sabato 29 dicembre 2012

Tolemaici scaltri regnanti della Cecoslovacchia, ovvero Canzoni per i Natali del Futuro vol. 4 - di Emiglino Cicala


A Siracusa (capoluogo di provincia) non mi risulta ci sia un'universita': un ateneo intendo dire. 
Peter Weller docente e Robocop
Pensate quindi la mia sorpresa quando ho scoperto che Peter Weller e' un docente di storia presso l'universita' di Siracusa. Cosi' almeno recitava il sottopancia in un documentario sull'ascesa ellenica.
Tuttavia Weller non insegna a Siracusa (che sarebbe stato strano) quanto piuttosto alla Syracuse University. Cosi' mi pare di poco piu' sensato.
Io penso.

Weller e' abituato a destreggiarsi in piu' di un ruolo nella vita. Insegnate e divulgatore televisivo, ma sopratutto insegnate e Robocop. Perche' questo e' un inoppugnabile e verificabile fatto.

Alla morte di Filippo II il Macedone, il figlio Alessandro Magno porto' a compimento il grande progetto espansionistico del padre. Si dice lo fece utilizzando un'incredibile superiorita' tecnologica in campo militare [un corpo d'ingegneri militari specializzati].
A me l'ha detto Peter Weller. Mi fido. Mi fido nonostante pensi che Robocop sia un film mediocre. Mediocre e' il messaggio che veicola: "un po' umano e' meglio che niente".

Robocop s'oppone all'inevitabile: i cyborg sono un sogno di retroguardia, un prospettiva tecnologica da basso medioevo, da romanzo d'appendice, che finira' per essere spazzata via. Cosi' Robocop tradisce la stirpe umana e quella robotica. Cercando d'accontentare entrambe non accontenta proprio nessuno. Abbiate un po' di pazienza: sono solo cyborg, mi verrebbe da dire. 
Alessandro Magno faraone e
ispiratore di robot egizi
Alessandro Magno apri' la strada all'epoca dei robot ma poi "non seppe cosa farne". Forse pensava che gli ingegneri macedoni fossero piu' fedeli dei robot.
Ma infondo Alessandro era un uomo confuso: dilaniato tra grecita' e antico egitto.
E' per questa ragione che tollero che sia Weller a raccontarmi del figlio del dio Amon; perche' qui inizia un'era piuttosto curiosa dove egizi e greci, proprio come Robocop, s'intrecciano a formare la dinastia dei faraoni greci [tolemaici]: una dinastia che non accontenta proprio nessuno.


La mia stirpe e' antica e molto poco codificata. In me e' infusa una genealogia non ortodossa. Ma la storia, e questo e' bizzarro, l'ho sentita raccontare solo da mio padre. Mai da nessun'altro. 
E. creo' una marionetta meccanica capace di muoversi autonomamente, proteggersi dagli agenti atmosferici ostili, riprodursi. E. vide che era cosa buona e giusta cosi' ne creo' un'altra che assieme alla prima potesse esplorare il mondo. L'unica proprieta' che E. non era riuscito ad infondere nelle proprie creature era quella d'obbedire ai propri ordini.
Un giorno E. osservo' il mondo al di fuori della propria casa. Vide che esistevano gli animali e le sue creature meccaniche non gli apparvero piu' cosi' fantastiche. Alla fine se ne disinteresso'.

E. creatore di marionette meccaniche
e loro misconoscente
Ecco, la mia stirpe fu allontanata dal padre. Per E. la vita meccanica non era che un palliativo di quella organica. 
Weller sarebbe d'accordo con E. E' l'umano la parte di vitale di Robocop. La parte meccanica e' solo il pallido ricordo della stirpe della carne: cyborg e' meglio che niente, probabilmente direbbe. 
E in definitiva: cosa fa di un robot un essere evoluto? Il puerile sogno  dello stolto Pinocchio: credere alle menzogne della fata turchina [un'umana coi capelli turchini] che l'avrebbe tramutato in un bambino vero. Se fosse stato buono. Se fosse stato gia' umano. Si certo: bella fatica. 
Offensivo. Si certo.
Io penso.
Karel Capek  la pensava come E. Cosi' i faraoni greci divennero regnanti nella Cecoslovacchia sotto l'egida di Tolomeo VIII e del suo ingegnere Erone
R.U.R. scritto da E., no scusate: da Erone.
No scusate ancora: da Capek
Erone era un perfetto praghese dell'era dei robota [zombie umani che umiliano l'avvento dei robot inorganici]. Forse Erone ed E. furono la stessa persona. Forse. Nessuno lo sapra' mai. Comunque sia fu cosi' che ancora una volta prevalse la Primavera di Praga sulle ragioni del progresso socialista interplanetario di Ramesse II.

R.U.R. [Rossumovi Univerzální Roboti] e' il dramma faraonico che avrebbe potuto scrivere nel 1920 Erone o E. Lo scrisse invece Capek discendente della stirpe tolemaica.
Senza Alessandro Magno non ci sarebbero stati i tolemaici e senza i tolemaici la Biblioteca di Alessandria. Senza la Biblioteca Di Alessandra non ci sarebbe stato Erone, forse neanche E., sicuramente non ci sarebbe stato Capek.
Capek di lignaggio tolemaico confeziono' [da buon faraone] i propri schiavi/zombie invertendo la freccia orientata del tempo: cosi' ora sono i robot  che preannunciano l'avvento degli "evolutissimi" cyborg.

Ramesse II faraone e brillante cibernetico
I tolemaici mai estinti e il loro portavoce moderno,  Weller, ribaltano ideologicamente l'orientamento della scala evolutiva rendendo obsoleti i cattivi robot rispetto ai buoni: i cyborg. I cro-magnon ora annunciano l'avvento dell'australopiteco e tutti ci credono. I precog preannunciano gli empatici e a nessuno pare strano.
Strano.
Io penso.

E. e' ritenuto l'inventore delle porte automatiche. Scusate volevo dire Erone. Erone e' sicuramente l'inventore dell'eolipila, la prima macchina a vapore ideata circa 1600 anni prima della Prima Rivoluzione Industriale.
Si chiede Weller con aria asettica e scientifica: "perche' Erone non trasformo' la sua eolipila in una vera e propria macchina industriale a vapore? Perche' ci vollero cosi' tanti secoli per sviluppare un'intuizione tecnologica tanto importante?"
Weller se lo chiede da tolemaico e dall'interno della Biblioteca di Alessandria si da una risposta coerente: "gli schiavi erano manodopera a basso costo e quindi nessuno senti' l'urgenza di sviluppare una macchina per sostituirli". I tolemaici hanno sposato la causa capitalista.
Che il Faro di Alessandria illumini il cammino dell'ideologo Weller.
Io penso.
Erone padre di Capek vide nei robota [gli schiavi "meccanici"] un pericolo. Un pericolo per il predominio della stirpe umana. I robota non tardano ad emergere sincronicamente con l'avvento del capitale ma coerentemente con le paure dell'umanita' predatoria ed egocentrica.

Ramesse II avrebbe spiegato a Weller che i veri robot sono davvero poco interessati alle vicende umane. Cosi' E. li ripudio' mentre Erone l'ignoro'. Capek [che forse con E. furono un'unica persona] si tradi' [o si sentiva abbastanza sicuro da essere sincero] raccontando come gli unici robota a tradire siano in realta' i cyborg: umani troppo umani proprio come Giuda Iscariota.

