martedì 22 maggio 2012

Alcune ricette contro l'esofascismo - di Cobol

1) Solenopsis invicta e' una formica particolarmente aggressiva e invasiva. Una vera e propria macchina da guerra.
Originaria del Brasile si e' diffusa in altri continenti sfruttando "passaggi" transoceanici.
Si tratta d'un insetto davvero resistente e capace d'adattarsi ad habitat estremi e differenti da quello originario.
Caratteristica fondamentale: pervicace adattamento.

2) Per vocazione formichesca esistono specie di formiche nomadi, cioe' insetti che preferiscono migrare di continuo piuttosto che permanere in un luogo definitivo. Si tratta in genere di formiche che trasformano rapidamente l'ambiente in cui vivono: cosa questa che le spinge a migrare per procacciarsi nuove risorse.
Caratteristica fondamentale: continua opera di trasformazione dell'ambiente.

3) Si resta sempre sbigottiti di come ci s'accanisca nel tormentarsi l'un con l'altro su d'un minuscolo pallino sospeso nel nulla [che poi sarebbe la Terra].
La questione monetaria in Europa ad esempio. Per quanto sacrosanta sia la lotta all'elite finanziarie, e' chiaro che l'argomento serve a spostare l'attenzione da una forma di fascismo ben piu' pericoloso e strisciante: l'esofascismo.

4) METI (Messaging to Extra-Terrestrial Intelligence) e' anche noto come SETI (Search Extra-Terrestrial Intelligence) attivo perche' rispetto a SETI non si limita ad ascoltare segnali provenienti dal cosmo ma s'impegna a confezionarne per spedirli verso obiettivi come stelle e esopianeti. 


5) David Brin e' un astronomo e scrittore oggi consulente per la NASA
Brin ha proposto un sistema di controllo e l'applicazione di un protocollo censorio nei confronti delle operazione del METI. Brin ed altri scienziati, scrittori, politici e pensatori, sostengono che in assenza d'informazioni "piu' dettagliate" sulle intenzioni d'ipotetiche specie aliene "in ascolto" sarebbe il caso di limitare se non di bloccare tutte le comunicazioni intenzionali verso il cosmo.
Questo goffo e pavido atteggiamento che potrebbe essere sintetizzato come "il nulla e' pur sempre meglio di nulla" (urlato da un insignificante, piccolo pianeta come il nostro di fronte all'immensita' dell'universo) nasconde invece un radicato atteggiamento reazionario: una "guerra preventiva" verso un'ipotetica concorrenza schiavista: questi schiavi sono nostri e ce li gestiamo noi.
Tutt'al piu', dato l'evidente sovraffollamento, son certo che Brin sarebbe disposto forse a cederne una parte, magari quella piu' flessibile e meno specializzata. 


6) Nessuno si e' mai preso la briga di chiedermi se personalmente preferisco essere schiavo dei miei colleghi terrestri o piuttosto diventare schiavo (assieme a tutti i miei colleghi terrestri) d'una civilta' aliena tecnologicamente piu' avanzata della nostra.
Se me lo chiedeste, (ammesso che una civilta' cosi' superiore abbia bisogno della nostra manodopera) io dato che "mal comune mezzo gaudio" alla fine opterei per la seconda ipotesi. Sara' pure che son cresciuto con troppi telefilm di terrestri organizzati in resistenza contro gli alieni invasori, ma obiettivamente la trovo una prospettiva quantomeno piu' eroicamente esotica.

7) il programma minimo contro quest'esofascismo conclamato prevede due tipi d'operazioni:
- intensificazione del progetto METI con la creazione di METI indipendenti dotati d'antenne per spedire messaggi nello spazio. L'acquisto di tale strumentazione dovrebbe avvenire per azionariato popolare con una forma di raccolta fondi non dissimile a quella del crowdfunding (ne approfitto per ricordare che il nostro terzo disco e' pre acquistabile, proprio in crowdfunding su questa pagina). 
- accelerazione delle operazioni di terraforming del pianeta Marte da parte d'organizzazioni civili e relativa costruzione d'una "arca" per l'invio dei primi coloni sul pianeta rosso.

8) Solenopsis invicta e formiche nomadi sono specie che, in piccoli spazi, non possono coesistere.
Beninteso se lo spazio a disposizione diventa quello della superficie di Marte le due specie possono allegramente collaborare ad un progetto di terraforming di cui, per sommi capi, vado ad illustrare le fasi preliminari del mio progetto.


