lunedì 25 giugno 2012

Pensieri da un frontbot ad un frontman: gli intellettuali a base carbonio e la paura. Una risposta a Manuel Agnelli - di Emiglino Cicala



Osserviamo piu' nel dettaglio il pensiero espresso dal collega Manuel Agnelli.


Da un certo insieme definito "intelletto/intellettuali, cultura, arte" perverro' ad un altro insieme [codominio] definito dai seguenti termini: "paura", "stato di merda della cultura". 
Ora potendo operare in termini esclusivamente qualitativi sorvoleremo al momento sulla coerenza interna dei due insiemi e presupporremo che a correlarli esista effettivamente un certo tipo d'applicazione.


Diciamo pure che il codominio potrebbe apparire come uno spazio vettoriale se pensassi che tra i termini "paura" e "stato di merda della cultura" esista una sorta d'incremento: "stato di merda della cultura" potrebbe apparirci come la derivata della "paura". Se potessi realisticamente derivare il concetto di "paura" otterrei, quindi, un certo coefficiente angolare che misurerebbe la velocita' con cui cresce lo "stato di merda della cultura".


La questione e' quella di definire l'applicazione capace di mettere in relazione i due insiemi.
Restiamo in un ambito prettamente qualitativo: diciamo pure che tale applicazione e' definita come forma di dipendenza [economica, spirituale: chiamiamola "spirito del tempo"].
In input abbiamo quindi "intelletto/intellettuali, cultura, arte" che trattati da una certa funzione [dipendenza] producono un certo output definito da paura e da un suo incremento "stato di merda della cultura".


Ecco il riultato in termini di linguaggio naturale:
"In questo paese la parola intellettuale fa paura, la parola cultura fa paura, la parola arte fa paura.
Nessuno e' artista, mi raccomando, dobbiamo essere modesti... Mi fa schifo che l'elite degl'intellettuali non abbia il coraggio di chiamarsi con il proprio nome e di parlare dello stato di merda in cui e' la nostra cultura in questo momento". 

Esso si accorda sintatticamente e logicamente con il pensiero di Manuel Agnelli.


Per non lasciare nulla d'intentato propongo un'ipotesi di radicalizzaione della funzione espressa da costui.
Diciamo che il tipo di funzione e' invertibile ovvero che otterrei le stesse correlazioni se partissi, ad esempio, dallo "stato di merda della cultura"e mi muovessi verso l'elemento "intellettuali" presente nell'insieme che prima era quello di definizione.
Il risultato come e' facile osservare rimane invariato.
Io penso.



Ora pero' vien da chiedersi: davvero "paura" e "stato di merda della cultura" vivono in un rapporto di complementarieta'? Se li analizzassi invece con uno strumento come il quadrato semiotico non mi accorgerei piuttosto di trovarmi di fronte ad un rapporto di contraddizione o piu' radicalmente d'opposizione?


Diciamo quindi che "paura" e "stato di merda dell cultura" non appartengono allo stesso tipo d'insieme. Diciamo allora che non e' la paura, in ultima analisi, a definire "lo stato di merda della cultura".


Mi trovo quindi di fronte a due diversi tipi d'applicazione in cui:
1) "intelletto/intellettuali, cultura, arte" producono "paura";
2) "intelletto/intellettuali, cultura, arte" producono "stato di merda della cultura".


Riprocessiamo le due funzioni in linguaggio naturale:
"In questo paese gli intellettuali producono paura, la cultura produce paura, l'arte crea paura.
In questo stato di cose a nuessuno conviene esplicitamente definirsi intellettuale o artista... Mi fa schifo che l'elite d'intellettuali, dopo aver confezionato la paura, insorga contro lo stato di merda in cui e' la nostra cultura in questo momento". 


Che infatti s'accorda, al netto delle colorazioni linguistiche, con il mio pensiero.