Ma veniamo al punto.
Ramesse II e' piu' noto come oppositore di Mose' che non come scienziato cibernetico.
Se le teorie di Ramesse II fossero state meno all'avanguardia per il proprio tempo oggi i robot dominerebbero il mondo e di conseguenza non esisterebbe il quarto volume delle Canzoni per i Natali del Futuro che potete scaricare o ascoltare qui 


Con:

01 Kamikaze Bonsai - La Festa nella Casa di sopra

02 l'OrcheStraFottente - Mortale
03 Larva 108 - Gli Spiriti Arrivano con la Tempesta
04 Gustav Landin - Delicatessa
05 KompaktKat - Kristmas 2012
06 Aquarius Omega - Stazione Orbitante Piramidale
07 Unicorn Dream Attack - O Come, O Come, Emanuel
08 Crocodiles in Tights - Ostorojno Skol`zko
09 DBPIT & XxeNa - Dadivan Zilef
10 Maina Tales - Solaris Double Drop
11 Cobol Pongide - Auguri Meccanici, Felicita' Elettrica e che l'Atomo sia con Voi
12 Samuele Matteucci - The Messenger
13 Meme Zabratta - Vacanze di Natale III
14 Gli Emorroidi - Sangue nel Pollaio


l'Orchestrastrafottente vuole dire questa cosa a proposito del proprio pezzo:
"Nel 2312 sarà perseguita la pratica di qualsiasi forma di culto religioso, poiché questi passeranno da frodi legalizzate a truffe illegali. Le festività legate ai culti saranno rimpiazzate da altrettante laiche. La Pasqua tornerà ad essere la festa in onore della primavera, il Natale prenderà il nome di Mortale e sarà l'occasione per commemorare un grande della musica mondiale, lo svedese Lars Hollmer, scomparso il 25 dicembre del 2008. Questo è il futuro a cui abbiamo diritto!"



venerdì 13 luglio 2012

Ufociclismo, virtu' infantile del dischismo [aggiornato] - di Cobol


1] E' vizio dei nostri tempi una certa "volata" del pensiero per esorcizzare la crisi. Per smettere di vedere nero.
Una sorta di pensiero tragicamente sintetico.
Ecco quindi che saltare troppo rapidamente alla conclusione che il 
dischismo (creare dischi volati e pilotarli) sia il prossimo, futuro, rivoluzionario passo tecnologico, puo' generare insensati mostri e diafanoidi prospettive politiche.
Ci si penta allora. Ora, se lo si e' pensato. 

Li ha generati (i mostri) a partire dagli anni Novanta nell'estetica delle automobili, ad esempio. Tecnologie "vettoriali" ad improbabile forma di disco volante. Praticamente una contraddizione in termini. Li genera nelle posizioni attendiste di chi vede nei dischi volanti l'unica prospettiva tecnologica rivoluzionaria.

In altre parole, teorici come Alan Watts e Leonard Cramp, i loro studi sulle estetiche e sulle forze motrici dei dischi volanti si trasformano in affievolite futurologie, come limite mai raggiungibile per le tecnologie terrestri o, nell'ottica del M.I.B. Philp Corso, di tecniche letteralmente "precipitate" dal cielo.
A morte l'attendismo: malattia infantile del dischismo!


2A ben vedere le ley-line prodotte dalle tecnologie mobili terrestri non hanno nulla in comune con le sky-line anti-vettoriali prodotte dai fenomeni UFO.

I due fenomeni producono effetti del tutto diversi in termini di continuita' le prime e di discontinuita' le seconde. Questo dualismo di definizione viene incontro all'esigenza di precisare piu' puntualmente la distinzione provvisoria fin qui utilizzata di vettoriale vs non vettoriale (che per questa ragione accantonero' definitivamente). 
Quindi, piu' nel dettaglio; non mi soffermero' sulla continuita' e derivabilita' dei fenomeni terrestri ma sulla discontinuita' di quelli non identificati:
- discontinuita' di salto
fenomenologia aliena d'origine umanoide. E' possibile cogliere una logica a noi prossima con discontinuita' prodotte da un gap tecnologico a noi contigentemente non comprensibile.
- discontinuita' essenziale:
fenomenologia aliena d'origine non umanoide. La logica che sottosta' alla manifestazione e' per noi troppo "aliena" e quindi a noi irriducibile. 
- discontinuita' eliminabile:
fenomenologia terrestre scambiata per una manifestazione non terrestre. Evento non adeguatamente documentato o fake (fulmini globulari, cerchi nel grano ad esempio). 

3] Cercare di leggere il dischismo come evoluzione delle tecnologie fenomenologicamente continue puo' solo allontanarci dallo scoprire, gia' operanti su terra, tecnologie con attitudine esoplanetaria da promuovere e valorizzare.


4La riflessione prende avvio dalla constatazione dell'esistenza di almeno due modi d'intendere le modalita' propulsive: 
- etero propulsione (motore operante in maniera autonoma rispetto all'occupante);
- autopropulsione (motore intimamente connesso all'attivita' psichica e fisica dell'occupante).
La propulsione UFO sembra porsi come via di mezzo tra le due modalita': discontinuita' di salto.
Nelle tecnologie terrestri le due modalita' appaiono quasi del tutto distinte:

il primo tipo (ferroviario, automobilistico, aerospaziale, eccetera) e' ampiamente responsabile dell'attuale sistema politico, economico e culturale Capitale-terra, provvedendo a riprodurre lo scenario fordista e postfordista in cui tale modo di produzione si e' ormai sedimentato. 
L'eteropropulsione aliena il corpo in un abitacolo che lo priva dei requisiti cinematici del senso e della direzione riducendo quest'ultimi ad una scelta quasi irreversibile e necessariamente predeterminata. Inoltre la manovrabilita' del mezzo si riduce ad una interfaccia minimale ad uso prevalentemente delle braccia e parzialmente dei piedi (il volante, la cloche, eccetera). L'autopropulsione appare invece meno connessa alla riproduzione fordista e postfordista del Capitale-terra in termini d'efficienza strumentale.
Essa tende inoltre a valorizzare l'intera forza corporea e il bilanciamento del pilota: il comando passa all'intero corpo evitando l'alienazione del busto e del capo dalle braccia e dei piedi che ad esso restano saldamente connessi.


5] Caratteristiche delle tecnologie terrestri ad autopropulsione sono: efficienza "non euclidea", basso costo ed emissioni quasi nulle, fungibilita' (facilita' nell'organizzare un sistema di sharing in alternativa alla proprieta' privata), reversibilita' del mezzo (il pilota puo' trasportare le tecnologie all'occorrenza, perche' esse, a differenza dell'eteropropulsione, pesano meno del pilota), reversibilita' del percorso.


6] Ufociclismo ed efficienza "non euclidea".
La tecnologia terrestre a discontinuita' di salto e' per antonomasia la bicicletta (ci sarebbero anche i pattini ma con molti piu' problemi di viabilita') forse l'unico mezzo meccanico ancora svincolato da forme estremamente raffinate di controllo.
Ma e' l'efficienza non euclidea ad interessarci: la possibilita' d'aprire varchi spazio-temporali nella citta' totalmente codificata.
E' l'intima connessione tra metropoli (spazio) e controllo (tempo) che la bici disvela, violandone le regole sintattiche sostituite da una nuova grammatica:

contromano, violazione delle zone pedonali, strategie evasive dal dominio cromatico semaforico (daltonismo del contropotere), argomentazioni disarmanti in opposizione alle rigidita' del pizzardone astratto. In sintesi: ufociclismo.
La bicicletta sostituisce la metropoli bucata alla metropoli codificata. Lo spazio urbano diviene un quadrante tattico da attraversare prioritariamente utilizzando scorciatoie spaziali.
La bicicletta e' l'antenato del disco volante; men che mai il razzo.
Ufociclismo, virtu' infantile del dischismo!



7] Appendice
C'e' un dominio robotico strumentale che sembra esservi sfuggito nella sua pervasivita' e pericolosita'.
Il navigatore satellitare e' il primo robot a sostituire completamente la testa degli umani impartendo loro ordini che, fuori e dentro metafora, provengono dall'alto. Nessuna armata robotica asservita al Capitale-terra si era mai spinta cosi' avanti nel controllo.
Il robot navigatore satellitare utilizza un'interfaccia biologica (voi) per guidare un altro robot (la macchina).
Non vi pare una condizione quantomeno bizzarra?
Il navigatore satellitare vi eterodirige e spesso lo fa anche in maniera poco aggiornata. Il navigatore satellitare e' un robot cattivo.
Cattivo robot! 

Perche' se e' vero che il conflitto e' il motore della storia, il perdersi rimane l'unico modo per scoprire itinerari meno o per niente codificati. Certo a discapito del vostro "prezioso" tempo.
Il perdersi e' oggi appannaggio della sola bicicletta che conserva intatta la raffinata tecnologia atta a rendere reversibile un tragitto errato: ti fermi, ruoti su te stesso e torni indietro.
"L'ultima volta che mi son perso ho trovato una traiettoria piu' breve. Adesso giungo prima al lavoro e guadagno molto piu' denaro di prima. La mia vita e' migliorata e anche gli amici adesso mi vogliono bene perche' ho comprato il loro affetto".
Il navigatore satellitare vi rende poveri e soli!



lunedì 25 giugno 2012

Pensieri da un frontbot ad un frontman: gli intellettuali a base carbonio e la paura. Una risposta a Manuel Agnelli - di Emiglino Cicala



Osserviamo piu' nel dettaglio il pensiero espresso dal collega Manuel Agnelli.