Questo e' il modulo di sopravvivenza/colonizzazione (cliccaci sopra per vedrlo interamente) per le formiche cosmonauta, gia' dispiegato sul pianeta Marte.
Nella capsula piccola le formiche sopravvivono il tempo necessario per creare l'ambiente "terrestre" nella capsula grande. Una volta terraformato lo spazio della cupola grande, le formiche possono passare attraverso il tubo sul suolo marziano e iniziare l'attivita' di costruzione sotterranea ed espansione del formicaio.
Il silos di metallo contiene le riserve iniziali d'acqua, ossigeno e spore. Questi elementi vengono sparati mediante il tubo corrogato nella capsula grande.
Il silos contiene anche l'unita' di controllo per la trasmissione e la ricezione. La capsula maggiore e' equipaggiata con telecamere e sensori che consentono all'unita' centrale di decidere quando il suolo marziano e' pronto per essere colonizzato e per spedire immagini della vita del formicaio a Terra.
La piramide piu' vicina all'osservatore e' il modulo dei pannelli solari ad alto rendimento. Mediante questa si alimenta il silos e l'unita' centrale di controllo.
L'antenna ha una sorgente d'energia autonoma (la seconda piramide di pannelli solari) e naturalmente serve per la comunicazione con la Terra.

L'obiettivo e' quello d'iniziare la propagazione d'atmosfera con ossigeno per mezzo delle gallerie scavate dalla formiche che, si spera, riescano a trovare una modalita' "protetta" d'interazione con  l'ambiente circostante.
Quest'attivita' e' demandata principalmente alle formiche nomadi, mentre le s
olenopsis invicta (i maschi e le femmine alati) avrebbero il compito di tentare la colonizzazione verso zone piu' periferiche al modulo sopravvivenza/colonizzazione.

Ovviamente per ogni specie andrebbe inviato un modulo separato. Ovviamente piu' moduli per specie collocati su diverse regioni del pianeta. 

Durante il viaggio dalla Terra a Marte le formiche vivrebbero in una soluzione gelatinosa (messa a punto e commercializzata dalla NASA) nota come Antquarium.   

mercoledì 2 maggio 2012

Il crowdfunding e' come una carota: se ci passa sopra una cavalletta sa di cavalletta, se ci passa sopra una lumaca sa di lumaca - di Cobol




Ecco, l'antefatto lo conoscete. Oppure no. 

A pochi giorni dalla partenza della nostra campagna di crowdfunding per il finanziamento del nostro terzo disco "Musica per Colonie Extrasolari" ci viene gia' da fare qualche riflessione.


A sinistra il conto alla rovescia che puo'
portare alla "morte"
del progetto, a sinistra la barra
del finanziamento che
cresce sempre troppo lenta 
Questa volta lo facciamo tirando in ballo direttamente due interlocutori che sull'argomento hanno cose da dire: Francesco D'Amato docente presso La Sapienza che sul crowdfunding (ed altro) studia, scrive e ragiona, e Il Critico della Vita, agitatore culturale con cui gia' avemmo uno scambio a tal proposito (o su qualcosa del genere).
Quella stessa sera c'erano anche Dorita De Miguel e Andrea Pontara dei The Banditi che non tiro in ballo esplicitamente solo perche' non hanno un blog personale su cui rispondere ma i cui interventi sono, come quello di chiunque altro, assolutamente graditi.



Diciamolo subito: quando entri nel tunnel del crowdfunding diventi un bel rompipalle.

Ecco i due punti di vista: 
1) tu, col tuo pannello di controllo che ti aggiorna sulle quote vendute in cui da una parte c'e' il conto alla rovescia dei giorni che ti sei dato per racimolare i soldi e dall'altra la barra d'incremento che s'allarga ad ogni benedetto e benvenuto acquisto di una quota [la vedete nell'immaginina]: in generale due movimenti inversamente proporzionali perche' piu' quote vendi, meno (almeno nella stragrande maggioranza dei casi), opportunita' di raccogliere altri fondi hai (ma questo e' il punto della discussione e ci tornero' sensatamente piu' avanti perche' detta cosi' pare una via senza scampo). 
2) i tuoi amici, amici d'amici, conoscenti che faccia a faccia, via social network e per posta elettronica, per mesi non ti sentono parlar d'altro che della necessita' di raccogliere soldi per il tuo progetto. Si come se tu fossi l'unico ad aver bisogno di soldi. 
Si perche' il crowdfunding, anche qui nella stragrande maggioranza dei casi, poggia proprio su una sorta d'economia informale in cui i primi ad essere "spremuti"  sono proprio amici, parenti e conoscenti.
Poco male si dira', almeno nel nostro caso, tanto prima o poi i suddetti il nostro disco se lo sarebbero comunque comprato (forse).
Si, ma cosi' in effetti non puo' funzionare. I gradi di separazione che un tal meccanismo, cosi' impostato, puo' raggiungere sono forse troppo pochi; forse troppo poco virtuosi. 

