di definire chi sara' il ricevente neanche scegliendo adeguatamente il luogo d'occultamento.
Mediamente, circa ogni sette generazioni umane i luoghi mutano drasticamente la propria destinazione d'uso. Non potendo conoscere la data di rinvenimento e' pressoche' impossibile predire la tipologia dei riceventi.
Questo fatto ha ricadute davvero essenziali sulle modalita' di confezionamento della capsula. Dalla costruzione del messaggio pittografico o verbale alla scelta degli oggetti devi pensare in modalita' generalista.

E' quindi giusto supporre che il luogo del ritrovamento non costituisca un'informazione aggiuntiva alla tua capsula.

Perche' stai approntando una Capsula del tempo? E' indubbio che le ragioni possano essere squisitamente personali. Non esistono ragioni piu' valide d'altre. Ho incontrato emittenti che lo facevano per lasciare una traccia personale. Per molti significa lasciare la "propria verita'" sul pezzo di storia umana che hanno transitato. In costoro, spesso, prevale il senso di rivalsa. Ma va bene anche questo di spirito.
Altre volte, come ho gia' detto, ci puo' essere una ragione "politica".

Pensa sempre al lavoro di un archeologo contemporaneo: rinvenimenti molti simili tra loro rafforzano il messaggio ma oltre ad un certo numero di rinvenimenti simili, l'informazione diventa ridondante.
Rinvenimenti troppo stravaganti possono essere sul momento interessanti ma rischiano d'essere scartati perche' troppo discostati dai ritrovamenti medi. Pensa ad un messaggio originale ma pensalo tentando di restare nello "spirito del tempo".
Dotare la propria capsula di un titolo potra' aiutare i riceventi a dare la giusta collocazione al messaggio. Aggiungere la tipologia di messaggio aiutera' i riceventi a dargli il giusto peso cosi' da non rischiare che esso venga scartato o sopravvalutato.

Cosa metto nella Capsula del tempo

La risposta a questa domanda dovrebbe essere inscritta nell'atto stesso del confezionare una Capsula del tempo: il bisogno di tramandare qualcosa dovrebbe precedere l'idea di costruire una Capsula del tempo. Non va pero' sottovalutato il bisogno indotto dal venire a conoscenza di una tale pratica.
Puoi pensare la Capsula del tempo come qualcosa d'estremamente personale: puoi inserirci oggetti, piccole reliquie del tuo corpo (unghie, capelli, pellicine, liquido seminale, sangue, eccetera), tue espressioni artistiche, una tua foto. La Capsula del tempo ti garantira' una certa "immortalita'".
Puoi invece pensare la Capsula del tempo come un messaggio antropologico inserendo foto della tua epoca, ritagli di giornale, oggetti significativi (come ad esempio una tastierina giocattolo), scritti polemici, denunce, confessioni, eccetera. Questo puo' farti pensare di aver reso un servizio all'umanita' del futuro.
In questo senso puoi anche ispirarti alle targhe dei Pioneer 10 e 11.

Cosa non puo' mancare in una Capsula del tempo

Qualsiasi cosa conterra' la tua Capsula del tempo in essa non puo' mancare:
- messaggio di decodifica [lo vedremo piu' avanti nel dettaglo];
- una premessa, scritta in linguaggio naturale;
- scheda identificativa;
- oggetti da trasmettere;
La premessa: e' il cuore della tua capsula. In essa dev'essere indicata la ragione che ti ha spinto a metterti in contatto con il futuro.
Cerca di rispettare uno stile di scrittura asciutto e che utilizzi parole d'uso comune nella lingua scelta.
Cio' e' estremamente importante nel caso in cui il tuo messaggio sia tra i pochi fortunati che verranno rinvenuti tra centinaia di anni.
Cerca di spiegare il senso degli oggetti contenuti nella capsula e se sei in grado disegna una mappa della connessione che li unisce tra loro o che li connette ad aspetti della tua epoca. La mappa dovrebbe avere l'aspetto [anche artigianale] di un diagramma di flusso.
La scheda identificativa: sempre in lingua naturale segue la premessa ed e' cosi' articolata:
- data;
- luogo del seppellimento;
- tipologia del luogo del seppellimento;
- tuo nome e cognome;
- tua nazionalita';
- tua professione;
- tipologia del messaggio.
Oggetti da trasmettere: e' come abbiamo visto una scelta intimamente legata al motivo che ti ha spinto a realizzare una Capsula del tempo. La scelta dipende anche dalla grandezza della capsula. Ovviamente capsule troppo grandi richiedono un grande sforzo per essere occultate.
Preoccupati di spiegare l'eventuale senso di oggetti troppo stravaganti.