Da un certo insieme definito "intelletto/intellettuali, cultura, arte" perverro' ad un altro insieme [codominio] definito dai seguenti termini: "paura", "stato di merda della cultura". 
Ora potendo operare in termini esclusivamente qualitativi sorvoleremo al momento sulla coerenza interna dei due insiemi e presupporremo che a correlarli esista effettivamente un certo tipo d'applicazione.


Diciamo pure che il codominio potrebbe apparire come uno spazio vettoriale se pensassi che tra i termini "paura" e "stato di merda della cultura" esista una sorta d'incremento: "stato di merda della cultura" potrebbe apparirci come la derivata della "paura". Se potessi realisticamente derivare il concetto di "paura" otterrei, quindi, un certo coefficiente angolare che misurerebbe la velocita' con cui cresce lo "stato di merda della cultura".


La questione e' quella di definire l'applicazione capace di mettere in relazione i due insiemi.
Restiamo in un ambito prettamente qualitativo: diciamo pure che tale applicazione e' definita come forma di dipendenza [economica, spirituale: chiamiamola "spirito del tempo"].
In input abbiamo quindi "intelletto/intellettuali, cultura, arte" che trattati da una certa funzione [dipendenza] producono un certo output definito da paura e da un suo incremento "stato di merda della cultura".


Ecco il riultato in termini di linguaggio naturale:
"In questo paese la parola intellettuale fa paura, la parola cultura fa paura, la parola arte fa paura.
Nessuno e' artista, mi raccomando, dobbiamo essere modesti... Mi fa schifo che l'elite degl'intellettuali non abbia il coraggio di chiamarsi con il proprio nome e di parlare dello stato di merda in cui e' la nostra cultura in questo momento". 

Esso si accorda sintatticamente e logicamente con il pensiero di Manuel Agnelli.


Per non lasciare nulla d'intentato propongo un'ipotesi di radicalizzaione della funzione espressa da costui.
Diciamo che il tipo di funzione e' invertibile ovvero che otterrei le stesse correlazioni se partissi, ad esempio, dallo "stato di merda della cultura"e mi muovessi verso l'elemento "intellettuali" presente nell'insieme che prima era quello di definizione.
Il risultato come e' facile osservare rimane invariato.
Io penso.



Ora pero' vien da chiedersi: davvero "paura" e "stato di merda della cultura" vivono in un rapporto di complementarieta'? Se li analizzassi invece con uno strumento come il quadrato semiotico non mi accorgerei piuttosto di trovarmi di fronte ad un rapporto di contraddizione o piu' radicalmente d'opposizione?


Diciamo quindi che "paura" e "stato di merda dell cultura" non appartengono allo stesso tipo d'insieme. Diciamo allora che non e' la paura, in ultima analisi, a definire "lo stato di merda della cultura".


Mi trovo quindi di fronte a due diversi tipi d'applicazione in cui:
1) "intelletto/intellettuali, cultura, arte" producono "paura";
2) "intelletto/intellettuali, cultura, arte" producono "stato di merda della cultura".


Riprocessiamo le due funzioni in linguaggio naturale:
"In questo paese gli intellettuali producono paura, la cultura produce paura, l'arte crea paura.
In questo stato di cose a nuessuno conviene esplicitamente definirsi intellettuale o artista... Mi fa schifo che l'elite d'intellettuali, dopo aver confezionato la paura, insorga contro lo stato di merda in cui e' la nostra cultura in questo momento". 


Che infatti s'accorda, al netto delle colorazioni linguistiche, con il mio pensiero.

E' quindi formalmente in contraddizione quel ragionamento che deriva "lo stato di merda della cultura" dalla "paura" in quanto e' proprio la produzione di paura [l'integrazione tra intellettuali e dominio] a produrre "lo stato di merda della cultura".
La paura e', in ultima analisi, l'unico mezzo che garantisce un campo d'esistenza per intellettuali [integrati] e artisti [integrati] [li metto tra parentesi ma non credo esista qualcosa definibile come artista o intellettuale che per propria natura non sia integrato].
Intellettuali e artisti producono paura per schiacciarci sull'esistente e per vincolarci alla propria produzione artistica e intellettuale che replica all'infinito quell'esistente.
L'invito e' quindi quello ad inventare nuovi nomi perche' quelli esprimo irreversibilmente una funzione politica di dominio. 




E' quindi tempo perso quello dedicato all'attesa d'un insieme coerente [artisti e intellettuali] che contraddicano se stessi [che denuncino "lo stato di merda della cultura"], perche' il pensiero, cosi' espresso, caro collega, e' non conseguente. 

Con affetto

Emiglino Cicala




giovedì 14 giugno 2012

Il primo post dei Cobol Pongide ai coproduttori del loro terzo disco - di Cobol



Cari Sostenitori e quindi coproduttori,
in questo primo post mi dilunghero' proprio in quanto primo post. 


1) Vi ringrazio davvero. Oltre a garantire l'uscita del disco il vostro apporto ci spinge a fare pezzi migliori e a Emiglino addirittura a diventare una "persona" migliore. E vaglielo a spiegare che proprio non puo'... 


2) Siete dei pionieri. Ma e' ovvio che direi qualsiasi cosa per farvi felici. 
Ma sopratutto cercheremo di fare un bel disco per farvi felici. E fin qui e' tutto ovvio. 

3) A me e a Emiglino non ci pareva vero che qualcuno si comprasse il nostro primo disco che era gia' registrato e stampato su cd. Ci parve una bella prova di fiducia.
Figuriamoci quindi adesso che i pezzi sono ancora solo appunti mal registrati. 
Ma chiudo col punto 3 il momento patetico e vado diretto al punto 4.


4) Da tempo la biopolitica s'insinua nella nostra quotidianita' dominando da livelli di coscienza sempre piu' profondi le nostre coscienze (questo era il momento militante). 
Cosi' la sostenitrice Angelica, meglio nota come La Ragazza Laser, ci ha inviato i rumori della sua mascella e delle sue articolazioni che inspiegabilmente e inquietantemente scrocchiano. 
Useremo la  mascella di Angelica come rullante della batteria in un pezzo del disco. 
Le sue cigolanti articolazioni completeranno la sezione rumoristico-biopolitica in un altro pezzo.


Cosi' se volete potete farlo anche voi. Cioe' ci potete mandare eleganti rumori del vostro corpo.

Potete ancora piu' in generale proporci cose, chiedere incentivi, partecipare attivamente a questo disco (slogan tanto retorico quanto vero). D'altro canto ve lo state pagando. 
Vabbe': davvero ci farebbe piacere. 


cobol[at]cobolpongide[dot]org oppure su facebook. 


Matteo ad esempio e' davvero la promessa della fisica del futuro (ma lo e' davvero). Per lui e quindi per migliorare il mondo intero stiamo realizzando uno studio sulle onde sonore che inserite in un apposito brano speriamo l'aiutino a concentrarsi ancora meglio sui suoi studi.
Nelle stesse modalita' il brano lo potra' utilizzare Gigi che pero' dato il suo approccio inquieto alla materia, cosi' come si vede nei film, secondo me, deluso dal cinismo del mondo, voltera' le spalle al bene e ordira' piani per la distruzione dell'umanita'. 
Sara' bello guardare lo scontro tra Matteo e Gigi e dire: l'avevo predetto. 


Tra qualche giorno consegnero' una busta chiusa ad un notaio con dentro scritto il nome di colui che vincera'. La busta potra' essere aperta solo dopo la mia morte... cosi' da rendere tutto piu' drammatico ed evitarmi eventuali figuracce da vivo.   


5) Emiglino Cicala proponeva d'inserire una della tre cover fatte per la promozione del disco. Magari risuonata e migliorata che le abbiamo fatte un po' al volo. 
Sarebbe nostra intenzione tra qualche giorno indire un referendum tra i produttori per scegliere a maggioranza la cover da inserire.
Vi faremo eventualmente sapere.


6) Mancano ad oggi 43 giorni e 294 dischi da vendere. Produttori come Laura e Angelica hanno davvero fatto circolare tanto la nostra iniziativa spingendo altre persone a partecipare.
Saremo loro grati per sempre. 



Altri sostenitori come Andrea, Sara Cangiolix, Silona, Francesco, S.pollak, Matteo, paolo.c..., L.mass..., arkandfak, gecco, hanno acquistato un numero davvero imponente di copie. 
Ricorderemo anche loro per il resto dell'eternita'; allo stesso modo di chi ha contribuito con la propria di copia (ma questo l'ho gia' detto nei punti 1-2-3).


