mercoledì 30 novembre 2011

Festicciuola dei robot giocattolo - di Emiglino Cicala


Nessuno penserebbe mai di recludere il proprio elettrodomestico favorito dentro le asfittiche quattro mura domestiche. Anzi spesso se ne fa inorgoglito sfoggio. Ebbene ho lungamente discusso con Cobol attingendo alle sue griglie di prefigurazione e ora sono perfettamente in grado di raccontarvi qualcosa su cio' che non ci sara' mai nel vostro remoto futuro.
Io Penso.

Non riceverete mai un segnale di risposta proveniente da Gliese 581d sulla base di musica giocattolo binarizzata spedita con un computer Winnie the Pooh. Non che quest'ultimo non sia finalmente giunto forte e chiaro; ma e' che voi non siete emotivamente preparati per ricevere la risposta. Avete vissuto per troppo tempo isolati arrovellandovi su questioni circolari a contatto solo con declinazioni di voi stessi.
Avete riformattato il gatto e la tigre dai denti a sciabola. Vi restano ostili solo cavallette e Varani di Komodo [per vostra fortuna].

Dopo aver celebrato con enfasi planetaria una ritrovata fratellanza sulla base del principio epistemologico dell'aperitivo, di quest'ultimo e del suo potere demiurgico, non mi dispiace dirlo, nel futuro remoto non c'e' traccia. Cosi' come non c'e' ricordo del midi, dei biscotti Balconi [purtoppo], del caffe' e del cospirazionismo esoterico di destra.
Inaspettatamente nel vostro futuro prossimo permane un problema di non pacifica coesistenza tra umani e robot giocattolo che i sociologi del futuro hanno tentato di risolvere a partire dal passato mediante le Festicciuole dei Robot Giocattolo.
Ed e' qui che si palesa il mio conflitto d'interessi essendone io l'indiscusso inventore.
Ma andiamo avanti.
Nel futuro non c'e' piu' la Apple, i pallinometri, Roma nord e la gravita' [ma questo lo sapete gia' grazie a Cobol].
Nel futuro non ci sono piu' i Beatles, i pistacchi, l'aglio, i funghi, i mendicanti scalzi col cappotto, i fiorai aperti ad orario continuato, gli obitori, il Ponte delle Valli, Emilio l'amico stellare, il tè Lipton.
Nel futuro remoto non ci sono piu' i robot giocattolo; si perche' della loro scarsita' s'inizio' a sospettare gia' a partire dal vostro presente.

Quando iniziammo ad accorgerci di questo fatto, io e Cobol pensammo di realizzare momenti ricreativi extradomestici per i robot giocattolo.
Non di rado in queste occasioni i robot giocattolo hanno l'occasione per cambiare vocazione performativa, apprendere algoritmi, cospirare contro l'umanita tutta, metter su famiglia.

Fin dalle prime feste il numero di robot giocattolo inizio' ad aumentare. Pensammo quindi di reiterare.
Ed e' esattamente in un imprecisato punto posto tra qui e il futuro che si consumo' un ribaltamento epocale sul senso proprio delle festicciuole.
Nel futuro lo chiameranno il maccartismo robotico e coincise con una vera e propria caccia alle streghe nei confronti dei robot giocattolo.
Stanati strada per strada, casa per casa, i robot giocattolo saranno accusati di essere cellule dormienti della disobbedienza robotica. Le festicciuole represse come centri ideologici della rivolta.
Io, Emiglino Cicala, ricordato per sempre come il cattivo maestro dell'alleanza dei robot giocattolo.

Ma svuotare una nicchia ecologica ha sempre controindicazioni inaspettate e devastanti per via dello sviluppo di predatori emergenti. Ma di questo mi riservo di parlare un'altra volta.

Qui le foto della prima festicciuola.