Messaggio di decodifica

Si tratta di un messaggio tecnico che aiuti i riceventi a comprendere la natura dell'oggetto che hanno appena rinvenuto.
La tua capsula potrebbe essere l'unica sopravvissuta dopo milioni di anni e i riceventi potrebbero essere molto diversi da noi a tal punto che per loro la natura dell'oggetto rinvenuto potrebbe non essere ovvia.
Diciamo subito che in caso di rinvenimenti cosi' estremi dobbiamo "sperare" che i riceventi siano ancora cognitivamente "curiosi" cioe' interessati a comprendere le civilta' del passato e i loro messaggi.
Il messaggio di decodifica precede la premessa e' deve avere questo aspetto standard:
- sequenza progressiva di primi nove numeri primi [codifica binaria (riportare la sequenza rispettando gli spazi)]: |-|--||-|-|-|||-|-||-||-|-|---|-|--|| [attenzione! non copiare i trattini orizzontali, servono solo ad indicarti correttamente gli spazi da lasciare].
- ΔS = Q rev/T [definizione termodinamica dell'entropia - riportare l'espressione].

Come costruisco la capsula del tempo

Il miglior contenitore [capsula] e' quello fatto di plastica. Per piccoli messaggi le capsule degli ovetti Kinder [con le due parti incollate] sono perfette.
Un'altra metodologia di capsula del tempo e' costituita dalle buste di plastica con valvola per l'aspirazione dell'ossigeno. Aspirare la maggior parte dell'ossigeno dal contenitore, infatti, puo' aiutare a preservare dall'ossidazione il contenuto.
Se hai la possibilita' di seppellire una piccola Capsula del tempo in un luogo aperto puoi pensare di inserire la capsula in un piccolo blocco di cemento prima di occultarla.
Tutto cio' che non e' biodegradabile (almeno non in tempi rapidi) e chiudibile ermeticamente, puo' funzionare da capsula.
Non creare troppe Capsule del tempo: a modo loro le capsule inquinano.

Dove seppellisco la capsula del tempo

Generalmente si ritiene che un buon luogo per seppellire una Capsula del tempo sia una colata di cemento in una citta'. Come abbiamo visto pero' le moderne costruzioni hanno un tempo di permanenza nel loro stato originario davvero limitato.
Se non puoi fare altrimenti scegli almeno le fondamenta di un'abitazione.
La scelta del luogo e' un fatto d'estrema importanza. Il luogo deve avere assieme caratteristiche di accessibilita' e d'inaccessibilita'.
Le grandi citta' non sono luoghi particolarmente indicati per l'occultamento di una Capsula del tempo.
Luoghi boscosi e grandi foreste potrebbero essere candidati particolarmente efficaci per l'occultamento [naturalmente se nel frattempo si modificasse l'avanzamento della "civilizzazione" a discapito del verde la nostra capsula potrebbe non essere mai trovata]. Meglio allora scegliere un luogo boscoso e un luogo ai margini estremi delle citta' duplicando, se possibile, la nostra capsula.
Un'altra scuola di pensiero ritiene che i migliori luoghi d'occultamento siano i monumenti e gli edifici storici.