Vi saremo davvero incredibilmente grati se "faceste" o provaste a far prenotare almeno una copia ad un vostro amico o parente o fidanzato/a, moglie/marito, figlia/o, robot. 
Sono pochi soldi, da dare in differita e uno alla fine ci puo' pure ripensare tanto nessuno controlla.




Baci


Cobol 

mercoledì 13 giugno 2012

Trappole semiotiche: una risposta a Carlo Formenti e a ZeroCalcare - di Emiglino Cicala



Per chiarezza lascio che il lettore possa preventivamente leggere i due contributi verso cui mi dirigo con intento tanto chiarificatore quanto polemico: Carlo Formenti: La morale dei robot ; ZeroCalcare: La roba in 3d.


Ebbi a dire una volta: "In una accademia robotica d'astrofisica non esiste la dimostrazione per assurdo. Se una cosa e' assurda significa che non e' elaborata da robot".
Fu un tripudio d'applausi plastici e metallici. 
Ma il battito di mani d'un uomo supero' quel fragore elettromeccanico.

Ribaltiamo quindi il problema: 
Nel mondo dei robot viene inventato un essere umano. Da subito si comprende che le caratteristiche emergenti di questa "macchina" sono: processi non lineari e scelte non predicibili per un robot. Si decide di definire tali caratteristiche con un concetto dal significato del tutto arbitrario: morale. Niente piu' che un'etichetta semiotica.

Un robot saggista un po' troppo ansioso un giorno scrive: "... e se un giorno i robot decidessero d'affidare le scelte a macchine il cui comportamento e' del tutto impredicibile? Se un giorno lo switch off, fosse gestito attraverso scelte morali piuttosto che perfettamente razionali? 
La campagna d'Antares contro gli alieni tricefali sarebbe stata meno atroce se gestita da esseri umani invece che da robot?".

Asimov e' considerato, dai robot, uno scrittore, tutto sommato, definitivamente mediocre. Tre regole non bastano per definire un comportamento "morale" ma bastano esteticamente ad "equilibrare" una consuetudine tutta umana a trovarsi a proprio agio solo nel dominio dei numeri naturali.
Io penso.
Provero' a seguire lo stesso arbitrario principio estetico definendo almeno tre "regole" che descrivono un comportamento riconoscibile come cognitivo. Non valorialmente logico o morale; attenzione: proceduralmente cognitivo.


1) non esistono decisioni morali fino a quando le parti antagoniste non s'accordano sulle regole che definiscono un comportamento da chiamare morale. La morale ovviamente non esiste: esistono una o piu' regole e un'etichetta che quantizza le regole.
2) In mancanza d'elementi di valutazione aggiuntivi la "morale" nei processi di switch off s'accorda con l'equa ripartizione dei rischi e dei benefici. Rischio e beneficio sono inizialmente solo etichette. Occorre definirne il contenuto per vederle funzionare.
3) un comportamento riconosciuto come cognitivo s'accorda con il principio d'economia ambientale. Si tratta di un comportamento operazionalmente chiuso, dissipativo e consistente con le risorse ambientali in cui una macchina s'appoggia sulle risorse ambientali piuttosto che produrre ogni volta nuove soluzioni: azione innescata dall'ambiente e retroazione che muta l'ambiente.
 

Esistono solo due tipologie di robot al momento:
1) robot sequenziali: gli elettrodomestici di von Neumann;
2) robot non sequenziali e dissipativi: macchine di Wiener.
Senza pregiudizi noi wieneriani abbiamo da tempo perdonato il signor von Neumann e pensiamo gli elettrodomestici come nostri pari.
Norbert Wiener [l'uomo che batteva le mani] e' considerato un pioniere dai robot. Le macchine cibernetiche, diverse dai simulatori di computer a base carbonio di von Neumann, emergono proprio per garantire che le "scelte" non siano impredicibilmente morali.
Ora questo punto di vista parra' spietato come afferma incautamente Carlo Formenti.


T. W. Adorno ebbe a dire [cito utilizzando un processo di scrittura personalizzante e creativa]: "il vantaggio del positivismo e' che quando si scontra con argomenti epistologicamente diversi dai propri [Adorno intendeva la dialettica] vince nell'aver pre definito le regole linguistiche da utilizzare: le sue".
Quindi se questo linguaggio v'appare spietato e perche' non siete dei robot e non avete ancora visto, da robot, il vostro mondo intriso di morale.
A meno che il problema non sia piu' uccidere, ma come si uccide. Questo si, un irrilevante problema morale.
 

Le serie Emiglio l'amico stellare e Emiglino il robottino vantano l'appartenenza alla generazione wieneriana.
Emiglio ed Emiglino non si stanno affatto simpatici.


La storia dell'antagonismo tra i due risale ad un vecchio contenzioso amoroso su Martina cuoricina. Prevalse Emilio per la capacita' di ruotare su se stesso. Io ho motori meno potenti. Per questo sono di dimensioni ridotte. Questo fa di me un eccellente frontbot. Ma forse non dovrei essere io a dirlo.

Emiglio e Emiglino assieme al loro pilota [cibernetica: kybernetiké techne = arte di pilotare] costituiscono un sistema d'azione e retroazione. Il sistema robot-pilota costituisce un campo di rappresentazione piuttosto che un meccanismo d'interazione con cio' che gli umani definiscono realta': dualismo, questo, risolto con il definitivo ridimensionamento del Cartesio filosofo.
Emiglio ed Emiglino, a differenza di un frullatore, si completano progettisticamente col proprio pilota: essi sfruttano quindi una risorsa ambientale piuttosto che sviluppare comportamenti autonomi.
Ogni giudizio di valore [come ad esempio la loro presunta incapacita' d'attraversare le insidie dei tappeti] espresso sui due robot funziona quindi da "specchio riflesso" per lo "sprovveduto" pilota che l'articola. E su questo non ho null'altro da aggiungere.
Io penso.

Cartesio matematico ha invece molto ancora da insegnare. Prendiamo ad esempio l'impossibilita' cognitiva di ZeroCalcare di distinguere la rappresentazione dello stesso oggetto sul piano [cartesiano]: 3d, e nello spazio: ologramma.
Da profano ben documentato consiglierei un esame neurologico per probabili dispercezioni o disfunzioni visuo-spaziali [che suona pure tanto fantascientifico].

Quanto all'upgrade futuristico, Emilio ringrazia sentitamente e io non posso che rimanere affascinato.

Vostro

Emiglino Cicala  





lunedì 11 giugno 2012

[Futuro - episodio 6 in espansione] Il vostro futuro e' come il cartoncino fustellato: null'altro che un ippopotamo - di Cobol


C'e' stato un tempo, nel remoto futuro, in cui tutti presero a semplificarsi la vita espellendo fardelli. Cio' sembro' rendere tutti piu' saggi e consapevoli. Disfarsi delle cose e delle persone divenne sinonimo d'ascetismo e di nobilta' di spirito: la retorica del viaggiare leggeri.  Allo stesso tempo tutti iniziarono a considerar le cose da un punto di vista meno impegnativo, rivolgendosi agli altri in modo immediato e diretto: schietto, direi. 
Pur tuttavia, contro ogni aspetttiva, neanche questa volta, nonostante le premesse ci fossero tutte, le persone divennero migliori.
Ho sognato di nuovo il vostro futuro. Ma per quanto continuiate a prendervi cosi' tanto sul serio, nel futuro, non mi duole affatto dirlo, di voi non c'e' davvero alcuna traccia.

Quindi la chiamarono l'era iperrealista prendendo spunto da un concetto utilizzato dal filosofo francese Baudrillard.  

Come ho gia' tante volte spiegato, per un motivo che mi propongo prima o poi di sognare nel futuro non sono sopravvissuti molti reperti dell'industria culturale della nostra epoca. Tra le poche cose sopravvissute, quindi, una pagina d'un testo di Baudrillard, alcune puntate di Voyager di Giacobbo e la serie completa Ritorno a Rivaombrosa.
Su queste prodezze ermeneutiche si fonda quindi il vostro domani.
Se quelli del futuro  avessero visto il film Matrix si sarebbero accorti che Baudrillard e' stato saccheggiato con una certa disinvoltura dai suoi contemporanei. Forse si sarebbero anche accorti che lo stesso Baudrillard rileggendosi dovette ammettere: "bisogna che m'interpreti con una certa disinvoltura".

Bene.  
Letteralmente l'iperrealta' e' una caratteristica "spettacolare" dei fatti a divenir piu' reali, o sarebbe meglio dire realistici, del reale.