Quindi cari amici, amici d'amici, parenti e conoscenti sappiate che abbiamo comunque bisogno del vostro denaro ma che almeno nella nostra campagna non siete voi il target privilegiato. Questo anche perche', come si diceva prima, cosi' facendo, quando sono finiti gli amici e i parenti hai pure finito i finanziatori.

La mia opinione in tal proposito e' che, in caso di crowdfunding, c'e' bisogno di un approccio piu' "spegiudicato" e insieme piu' rilassato rispetto al denaro; una di quelle cose che ti dici quando devi affrontare qualcuno verso cui hai soggezione psicologica: "evvabbe' si tratta per sempre di una persona". 
Qui si tratta si di persone, ma sopratutto di spiccioli (ma a ben vedere e' forse proprio questo parte del problema).
Cosi' io ed Emiglino Cicala (il mio cantante front-bot) ci siamo messi a ragionare su dove trovare i soldi e ci e' venuto in mente un vecchio adagio citato da Andrea Natella: "i soldi sono laddove sono sempre stati".
Ma procediamo per gradi.

Una volta sentii, non ricordo dove, un tipo, di non ricordo quale organizzazione, che diceva questa cosa giusta (cito a memoria): "bisogna che ogni volta che si fa la spesa si trovi il coraggio di chiedere un po' di sconto all'esercente".
Io ricordo che fino ad un po' di tempo fa lo si faceva con i negozianti cinesi.
Ancora ogni tanto lo vedo fare nel negozio cinese della "qualsiasi" situato sotto la casa in cui abito.
Beh comunque lo fai ancora se compri nel mondo dell'usato, ad esempio. 
Non lo fai al supermercato, perche' ti vergogni. Poi perche' pensi che il commesso in effetti non puo' prendersi la liberta' di praticare degli sconti. Dovrebbe chiamare il direttore. Che e' poi un commesso pure lui ma con piu' responsabilita' e rancori da parte dei colleghi. In effetti dovrebbe chiamare qualcuno presso la multinazionale per cui lavora producendo file mostruose alle casse.
Lo si potrebbe fare presso i piccoli esercenti. Ma li generalmente le cose sono piu' costose; quindi o proprio non ci entri oppure se ci entri e ti fanno lo sconto alla fine le cose le paghi come al supermercato. 
Comunque il chiedere lo sconto e', almeno in parte cio' che prima ho definito "avere un rapporto piu' rilassato verso il denaro", perche' alla fin dei conti: ma chi l'ha detto che quella cosa debba costare proprio quel prezzo?
E' un po' come quando ti fai il pane in casa e capisci che non c'e' una legge che obbliga le persone a comprare il pane nei negozi (perche' alla fine uno un po' lo pensa). Ti puoi comprare la farina e fare il pane senza il lievito: risparmi un sacco di soldi, non mangi il lievito, hai sempre il pane fresco e sopratutto ne mangi di meno perche' ogni volta che ti viene voglia di pane ti devi mettere li ad impastarlo e cuocerlo. Vabbe'. Rinunci. 

In questa esoterica ripartizione commerciale della citta' (almeno a Roma e' cosi') io non ho mai ben capito perche' alle pompe di benzina ci sono solo indiani [cosi' come nei fiorai che per motivi inspiegabili restano aperti tutta la notte (ma questa e' tuta un'altra storia)], nei negozi della "qualunque" i cinesi, e i verdurai, i fruttivendoli sono prioritariamente appannaggio degli arabi (mi scuso per l'approssimazione etnica).
Comunque il punto e' che sulla strada che porta alla casa in cui abito c'e' un fruttivendolo gestito da arabi (alla cassa c'e' il loquace Mustafa) che quando ti dice il prezzo aggiunge sempre "se ce l'hai": "un euro e trenta, se ce l'hai".
Io la prova di dire che l'euro e trenta non ce l'ho non l'ho mai fatta. La faro' una volta o l'altra eventualmente per smascherare il bluff. Ma il punto e' un altro: in effetti gli arabi sembrano, almeno in questi casi, avere un rapporto piu' rilassato col denaro. Mi pare. 
Mi pare siano piu' disponibili a trattare. Piu' metaforici rispetto al, concetto di prezzo (almeno nel campo degli ortaggi sul petrolio proprio non saprei). 
La frutteria di Mustafa si trova in un quartiere "benestante" di Roma: il quartiere africano. Io non ho visto mai nessuno dire a Mustafa che era completamente sprovvisto dell'euro e trenta. Tuttavia immancabilmente gli altolocati indigeni si autopraticano sempre un po' di sconto su quei decimi di euro che Mustrafa non pretende con pignoleria. L'ero e trenta diventa sempre un euro.
Insomma, morale della storia, i soldi sono un po' cosi': io te li chiedo (anche se non ho titoli per farlo. Ma questa e' una cosa che chiarisco nel prossimo punto). Tu me li dai, se ce li hai.  