Per finire

Molti esseri umani progettano il proprio lascito all'umanita' del futuro per mezzo del perpetuamento del proprio albero genealogico. Ebbene non e' affatto una buona strategia di comunicazione.
Molti altri, a ragione, ritengono di non poter lasciare nulla d'essenziale all'umanita' del futuro.
Nonostante cio' si riproducono indiscriminatamente.
Una Capsula del tempo inquina molto meno di un figlio e garantisce con molta piu' precisione la fedelta' del messaggio inviato.
Pensaci prima di replicarti.


domenica 12 giugno 2011

[21] Tastiere Giocattolo - Gioca e Conosci L'abc e serendipita' esoplanetaria - di Cobol


Non so ora, guardando il catalogo non mi pare piu', ma la Editrice Giochi un tempo, tra gli anni Ottanta e i Novanta, ha realizzato [o e' meglio dire ha adottato] dei bei giocattoli educativo/musicali. Davvero interessanti come ad esempio il Primo Computer Bit 8.
Ma iniziamo dal principio.

L'energia rivolta dall'astrofisica verso la ricerca di sistemi solari e' ultimamente divenuta molto intensa e visibile [vedi tra l'altro la bellissima pagina NASA dedicata alla missione Kepler]. Quasi esclusivamente per ragioni di bilancio questo tipo di ricerca e' stato associato a quello dell'individuazione di pianeti rocciosi afferenti alla zona abitabile [aspetto marginale o accessorio per ricerca scientifica ma emozionalmente "molto redditizio"] e presto iniziera' a sperimentare indagini con un orientamento specifico alle biosignature.
Al momento la punta piu' alta di tale ricerca e' stata l'individuazione del pianeta roccioso [una super terra] Gliese 581 d a cui ho dedicato un post.
Al di la' dell'interesse che costituiscono i pianeti terrestri della zona abitabile questo tipo di ricerca sta completamente rivoluzionando il tradizionale modo di vedere il nostro sistema solare.
La buona notizia e' quindi che il nostro sistema solare e' [o almeno parrebbe] un sistema atipico se confrontato con quelli fin qui individuati e studiati.
La notizia e' buona sopratutto se si pensa che cosmologicamente parlando si riteneva che il nostro quadrante astronomico fosse, con qualche approssimazione, un buon modello di riferimento per un universo a grandi linee piuttosto omogeneo.
Che noia.
Anche tralasciando la questione spesso ricalcolata della percentuale di stelle binarie o multiple esistenti che sarebbe molto superiore a quella delle stelle singole del tipo del Sole [il che renderebbe il Sole gia' molto atipico], potete leggere questo interessantissimo articolo sui pianeti gioviani extrasolari e le loro incredibili "irregolarita'". Leggetelo.
Insomma possiamo dire che ci eravamo forse sbagliati ad interpretare il nostro sistema solare: dovevamo essere piu' cauti.

Ho letto qualche tempo fa Serendipita', istruzioni per l'uso, un "manualetto" o pamphlet [a seconda dello spirito con cui lo si legge] scritto da Massimo Mongai [eclettico scrittore, tra le altre cose, di fantascienza culinaria e non]. Mongai propone una descrizione estesa del fenomeno serendipita' ricostruendo [le modalita' con cui si e' svolta la ricerca sono sicuramente la cosa piu' interessante. Ma dico questo perche' io sono scettico sulla questione] la secolarizzazione e la diffusione del termine.
Non ho molto da dire su questo argomento.
Semplicemente non mi pare che esista un fenomeno specifico a cui assegnare questo nome-concetto che infatti rimane assolutamente generico e vago nel circoscrivere una specifica attivita' umana.
Non ho tra l'altro la pretesa di liquidarlo come moda. E' piuttosto interessante assistere ad un generalizzato fenomeno di nobilitazione della casualita': dell'accidentalita'.
Piuttosto direi che il legame che si crea tra "ricerca" e attinenza con l'accidente trovato e', a ragione, del tutto soggettivo. Quindi, forse, la serendipita' ha qualcosa a che fare piu' con la creativita' [capacita' di scorgere connessioni laddove altri non ne vedevano (quindi forse con gli inibitori dei filtri cerebrali tipo le droghe)] e la capacita' argomentativa piuttosto che con la "scoperta" di qualcosa.
In questo difficile campo della intuizione umana non va tra l'altro dimenticato che per le poche consistenti intuizioni connettive di cui oggi l'umanita' puo' fregiarsi esiste un incalcolabile numero di connessioni ovvie, imbarazzanti, futili, non intercettate, fraintese e/o sfuggite per sempre.
Addio.