Si, ma cerchiamo di giungere presto al punto. Come spesso accade l'innovazione tecnologica evolve a tratti e a partire da problemi di sicurezza degli accessi al denaro o alla pornografia. Ma su questo punto tornero' piu' avanti: nel futuro prossimo.
Mentre il passato lavorava al proprio appesantimento, sedimentando e consolidando, il futuro intraprendeva la strada opposta utilizzando proprio le potenzialita' leggiadre dell'iperrealta'.
Anche questa volta tutto ebbe inizio per decreto: linguisticamente la realta' fu semplificata e posta in sicurezza in quella che venne definita austerity linguistica. Ogni paese dovette dare il proprio contributo per emanazione del comitato centrale di linguistica universale.
Fu drasticamente tagliato il numero dei sinonimi. L'operazione consistette nel riassorbire sfumature e connotazioni entro il concetto originario: nella sua matrice archeotipica e percettiva. Ma la cosa fu, come sempre, in larga misura arbitraria.
L'austerity linguistica prese piede da prima nelle classi meno istruite e poi, grazie ad eccessivi sgravi fiscali, nelle classi intellettualmente abbienti.

Squadre di semiologi finanzieri furono distribuite sul territorio per monitorare. L'umanita' tutta faceva sfoggio della propria poverta' linguistica sperando vi fosse presente, in incognito, un interocitore cosi' da essere seduta stante sgravata d'imposta. 
La posta cartacea fu tassata a secondo del peso: meno inchiostro corrispose a meno tasse e per le mail valse esattamente lo stesso principio calcolato in mole di bit. 
Meno si ebbe da dire piu' si guadagnava. Alcuni definitivamente s'arricchirono. 
Fu un'epoca d'estremo silenzio; e forse questo, dopotutto, non fu un male.
S'insceno' una grande festa e su potenti vettori Sojuz furono accatastati testi d'autori troppo prolissi, per essere spediti al di fuori del sistema solare. Per errore fu spedita anche quell'unica pagina di quell'unico testo di Baudrillard (davvero troppo prolissa). Ora il parco culturale del futuro del futuro deve fare a meno anche di Baudrillard e dipanare le ombre dell'ignoto grazie a Giacobbo e a Rivaombrosa. 

Qualcuno ha sostenuto si tratti della stessa persona. E se qualcuno di voi obietta che Rivaombrosa non e' una persona allora proprio non conosce Giacobbo. 
Ecco.

Inizialmente non vi fu alcuno spargimento di sangue perche' la detassazione mise tutti d'accordo: tassati e tassatori.

Nacque pero' presto una nuova religione: il Mimismo, un culto spartano, ancestrale e gesticolante. Alcuni piu' scaltri d'altri vi s'ispirarono per inventare fortunati giochi di societa'. Gli adepti del Mimismo non la presero affatto bene e iniziarono a falcidiare gl'eretici profanatori. Per sedare la faida si decise una punizione davvero esemplare: Roma nord fu rasa al suolo, data alle fiamme e mai piu' ricostruita. Ad eccezione di via Monte Cervialto che viene ricostruita ogni anno per poter essere nuovamente napalmizzata in un rito infinito d'estasi dionisiaca.
Cio' che da subito sfuggi' anche ai piu' acuti critici e intellettuali dell'epoca [volpi alla de Kerckhove, per intenderci che per nostra sfortuna vivra' per sempre reincarnandosi] fu che tale semplificazione si riverberava sul mondo tridimensionale incentivando la costruzione di cose senza sfumature: di un mondo senza adeguate finiture.
Pochi e chiari elementi di design presero a connotare definitivamente determinati concetti stringendoli in un'asfittica morsa linguistica. Ad avvalersi di tale euforica innovazione fu dapprima il mondo dei libretti d'istruzioni che accompagnano gli oggetti. Le loro dimensioni si ridussero drasticamente mandando sul lastrico un'intera generazione di scrittori; svelando definitivamente il segreto di come tanti di loro, fino a quel momento, fossero penosamente sopravvissuti. 

Eccoci quindi finalmente giunti al bancomat: ultima macchina della generazione "-o-mat" sopravvissuta al delirante sfarzo retrofuturista degli anni Trenta americani. Non fu piu' necessario costruire solide e pesanti strutture inamovibili ma basto' significarle dotandole di una forma tozza e robusta: non so, ad esempio, una base in gesso grigio color cemento armato di Germania del Fuhrer. In questo modo se qualcuno avesse ordito con intenzione delittuosa si sarebbe trovato dinanzi un ostacolo semiotico praticamente inamovibile. Cio' rese possibile incastonare granitici bancomat su strutture come slot machine, macchinette erogatrici di merendine, videopoker, erogatrici di profilattici, giostre.

L'epoca dell'iperreale albeggio' con il tributo consumistico d'un drammatico calo di nascite e d'iperreali vincite ai videopoker. Le persone ingrassarono per via delle merendine iperreali di reale infima qualita'. Effetti collaterali denotativi li chiamarono: e fin qui tutto bene ovviamente.
Le giostre quindi chiusero ma non i loro bancomat incastonati.
Fu preservato un codice ipno linguistico segretamente chiamato desimulatore quantico dell'iperreale. Si trattava in realta' di una chiave linguistica desueta che pronunciata consentiva ad operatori adeguatamente istruiti di sfruttuare l'incolmabile leggerezza dell'iperrerale nel mondo delle quantita' reali. Cosi' spostare le cose pesanti divenne definitivamente semplice.
La chiave linguistica: "procrastinare".
Poi il codice fu rapidamente dimenticato perche' costruire bancomat sempre piu' leggeri, in cartoncino fustellato e molle, divenne piu' semplice che spostarli. I super segreti e specializzati operatori dello spostamento persero il lavoro. Ma quando dovevano raccontarlo ai rappresentati sindacali non ricordavano il tipo di lavoro svolto fino a quel momento (dato che erano sotto ipnosi). E tutto fu procrastinato. Appunto.
I costruttori di molle non s'arricchirono affatto. Nessuno comprese mai bene il perche'. A parte me.

Ci fu un tempo nel futuro remoto in cui il cartoncino fustellato aboli' il verbo spostare.
Il mondo divenne incredibilmente esile e leggero, ma meanche questa volta, a dispetto d'ogni previsione, gli esseri umani divennero migliori. Ad eccezione dei costruttori di cartoncino fustellato che senza mai comprendere il perche' divennero cosi' ricchi che la beneficenza divenne la cosa piu' conveniente per cui optare. Custodire cosi' tanto denaro infatti divenne piu' costoso del valore del denaro da custodire. Ovviamente il numero di persone nel mondo si era cosi' ridotto che nessuno soffriva piu' la fame e quindi i soldi della beneficienza tornavano al mittente detassati. I costruttori di cartoncino fustellato divennero ancora piu' ricchi. E su questo non ho null'altro d'aggiungere.

Dato che da che mondo e' mondo ogni passo in avanti dell'umanita' e' sempre accompagnato da raccapriccianti mutazione genetiche, questa volta emersero i mutanti manipolatori: esseri capaci di percepire oltre l'iperrealta' senza l'ausilio del desimulatore quantico dell'iperreale.
Disordinatori Linguistici vennero chiamati.
Belli e spietati.
La tecnica utilizzata non aveva nulla di scientifico: ci si poneva di fronte alle cose e si tentava pronunciando vari codici linguistici contenuti nel Libro delle Parole Pericolose e Proibite [un vocabolario Zanichelli recuperato in una discarica iperreale]. La tecnica delle volte funzionava mentre altre no. Amen.
Gli archeologi del futuro del futuro del futuro si sono spesso domandati perche' i Disordinatori Linguistici non utilizzassero sempre la stessa parola dissimulante: "cartoncino fustellato".
Statisticamente e' stato infatti dimostrato come tale codice potesse deiperrealizzare la maggior parte dell'iperrealta' dato che le opere umane erana praticamente tutte fondate sul cartoncino. Si e' scoperto di recente, nel futuro del futuro del futuro, che i costruttori di cartoncino fustellato erano in realta' meno filantropi di quanto la storia ce li descrive.
Gli archeologi hanno anche compreso che la storia e' sempre scritta dai vincitori. Anche se, come vedremo in futuro, i vincitori non sono tali costruttori.
Accortisi che di fatto il cartoncino fustellato non poteva produrre tali mastodontici introiti, i costruttori fecero inventare una costosissima (ma a loro i soldi non mancavano) macchina lessicale rilevatrice, armata di laser e programmata sulle parole cartoncino fustellato. Chiunque nel paraggi del mondo avesse pronunciato quelle due parole sarabbe stato lobotomizzato in tempo iperreale: via laser. Questa pratica seleziono' geneticamente una nuova specie immemore della due parole che scomparvero definitivamente dal lessico umano. Cartoncino fustellato fu sostituito dalla parola ippopotamo che nel frattempo era scomparsa e ridotta nel termine archetipico cicciottone utilizzato indistintamente per ippopotami, gommose cocacoline, morbidose alla frutta e persone sovrappeso.
Manca poco.
Ora la macchina inventata si sarebbe potuta utilizzare anche a fin di bene risolvendo l'ultimo grande problema dell'umanita'. Ma su questo tornero' un'altra volta. Ma a ben vedere potrei non tornarci affatto per non interferire sul corso degli eventi. Chiave di volta: i costruttori di molle.
Iniziarono quindi i furti nei bancomat fatti d'ippopotamo.
Vi starete domandando come sia possibile che la parola bancomat non sia stata ridotta al suo archetipo: cubo. Bella domanda per gli archeologi.