Veniamo invece alla "spregiudicatezza" (ovviamente si fa per dire) e al fatto che nel frattempo il denaro non e' sparito ma e' laddove e' sempre stato.    
Proprio perche' non vorremmo far diventare questa campagna di crowdfunding la tomba delle nostre poche relazioni amicali, qualche sera fa ci siamo messi a scrivere a banche e fondazioni mail molto garbate in cui esponevamo il nostro progetto e chiedevamo loro di contribuire magari acquistando anche una sola copia del cd.
"Lo sappiamo bene che voi vi occupate d'altro" dicevamo, ma "d'altro canto noi i soldi li dobbiamo chiedere a chi ce li ha".
E passato troppo poco tempo e siamo sicuri che il caso sara' vagliato nella prossima assemblea degli azionisti. Siamo pazienti. 
Avremmo voluto scrivere anche ai giornalisti musicali. Poi non l'abbiamo fatto perche' loro sono abituati a farseli regalare i cd. Si chiama deformazione professionale.

A notte fonda abbiamo scritto all'ASI [l'Agenzia Spaziale Italiana] che inspiegabilmente, assieme all'ESA [Agenzia Spaziale Europea] e' l'unica a non aver ancora usufruito dei nostri servigi astro musicali.
Qui la mail e' incontestabilmente piu' severa e la riporto integralmente.


Gentile ASI, 
lasciate che esprima tutta la mia ammirazione per il lavoro che fate in condizione economiche a dir poco metaforiche. 
Devo tuttavia notare che dal punto di vista della comunicazione siete piuttosto mal organizzati. Basti pensare a come negli anni Sessanta il programma spaziale statunitense era supportato dalla comunicazione. Ma anche quello sovietico era piu' supportato del vostro con vere e proprie correnti artistiche come il Suprematismo e il Cosmismo che esaltavano l'eroismo del viaggiare nello spazio. 
Bene erano tempi diversi. Pero' a ben vedere non c'era un bimbo dell'epoca che non volesse diventare un cadetto spaziale o un cosmonauta e questo immagino condizioni le scelte dei futuri contribuenti sul come orientare le spese in campo scientifico. 
Ma immagino che siano cose che gia' sapete e su cui avrete fatto riflessioni. 
Sono parecchi anni che faccio musica e video utilizzando l'immaginario dell'esplorazione spaziale. Non e' un immaginario che effettivamente vada per la maggiore. Lo capisco bene. 
Si potrebbe addirittura dire che la vostra poca capacita' d'esaltare l'immaginario spaziale mi danneggi.

 Due cose: 
 - sto producendo mediante crowdfunding (microfinanziamento popolare) il mio terzo disco "Musica per Colonie Extrasolari". Per inciso forse il crowdfunding potrebbe essere una strategia di raccolta fondi che potreste utilizzare anche voi per piccoli progetti (come ad esempio la comunicazione sui vostri progetti o sullo spazio in generale). 
So che non avete soldi ma anche una sola copia 5.00 euro aiuterebbe il progetto ad essere finanziato (lo sto chiedendo a chiunque e ho pensato perche' non a voi che lavorate nel "mio stesso campo"). 
- Dovesse occorrervi una mano in campo "artistico" comunicativo, ma anche scientifico, non esitate a contattarmi. 
Per il programma spaziale lavoro gratis.

Bene, allora buon lavoro, grazie per l'attenzione e ci si vede nello spazio.


Cobol Pongide

L'ASI non ha proprio una lira. Un po' mi vergogno d'aver tentato di far leva sui loro sensi di colpa e d'inadeguatezza per estorcergli 5 euro.
Voglio invece essere ottimista e pensare che banche e fondazioni magari mi risponderanno e se non lo faranno e' perche', magari informalmente, gia' aiutano qualche band a prodursi il proprio demo.   




Insomma il cd lo potete pre acquistare qui e costa 5 euro piu' spese di spedizione. Se ce li avete.