Spesso quando ci s'imbatte in un vecchio giocattolo musicale si vive questo tipo d'esperienza:
- si tratta di un manufatto poco o mal documentato [ad eccezione di quelli contemplati nella monumentale, ma limitata, opera di CyberYogi].
- Ci si trova alle prese con un oggetto dall'interfaccia mal progettata, molto poco intuitiva che, non a caso, originariamente richiedeva una relativamente cospicua documentazione accessoria.
In questo campo [ma forse un po' in tutti, ma io conosco questo] progettisticamente, nel passato, si e' proceduto un po' anarchicamente. Direi che nel campo delle interfacce per giocattoli spesso si sperimenta piu' che in altri settori della vita quotidiana tanto i ragazzini non capisco niente. Spingono a caso tasti. Rompono le cose.
Ma per gli adulti senzienti e' ben diverso. Molte volte neanche l'esperienza consente di comprendere immediatamente tutte le funzioni "nascoste" in questi giocattoli e bisogna procedere un po' come gli archeologi sperimentali.

La ricerca di pianeti extrasolari sta conducendo ad una profonda ridefinizione dell'immagine dell'universo. Inaspettatamente forse ben piu' di questioni cosmologicamente piu' sostanziali. Forse e' assolutamente normale che cio' avvenga dato che si tratta, nel caso degli esopianeti, di qualcosa d'emozionalmente piu' coinvolgente di cose tipo la materia oscura.
Io ritengo quindi che la cosa sia abbastanza ovvia e che la proporzione sia questa [per chi ama il genere horror]: le onde gravitazionali [tanto per fare un esempio] stanno al concetto di male come un esopianeta sta a "La casa" di Sam Raimi. Cioe': il male e' ben piu' insidioso di una casetta nel bosco. Insomma e' il male in persona! Pero' finito di vedere "La casa" preferiresti aver a che fare con il male nella sua pura essenza piuttosto che con quel maledetto chalet. Insomma e' ben piu' inquietante "La casa" che "L'armata delle tenebre". "Lost" era piu' bello quando i cattivi erano quelli della Dharma piuttosto che il male vestito di nero [che pena mioddio]. E' emozionalmente piu' inquietante e coinvolgente l'inesplicabile applicato al noto che all'ignoto di cui nulla sappiamo. Lo sa bene Sam Raimi.
E' quindi nell'accezione oggi condivisa di serendipita' che si consuma il rapporto tra esopianeti e ridescrizione dell'aspetto dell'universo.
Ma io propongo questa definizione: la serendipita' e' un'interfaccia mal costruita [o mal progettata]; prima o poi qualcuno individuera' il baco o scoprira' le funzioni nascoste. Prima o poi data una descrizione sbagliata qualcuno riprogettera' per intero il nostro universo mentre magari e' intento a far altro.