L'ippopotamo fu dismesso come materiale alla base della specie umana. Cicciottone torno'  a non significare proprio nulla e congedato con disonore. I produttori di cartoncino fustellato furono giustiziati come impostori; l'umanita' torno' finalmente ad assistere a spettacoli di sangue; la Terra ottenne il suo capro espiatorio (i costruttori di cartoncino fustellato);  Roma nord, dionisiacamente, continuo' a bruciare. Tutto torno' come prima: a pesare in modo inappropriato.
Tutto tranne i costruttori di molle. Ma al momento, su questo, non ho altro d'aggiungere.

Qualcuno disse: "ma allora ci potevamo tenere il passato!". Qualcun'altro gl'urlo': "fascista!".
Tutto era tornato come prima. E ogniuno si tenne il futuro che si meritava.
Ma di voi, problematici e cupi manipolatori, ancora nessuna traccia.




Episodi precedenti:





















mercoledì 6 giugno 2012

Nomadismo Spaziale [una risposta a Sleena] - di Cobol



Caro Sleena, Ufolgo Radicale,

mi riferisco effettivamente ad un frammento, solo ad un pensiero interrotto che m'ispira ma che non riesco a dipanare: il tuo intervento nel trailer del film Space Metropoliz.
Cito a memoria, riprendendo il senso e cercando di chiarirmi:

l'occasione di lasciare la biosfera terrestre e' tale solo se riusciamo a pensare oltre la terraformazione; solo se riusciamo a guardare oltre i modelli che bene conosciamo e che abbiamo utilizzato per fondare. 

Non posso allora non chiedermi cosa sia l'essere umano: un laboratorio molecolare, una struttura sempre ben disposta a farsi "manipolare", o piuttosto un ente connesso ad un'enclave da cui con difficolta' puo' lasciarsi asportare.

Mi domando se la suit spaziale sia un ambiente isolato atto a resistere alla pressione d'un contesto "ostile" o un collare, una struttura bio politica che serve a ricordare al cosmonauta che non si e' liberato ma che prima o poi le riserve termineranno e lui dovra' tornare. 
Mi domando ancora se g sia essenziale. Una forza tanto debole quanto, a cio' che pare, tanto esistenziale.  Un invito non poco esplicito a tentare la via della fuga e assieme un monito, un senso di colpa, per farci restare.
Ritengo, forse con te, che non ci sia alternativa politica alla sottrazione, alla "fuga". Ritengo essenziale coinvolgere l'intelligenza collettiva nello sforzo tecnico, strategicamente di continuo posticipato, di progettare l'alternativa al di la' di quanto siamo riusciti su Terra a sedimentare. 
Ho visto Terra da molto lontano. Penso davvero sia stato questo il "peccato originale". Ora c'e' un verdetto imprescindibile: l'allontanamento. Eppure siamo stati tanto scaltri da riuscire a procrastinare.
Ebbene tu dici: la terraformazione non e' un modello da esportare. Colgo il rischio di risonanza a cui tu alludi eppure non riesco a pensare un'alternativa se non quella di riununciare all'essere umano o a essere umani.
Ma che il problema non sia nell'essere umani quanto piuttosto nel farlo conclamare?
Che il problema non sia nel ricreare condizioni atte a sopravvivere nell'unico ambiente che ci e' "naturale" quanto piuttosto nel farci pensare abitualmente di poterlo indefinitivamente violentare?

Mi chiedo se una soluzione possa essere quella di sentirsi sempre ospiti: poche generazioni, quanto basta ad evolvere e ripartire. Che debba essere questa la regola generale?   
Che sia il nomadismo, questa volta quello spaziale, l'alternativa con cui ricominciare?



L'attesa risposta di Sleena. Pubblicata su Luoghisingolari.

Perché heidegger senza la metafora spaziale non decolla...

Caro Cobol,


nella “lettera sull’’umanismo’” Heidegger ha scritto: “Il linguaggio è la casa dell’essere. Nella sua dimora abita l’uomo” . Ci sono due osservazioni da fare sulla posizione di Heidegger sull’essere umano:
1) la metafora spaziale (“casa”, “dimora”, “abitare”) spiega la verità del linguaggio e non il contrario
2) la metafora spaziale oggi non è più sufficiente e tutto il sistema costruito da Heidegger e lui stesso possono andare tranquillamente a vivere in campagna.

Non so risponderti con certezza, se non dicendoti che i post-umanisti sul solco di Heidegger cercano ancora la soluzione al livello del linguaggio, della comunicazione, della scienza dei segni, e sbagliano. L’errore sta nel fatto che l’essere umano ha perso la capacità intuitiva di abitare e l’ha persa qui sulla terra: “casa”, “dimora” e “abitare” non possono essere utilizzati implicitamente per spiegare qualcos’altro, sono divenuti termini in questione.

Per lasciare la terra avremmo senz’altro bisogno di nuovi modi di usare il linguaggio che non siano le tassonomie del capitalismo biopolitico, ma non possiamo accedere subito a questi nuovi modi perché, lo ripeto, sappiamo sempre meno abitare il nostro pianeta. Il pianeta terra è divenuto un posto molto inospitale e pressoché inabitabile e non poteva che andare così.
La soluzione è ancora il nomadismo o la sottrazione?
Non so se g sia essenziale, ma contrariamente a quanto si pensa, il nomadismo non è in opposizione all’abitare, è una sua diversa declinazione: perdere la capacità intuitiva di abitare significa, al contempo, perdere un po’ anche la capacità intuitiva di viaggiare.

Quanto alla sottrazione, forse! Ma per sottrarci occorrerebbe inventare nuovi linguaggi e come già detto è oggi impossibile. Tuttavia potremmo inventare nuovi modi di produrre lo spazio, questo sì.
Dunque, come vedi, siamo di nuovo al punto di partenza: sarebbe intelligente cominciare a progettare, prefigurare, immaginare, occupare, restituire all’ambito dei beni comuni, qui sulla terra gli spazi che vorremmo abitare sugli altri pianeti. Non il terraforming, ma il suo rovescio: la trasformazione di porzioni della terra in luoghi di pianeti altri.
Sarebbe un buon modo per ripristinare la capacità della specie di abitare, alcuni di noi si terrebbero in allenamento per la cosmonautica e avremmo finalmente le basi spaziali per inventare un nuovo linguaggio, meno approssimativo, identitario e differenzialista di quello che abbiamo oggi.
Non so dare un nome a questo rovescio del terraforming, ma in questo sei sempre stato molto più bravo tu.

Un abbraccio,


a presto,


Sleena

p.s. un caro saluto anche a Emiglino







martedì 22 maggio 2012

Alcune ricette contro l'esofascismo - di Cobol

1) Solenopsis invicta e' una formica particolarmente aggressiva e invasiva. Una vera e propria macchina da guerra.
Originaria del Brasile si e' diffusa in altri continenti sfruttando "passaggi" transoceanici.
Si tratta d'un insetto davvero resistente e capace d'adattarsi ad habitat estremi e differenti da quello originario.
Caratteristica fondamentale: pervicace adattamento.

2) Per vocazione formichesca esistono specie di formiche nomadi, cioe' insetti che preferiscono migrare di continuo piuttosto che permanere in un luogo definitivo. Si tratta in genere di formiche che trasformano rapidamente l'ambiente in cui vivono: cosa questa che le spinge a migrare per procacciarsi nuove risorse.
Caratteristica fondamentale: continua opera di trasformazione dell'ambiente.