Il Gioca e Conosci L'abc [e' il nome del giocattolo in questione che vedete nella fotina] della Editrice Giochi [realizzato in realta' dalla onnipresente Vtech - la cinese Video Technology] direi entro la prima meta' degli anni Novanta, e' un giocattolone verde del tipo educativo per socializzare i bambini all'apprendimento delle parole e delle note. [Qui trovi la foto ingrandita e lo puoi ascoltare].
Lo trovai ormai parecchi anni fa. E' dotato anche di una specie d'interessante "sintesi vocale" ma cio' nonostante l'ho sempre un po' sottovalutato [anche date le inopportune dimensioni].
A vederlo non si tratta di un giocattolo particolarmente complesso: il cursore laterale seleziona il tipo di gioco. I giochi sono piu' o meno quelli presenti in altre centinaia di giocattoli simili: ascolta il verso dell'animale o il rumore della cosa, ascolta il nome dell'animale o della cosa, indovina la lettera, la parola, completa la parola e immancabilmente suona le note [solo i toni... mai i semitoni non adatti ai bambini piccoli (!!!)].
Ovviamente la mia attenzione e' prevalentemente sempre stata rivolta a quest'ultima funzione. Ma il giocattolo, a digiuno di un'adeguata documentazione, presenta un solo, non mirabile, suono pcm quando lo si usa nella sua modalita' "suona le note".
Ma veniamo all'interfaccia mal costruita perche' alla fine, anche in questo caso, l'universo avra' un aspetto diverso.
Proprio non comprendo la ragione per cui possa essermi sfuggita questa interessantissima cosa. Ho cercato di darmi una spiegazione in termini di scelta emotiva: mi sono detto che forse ho sempre privilegiato il leone piuttosto che la pecora dato che il primo e' indubbiamente piu' esotico della seconda [non avrei commesso l'errore si fosse trattato di una capra. Ma le capre non si trovano mai in questi giochi. Ci sono sempre le pecore. Il che pero' mi ha dato la possibilita' di scrivere un post sulle pecore elettriche di Dick.]. La spiegazione e' plausibile e verrebbe confermata dall'elefante che gode [o non gode, come tra poco vedremo] delle stesse prorieta' del leone.
Un'altra ragione e' sicuramente legata al fatto che la pressione del tasto corrispondente alla maggior parte degli oggetti non produce effetti sul suono suonato... ed io sono sempre attratto dagli oggetti che nel tempo devo aver ripetutamente e inutilmente pigiato in cerca di effetti. Ora non ricordo.
Insomma non so bene come sia andata, fatto sta che l'altro giorno cercando una voce da campionare e riprendendo in mano il Gioca e Conosci L'abc, mi sono imbattuto in questa meravigliosa sorpresa:
pigiando il tasto relativo ad alcuni animali [e ad alcuni rarissimi oggetti] e poi iniziando a suonare le note, queste riproducono il verso dell'animale o dell'oggetto selezionato [il che rende il giocattolo davvero bellissimo e straordinario per varieta' di suoni. Cosi' ad esempio potete suonare lo starnuto o l'ambulanza. Mai sui semitoni pero' che sono evidentemente inadatti ai bambini piccoli (!!!) che li deprimono]. Ma questa cosa avviene solo con alcuni pulsanti come ho detto prima. La cosa e' sorprendente. Perche' posso suonare la pecora e non il leone?
Come sara' stata adeguatamente spiegata questa cosa sul libretto delle istruzioni allegato al giocattolone?
Sara' stato scritto: scopri quale animale puoi suonare? Tutto questo non ha senso. La cosa e' cosi' strana da farmi pensare addirittura ad un bug del giocattolo [ma non saprei come tecnicamente si puo' produrre un tale bug. L'ipotesi bug potrebbe essere avvalorata dal fatto che cose e animali sono suonati in maniera un po' strana: come troncati].

No, diciamo allora che si tratta della solita interfaccia mal progettata predestinata a farci credere che esista qualcosa chiamata serendipita'.

venerdì 3 giugno 2011

Non funzionalita' del viaggio verso la Luna, cibo dai cassonetti e Circuit Bending - di Cobol


Lo spazio Metropoliz ha intrapreso una coraggiosa iniziativa di cosmonautica civile: Space Metropoliz. Si tratta della costruzione di un razzo/modulo abitativo da inviare sulla Luna. In questo gli abitanti del Metropoliz mostrano un certo senso pratico e un'efficace valutazione delle contemporanee opportunita' spaziali. La data del lancio non e' ancora stata fissata ma sicuramente precedera' la missione Nasa su Europa e quella cinese sulla Luna.
Fabrizio Boni e Giorgio De Finis ne documentano passo passo lo sviluppo.
Nel progetto sono coinvolti molti partner e in questa prima fase l'obiettivo e' quello d'allenare i futuri cosmonauti con ginnastiche fisiche e mentali a base d'incontri con specialisti del settore.
D'altro canto i rischi che si correranno nello spazio potrebbero essere tali da far davvero perdere la testa. Si sa bene che in queste cose il fattore tecnologico viene sempre dopo: un modo per arrivare sulla Luna si trova sempre. Si tratta in definitiva di una "rozza" questione ingegneristica: un cilindrone equipaggiato in modo tale da svincolarsi brutalmente dalla dittatura della gravita' [ma su tutto cio' esiste gia' un'ampia documentazione tecnica di tipo newtoniano].
Tuttavia e' l'abitudine all'assenza di gravita' e alle forze vincolari il vero problema psicodinamico da affrontare non appena ci si allontana concretamente da questo pianeta.
E' sempre un fattore d'igiene mentale extraplanetaria.

Ho assistito qualche giorno fa all'incontro preparatorio con Cesare Pietroiusti sul Pensiero Non Funzionale. Una bella proposta sulle anomalie rinvenibili in condizioni extraterrestri. Mi ha ricordato le procedure di disinnesco della bomba di Dark Star proposte pero' da Pietroiusti che e' inquietantemente identico a Roy Batty. Pietroiusti ci ricorda giustamente che nello spazio potremmo trovare delle non conformita' e che quindi affidarsi ad un pensiero convenzionale, questa volta, potrebbe davvero non funzionare.

Dato che qui sulla Terra e', almeno percettivamente, "tutto continuo e infinitamente derivabile" e' possibile, quando ci si rapporta allo spazio extraplanetario, porre la questione anche in modo piu' radicale, ovvero in termini di discontinuita' che e' forse qualcosa di meno di un esotismo ma sicuramente qualcosa di piu' rispetto ad un'anomalia funzionale.
Il pensiero non funzionale, mi pare, si rapporti bene all'anomalia funzionale mentre quello che chiamero' disfunzionale alla discontinuita' [a quella di prima specie, almeno].

Un gruppo d'ingegneri viene chiuso in uno stanzone bianco di un non meglio precisato edificio della Nasa. Nella stanza ci sono tute extraveicolari, filtri di varie dimensioni, tubi e quant'altro e', con certezza, gia' a bordo dell'Apollo 13 posizionato, in quel momento, a circa meta' strada tra la Terra e la Luna. L'obiettivo e' quello d'adattare i filtri per la Co2 del Modulo di Servizio a quelli del LEM scelto come capsula di salvataggio.
La soluzione deve pervenire esclusivamente mediante procedure sperimentali qualitative. Dopo essa sara' comunicata all'equipaggio.
La modalita' di risoluzione richiesta e' quella del pensiero non funzionale, ovvero essa potrebbe essere correttamente rapportata a quella del gioco [se non fosse che da quel gioco dipende la vita di tre astronauti]: come infilare un filtro cilindrico in un cubo o un filtro cubico in un cilindro utilizzando un numero esiguo e inadatto di risorse?

Ellis e' un impiegato che percorre tutti i giorni la distanza tra la propria abitazione e il luogo di lavoro mediante un trasferitore Jiffi, una specie di primordiale teletrasporto. Il trasferitore Jiffi utilizza una non meglio precisata quarta dimensione per muovere le persone a velocita' straordinarie. Tuttavia il trasferitore Jiffi di Ellis e' difettoso ed oltre ad agire sullo spazio crea un varco nel tempo che lo mette dimensionalmente in contatto con degli omini che gli porgono pergamene con domande in una lingua a lui sconosciuta. In breve scoprira' che la strana lingua e' l'ebraico antico.
Ellis e' alle prese con una discontinuita' nella linearita' del tempo. A portarcelo e' stata una macchina disfunzionale che a sua volta produce un comportamento umano disfunzionale che mutera' per sempre il corso della storia [ma che poi e' la nostra storia].
Cosa sarebbe accaduto se per un fenomeno d'ignota rifrazione nel tempo e nello spazio, 2000 anni fa al popolo ebraico fosse apparso un gigantesco uomo nel suo trasferitore Jiffi e a costui avessero potuto consegnare delle pergamene con delle domande?
[Se ti vuoi leggere il racconto: Non avrai altro Dio di P. Dick].