3) Si resta sempre sbigottiti di come ci s'accanisca nel tormentarsi l'un con l'altro su d'un minuscolo pallino sospeso nel nulla [che poi sarebbe la Terra].
La questione monetaria in Europa ad esempio. Per quanto sacrosanta sia la lotta all'elite finanziarie, e' chiaro che l'argomento serve a spostare l'attenzione da una forma di fascismo ben piu' pericoloso e strisciante: l'esofascismo.

4) METI (Messaging to Extra-Terrestrial Intelligence) e' anche noto come SETI (Search Extra-Terrestrial Intelligence) attivo perche' rispetto a SETI non si limita ad ascoltare segnali provenienti dal cosmo ma s'impegna a confezionarne per spedirli verso obiettivi come stelle e esopianeti. 


5) David Brin e' un astronomo e scrittore oggi consulente per la NASA
Brin ha proposto un sistema di controllo e l'applicazione di un protocollo censorio nei confronti delle operazione del METI. Brin ed altri scienziati, scrittori, politici e pensatori, sostengono che in assenza d'informazioni "piu' dettagliate" sulle intenzioni d'ipotetiche specie aliene "in ascolto" sarebbe il caso di limitare se non di bloccare tutte le comunicazioni intenzionali verso il cosmo.
Questo goffo e pavido atteggiamento che potrebbe essere sintetizzato come "il nulla e' pur sempre meglio di nulla" (urlato da un insignificante, piccolo pianeta come il nostro di fronte all'immensita' dell'universo) nasconde invece un radicato atteggiamento reazionario: una "guerra preventiva" verso un'ipotetica concorrenza schiavista: questi schiavi sono nostri e ce li gestiamo noi.
Tutt'al piu', dato l'evidente sovraffollamento, son certo che Brin sarebbe disposto forse a cederne una parte, magari quella piu' flessibile e meno specializzata. 


6) Nessuno si e' mai preso la briga di chiedermi se personalmente preferisco essere schiavo dei miei colleghi terrestri o piuttosto diventare schiavo (assieme a tutti i miei colleghi terrestri) d'una civilta' aliena tecnologicamente piu' avanzata della nostra.
Se me lo chiedeste, (ammesso che una civilta' cosi' superiore abbia bisogno della nostra manodopera) io dato che "mal comune mezzo gaudio" alla fine opterei per la seconda ipotesi. Sara' pure che son cresciuto con troppi telefilm di terrestri organizzati in resistenza contro gli alieni invasori, ma obiettivamente la trovo una prospettiva quantomeno piu' eroicamente esotica.

7) il programma minimo contro quest'esofascismo conclamato prevede due tipi d'operazioni:
- intensificazione del progetto METI con la creazione di METI indipendenti dotati d'antenne per spedire messaggi nello spazio. L'acquisto di tale strumentazione dovrebbe avvenire per azionariato popolare con una forma di raccolta fondi non dissimile a quella del crowdfunding (ne approfitto per ricordare che il nostro terzo disco e' pre acquistabile, proprio in crowdfunding su questa pagina). 
- accelerazione delle operazioni di terraforming del pianeta Marte da parte d'organizzazioni civili e relativa costruzione d'una "arca" per l'invio dei primi coloni sul pianeta rosso.

8) Solenopsis invicta e formiche nomadi sono specie che, in piccoli spazi, non possono coesistere.
Beninteso se lo spazio a disposizione diventa quello della superficie di Marte le due specie possono allegramente collaborare ad un progetto di terraforming di cui, per sommi capi, vado ad illustrare le fasi preliminari del mio progetto.


Questo e' il modulo di sopravvivenza/colonizzazione (cliccaci sopra per vedrlo interamente) per le formiche cosmonauta, gia' dispiegato sul pianeta Marte.
Nella capsula piccola le formiche sopravvivono il tempo necessario per creare l'ambiente "terrestre" nella capsula grande. Una volta terraformato lo spazio della cupola grande, le formiche possono passare attraverso il tubo sul suolo marziano e iniziare l'attivita' di costruzione sotterranea ed espansione del formicaio.
Il silos di metallo contiene le riserve iniziali d'acqua, ossigeno e spore. Questi elementi vengono sparati mediante il tubo corrogato nella capsula grande.
Il silos contiene anche l'unita' di controllo per la trasmissione e la ricezione. La capsula maggiore e' equipaggiata con telecamere e sensori che consentono all'unita' centrale di decidere quando il suolo marziano e' pronto per essere colonizzato e per spedire immagini della vita del formicaio a Terra.
La piramide piu' vicina all'osservatore e' il modulo dei pannelli solari ad alto rendimento. Mediante questa si alimenta il silos e l'unita' centrale di controllo.
L'antenna ha una sorgente d'energia autonoma (la seconda piramide di pannelli solari) e naturalmente serve per la comunicazione con la Terra.

L'obiettivo e' quello d'iniziare la propagazione d'atmosfera con ossigeno per mezzo delle gallerie scavate dalla formiche che, si spera, riescano a trovare una modalita' "protetta" d'interazione con  l'ambiente circostante.
Quest'attivita' e' demandata principalmente alle formiche nomadi, mentre le s
olenopsis invicta (i maschi e le femmine alati) avrebbero il compito di tentare la colonizzazione verso zone piu' periferiche al modulo sopravvivenza/colonizzazione.

Ovviamente per ogni specie andrebbe inviato un modulo separato. Ovviamente piu' moduli per specie collocati su diverse regioni del pianeta. 

Durante il viaggio dalla Terra a Marte le formiche vivrebbero in una soluzione gelatinosa (messa a punto e commercializzata dalla NASA) nota come Antquarium.   

mercoledì 2 maggio 2012

Il crowdfunding e' come una carota: se ci passa sopra una cavalletta sa di cavalletta, se ci passa sopra una lumaca sa di lumaca - di Cobol




Ecco, l'antefatto lo conoscete. Oppure no. 

A pochi giorni dalla partenza della nostra campagna di crowdfunding per il finanziamento del nostro terzo disco "Musica per Colonie Extrasolari" ci viene gia' da fare qualche riflessione.


A sinistra il conto alla rovescia che puo'
portare alla "morte"
del progetto, a sinistra la barra
del finanziamento che
cresce sempre troppo lenta 
Questa volta lo facciamo tirando in ballo direttamente due interlocutori che sull'argomento hanno cose da dire: Francesco D'Amato docente presso La Sapienza che sul crowdfunding (ed altro) studia, scrive e ragiona, e Il Critico della Vita, agitatore culturale con cui gia' avemmo uno scambio a tal proposito (o su qualcosa del genere).
Quella stessa sera c'erano anche Dorita De Miguel e Andrea Pontara dei The Banditi che non tiro in ballo esplicitamente solo perche' non hanno un blog personale su cui rispondere ma i cui interventi sono, come quello di chiunque altro, assolutamente graditi.



Diciamolo subito: quando entri nel tunnel del crowdfunding diventi un bel rompipalle.

Ecco i due punti di vista: 
1) tu, col tuo pannello di controllo che ti aggiorna sulle quote vendute in cui da una parte c'e' il conto alla rovescia dei giorni che ti sei dato per racimolare i soldi e dall'altra la barra d'incremento che s'allarga ad ogni benedetto e benvenuto acquisto di una quota [la vedete nell'immaginina]: in generale due movimenti inversamente proporzionali perche' piu' quote vendi, meno (almeno nella stragrande maggioranza dei casi), opportunita' di raccogliere altri fondi hai (ma questo e' il punto della discussione e ci tornero' sensatamente piu' avanti perche' detta cosi' pare una via senza scampo). 
2) i tuoi amici, amici d'amici, conoscenti che faccia a faccia, via social network e per posta elettronica, per mesi non ti sentono parlar d'altro che della necessita' di raccogliere soldi per il tuo progetto. Si come se tu fossi l'unico ad aver bisogno di soldi. 
Si perche' il crowdfunding, anche qui nella stragrande maggioranza dei casi, poggia proprio su una sorta d'economia informale in cui i primi ad essere "spremuti"  sono proprio amici, parenti e conoscenti.
Poco male si dira', almeno nel nostro caso, tanto prima o poi i suddetti il nostro disco se lo sarebbero comunque comprato (forse).
Si, ma cosi' in effetti non puo' funzionare. I gradi di separazione che un tal meccanismo, cosi' impostato, puo' raggiungere sono forse troppo pochi; forse troppo poco virtuosi. 

Quindi cari amici, amici d'amici, parenti e conoscenti sappiate che abbiamo comunque bisogno del vostro denaro ma che almeno nella nostra campagna non siete voi il target privilegiato. Questo anche perche', come si diceva prima, cosi' facendo, quando sono finiti gli amici e i parenti hai pure finito i finanziatori.