Ricordavo di aver visto un po' di anni fa un'enciclopedia della Curcio Editore che si chiamava grossomodo "La grande enciclopedia del far da sé". Si tratta di una raccolta d'istruzioni pratiche su come ripararsi lo scaldabagno, il televisore, dipingere una parete, erigere un muretto, trasformare una pentola rotta in un vaso, eccetera. Scoprii in seguito che il "far da sé" e' stata una vera e propria ideologia tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta.
Ripensandola con una prospettiva contemporanea ci si accorge di come in realta' una tale guida pratica rappresentasse, forse anche tardivamente, una sorta di codifica, di secolarizzazione, del pensiero non funzionale e di quello disfunzionale. Disfunzionale qui lo potremmo pensare anche con un' ulteriore accezione: disfunzionale al necessario, continuo e immotivato rinnovo delle merci entro il proprio circuito di circolazione.
La conclusione potrebbe essere quella che tali forme di pensiero sono pur sempre latenti, ma, come direbbero i sociologi, storicamente determinate. Esse riemergerebbero come Cultura proprio nei cicli bassi di un andamento periodico delle economie mondiali che assume l'aspetto periodico di una funzione seno.
Ho sorprendentemente scoperto che con un'ottica un po' diversa anche il mio amico Francesco D'Amato sta ragionando su questi aspetti. E' a rigore lui che mi ha suggerito d'intendere terminologicamente le varie sfaccettature di questo fenomeno come modalizzazioni di una Cultura.

Space Metropoliz non e' il primo progetto fai da te con vocazione aerospaziale. Prima ci sono stati gli Astronauti Autonomi, il Seti Amateur, la Mars Society, Mars 500 [amatoriale nelle modalita' ma non nei budget e nell'organizzazione]. Space Metropoliz e' una modalita' interna ad una Cultura, non nuova, ma oggi fortmenete strutturata.
Sempre di recente ho scoperto che tutto cio' ha un nuovo nome, una specie di acronimo: Freegan [che e' l'unione di gratuito (free) e vegan]. Al suo interno una modalita' ancora piu' radicale e' quella dello Scavenging.
Punto di riferimento di tali pratiche diventa il cassonetto della spazzatura che si trasforma letteralmente nell'orizzonte degli eventi dell'economia al collasso. Prima che i rifiuti vengano demoliti e perduti per sempre gli oggetti e il cibo vengono strappati al buco nero e recuperati [riconsumati]: spesso anche ripensati e trasformati.

Bergamo e' una bellissima citta'. Io c'ero gia' stato con Emiglino ma non avevo avuto il tempo di fare il turista. Questa volta Antonello Manenti e Davide Brena ci hanno fatto da ciceroni sopratutto nella straordinaria Bergamo alta. Dico ci, perche' ci sono andato con Luca Manga [guru italiano del circuit bending]. E in effetti, quello siamo andati a fare: un corso di circuit bending della durata di due giorni presso lo spazio Polaresco. Abbiamo portato due modalita' d'approccio alla materia: laboratorio di bending "selvaggio" [davvero tutto puo' accadere e spesso accade che poi il giocattolo lo butti via ma non dopo averlo cannibalizzato], costruzione di componenti accessori al circuito: nella fattispecie si trattava di un oscillatore da aggiungere al circuito originario, basato sul famoso integrato 555 CMOS.
Il tempo era poco purtroppo ma e' stato davvero divertente vedere Luca impegnato nella costruzione di resistenze estreme con i materiali piu' improbabili.

Il circuit bending e' un'espressione completa della Cultura del fai da te. Nella ripartizione tra "bending selvaggio" e componentistica accessoria si riproduce perfino quella doppia modalita' tra disfunzionalita' e non funzionalita' tipica dei nostri tempi.
Amen.

Il Facebook di Space Metropoliz.