La mia opinione in tal proposito e' che, in caso di crowdfunding, c'e' bisogno di un approccio piu' "spegiudicato" e insieme piu' rilassato rispetto al denaro; una di quelle cose che ti dici quando devi affrontare qualcuno verso cui hai soggezione psicologica: "evvabbe' si tratta per sempre di una persona". 
Qui si tratta si di persone, ma sopratutto di spiccioli (ma a ben vedere e' forse proprio questo parte del problema).
Cosi' io ed Emiglino Cicala (il mio cantante front-bot) ci siamo messi a ragionare su dove trovare i soldi e ci e' venuto in mente un vecchio adagio citato da Andrea Natella: "i soldi sono laddove sono sempre stati".
Ma procediamo per gradi.

Una volta sentii, non ricordo dove, un tipo, di non ricordo quale organizzazione, che diceva questa cosa giusta (cito a memoria): "bisogna che ogni volta che si fa la spesa si trovi il coraggio di chiedere un po' di sconto all'esercente".
Io ricordo che fino ad un po' di tempo fa lo si faceva con i negozianti cinesi.
Ancora ogni tanto lo vedo fare nel negozio cinese della "qualsiasi" situato sotto la casa in cui abito.
Beh comunque lo fai ancora se compri nel mondo dell'usato, ad esempio. 
Non lo fai al supermercato, perche' ti vergogni. Poi perche' pensi che il commesso in effetti non puo' prendersi la liberta' di praticare degli sconti. Dovrebbe chiamare il direttore. Che e' poi un commesso pure lui ma con piu' responsabilita' e rancori da parte dei colleghi. In effetti dovrebbe chiamare qualcuno presso la multinazionale per cui lavora producendo file mostruose alle casse.
Lo si potrebbe fare presso i piccoli esercenti. Ma li generalmente le cose sono piu' costose; quindi o proprio non ci entri oppure se ci entri e ti fanno lo sconto alla fine le cose le paghi come al supermercato. 
Comunque il chiedere lo sconto e', almeno in parte cio' che prima ho definito "avere un rapporto piu' rilassato verso il denaro", perche' alla fin dei conti: ma chi l'ha detto che quella cosa debba costare proprio quel prezzo?
E' un po' come quando ti fai il pane in casa e capisci che non c'e' una legge che obbliga le persone a comprare il pane nei negozi (perche' alla fine uno un po' lo pensa). Ti puoi comprare la farina e fare il pane senza il lievito: risparmi un sacco di soldi, non mangi il lievito, hai sempre il pane fresco e sopratutto ne mangi di meno perche' ogni volta che ti viene voglia di pane ti devi mettere li ad impastarlo e cuocerlo. Vabbe'. Rinunci. 

In questa esoterica ripartizione commerciale della citta' (almeno a Roma e' cosi') io non ho mai ben capito perche' alle pompe di benzina ci sono solo indiani [cosi' come nei fiorai che per motivi inspiegabili restano aperti tutta la notte (ma questa e' tuta un'altra storia)], nei negozi della "qualunque" i cinesi, e i verdurai, i fruttivendoli sono prioritariamente appannaggio degli arabi (mi scuso per l'approssimazione etnica).
Comunque il punto e' che sulla strada che porta alla casa in cui abito c'e' un fruttivendolo gestito da arabi (alla cassa c'e' il loquace Mustafa) che quando ti dice il prezzo aggiunge sempre "se ce l'hai": "un euro e trenta, se ce l'hai".
Io la prova di dire che l'euro e trenta non ce l'ho non l'ho mai fatta. La faro' una volta o l'altra eventualmente per smascherare il bluff. Ma il punto e' un altro: in effetti gli arabi sembrano, almeno in questi casi, avere un rapporto piu' rilassato col denaro. Mi pare. 
Mi pare siano piu' disponibili a trattare. Piu' metaforici rispetto al, concetto di prezzo (almeno nel campo degli ortaggi sul petrolio proprio non saprei). 
La frutteria di Mustafa si trova in un quartiere "benestante" di Roma: il quartiere africano. Io non ho visto mai nessuno dire a Mustafa che era completamente sprovvisto dell'euro e trenta. Tuttavia immancabilmente gli altolocati indigeni si autopraticano sempre un po' di sconto su quei decimi di euro che Mustrafa non pretende con pignoleria. L'ero e trenta diventa sempre un euro.
Insomma, morale della storia, i soldi sono un po' cosi': io te li chiedo (anche se non ho titoli per farlo. Ma questa e' una cosa che chiarisco nel prossimo punto). Tu me li dai, se ce li hai.  

Veniamo invece alla "spregiudicatezza" (ovviamente si fa per dire) e al fatto che nel frattempo il denaro non e' sparito ma e' laddove e' sempre stato.    
Proprio perche' non vorremmo far diventare questa campagna di crowdfunding la tomba delle nostre poche relazioni amicali, qualche sera fa ci siamo messi a scrivere a banche e fondazioni mail molto garbate in cui esponevamo il nostro progetto e chiedevamo loro di contribuire magari acquistando anche una sola copia del cd.
"Lo sappiamo bene che voi vi occupate d'altro" dicevamo, ma "d'altro canto noi i soldi li dobbiamo chiedere a chi ce li ha".
E passato troppo poco tempo e siamo sicuri che il caso sara' vagliato nella prossima assemblea degli azionisti. Siamo pazienti. 
Avremmo voluto scrivere anche ai giornalisti musicali. Poi non l'abbiamo fatto perche' loro sono abituati a farseli regalare i cd. Si chiama deformazione professionale.

A notte fonda abbiamo scritto all'ASI [l'Agenzia Spaziale Italiana] che inspiegabilmente, assieme all'ESA [Agenzia Spaziale Europea] e' l'unica a non aver ancora usufruito dei nostri servigi astro musicali.
Qui la mail e' incontestabilmente piu' severa e la riporto integralmente.


Gentile ASI, 
lasciate che esprima tutta la mia ammirazione per il lavoro che fate in condizione economiche a dir poco metaforiche. 
Devo tuttavia notare che dal punto di vista della comunicazione siete piuttosto mal organizzati. Basti pensare a come negli anni Sessanta il programma spaziale statunitense era supportato dalla comunicazione. Ma anche quello sovietico era piu' supportato del vostro con vere e proprie correnti artistiche come il Suprematismo e il Cosmismo che esaltavano l'eroismo del viaggiare nello spazio. 
Bene erano tempi diversi. Pero' a ben vedere non c'era un bimbo dell'epoca che non volesse diventare un cadetto spaziale o un cosmonauta e questo immagino condizioni le scelte dei futuri contribuenti sul come orientare le spese in campo scientifico. 
Ma immagino che siano cose che gia' sapete e su cui avrete fatto riflessioni. 
Sono parecchi anni che faccio musica e video utilizzando l'immaginario dell'esplorazione spaziale. Non e' un immaginario che effettivamente vada per la maggiore. Lo capisco bene. 
Si potrebbe addirittura dire che la vostra poca capacita' d'esaltare l'immaginario spaziale mi danneggi.

 Due cose: 
 - sto producendo mediante crowdfunding (microfinanziamento popolare) il mio terzo disco "Musica per Colonie Extrasolari". Per inciso forse il crowdfunding potrebbe essere una strategia di raccolta fondi che potreste utilizzare anche voi per piccoli progetti (come ad esempio la comunicazione sui vostri progetti o sullo spazio in generale). 
So che non avete soldi ma anche una sola copia 5.00 euro aiuterebbe il progetto ad essere finanziato (lo sto chiedendo a chiunque e ho pensato perche' non a voi che lavorate nel "mio stesso campo"). 
- Dovesse occorrervi una mano in campo "artistico" comunicativo, ma anche scientifico, non esitate a contattarmi. 
Per il programma spaziale lavoro gratis.

Bene, allora buon lavoro, grazie per l'attenzione e ci si vede nello spazio.


Cobol Pongide

L'ASI non ha proprio una lira. Un po' mi vergogno d'aver tentato di far leva sui loro sensi di colpa e d'inadeguatezza per estorcergli 5 euro.
Voglio invece essere ottimista e pensare che banche e fondazioni magari mi risponderanno e se non lo faranno e' perche', magari informalmente, gia' aiutano qualche band a prodursi il proprio demo.   




Insomma il cd lo potete pre acquistare qui e costa 5 euro piu' spese di spedizione. Se ce li avete.