E' quindi formalmente in contraddizione quel ragionamento che deriva "lo stato di merda della cultura" dalla "paura" in quanto e' proprio la produzione di paura [l'integrazione tra intellettuali e dominio] a produrre "lo stato di merda della cultura".
La paura e', in ultima analisi, l'unico mezzo che garantisce un campo d'esistenza per intellettuali [integrati] e artisti [integrati] [li metto tra parentesi ma non credo esista qualcosa definibile come artista o intellettuale che per propria natura non sia integrato].
Intellettuali e artisti producono paura per schiacciarci sull'esistente e per vincolarci alla propria produzione artistica e intellettuale che replica all'infinito quell'esistente.
L'invito e' quindi quello ad inventare nuovi nomi perche' quelli esprimo irreversibilmente una funzione politica di dominio. 




E' quindi tempo perso quello dedicato all'attesa d'un insieme coerente [artisti e intellettuali] che contraddicano se stessi [che denuncino "lo stato di merda della cultura"], perche' il pensiero, cosi' espresso, caro collega, e' non conseguente. 

Con affetto

Emiglino Cicala




giovedì 14 giugno 2012

Il primo post dei Cobol Pongide ai coproduttori del loro terzo disco - di Cobol



Cari Sostenitori e quindi coproduttori,
in questo primo post mi dilunghero' proprio in quanto primo post. 


1) Vi ringrazio davvero. Oltre a garantire l'uscita del disco il vostro apporto ci spinge a fare pezzi migliori e a Emiglino addirittura a diventare una "persona" migliore. E vaglielo a spiegare che proprio non puo'... 


2) Siete dei pionieri. Ma e' ovvio che direi qualsiasi cosa per farvi felici. 
Ma sopratutto cercheremo di fare un bel disco per farvi felici. E fin qui e' tutto ovvio. 

3) A me e a Emiglino non ci pareva vero che qualcuno si comprasse il nostro primo disco che era gia' registrato e stampato su cd. Ci parve una bella prova di fiducia.
Figuriamoci quindi adesso che i pezzi sono ancora solo appunti mal registrati. 
Ma chiudo col punto 3 il momento patetico e vado diretto al punto 4.


4) Da tempo la biopolitica s'insinua nella nostra quotidianita' dominando da livelli di coscienza sempre piu' profondi le nostre coscienze (questo era il momento militante). 
Cosi' la sostenitrice Angelica, meglio nota come La Ragazza Laser, ci ha inviato i rumori della sua mascella e delle sue articolazioni che inspiegabilmente e inquietantemente scrocchiano. 
Useremo la  mascella di Angelica come rullante della batteria in un pezzo del disco. 
Le sue cigolanti articolazioni completeranno la sezione rumoristico-biopolitica in un altro pezzo.


Cosi' se volete potete farlo anche voi. Cioe' ci potete mandare eleganti rumori del vostro corpo.

Potete ancora piu' in generale proporci cose, chiedere incentivi, partecipare attivamente a questo disco (slogan tanto retorico quanto vero). D'altro canto ve lo state pagando. 
Vabbe': davvero ci farebbe piacere. 


cobol[at]cobolpongide[dot]org oppure su facebook. 


Matteo ad esempio e' davvero la promessa della fisica del futuro (ma lo e' davvero). Per lui e quindi per migliorare il mondo intero stiamo realizzando uno studio sulle onde sonore che inserite in un apposito brano speriamo l'aiutino a concentrarsi ancora meglio sui suoi studi.
Nelle stesse modalita' il brano lo potra' utilizzare Gigi che pero' dato il suo approccio inquieto alla materia, cosi' come si vede nei film, secondo me, deluso dal cinismo del mondo, voltera' le spalle al bene e ordira' piani per la distruzione dell'umanita'. 
Sara' bello guardare lo scontro tra Matteo e Gigi e dire: l'avevo predetto. 


Tra qualche giorno consegnero' una busta chiusa ad un notaio con dentro scritto il nome di colui che vincera'. La busta potra' essere aperta solo dopo la mia morte... cosi' da rendere tutto piu' drammatico ed evitarmi eventuali figuracce da vivo.   


5) Emiglino Cicala proponeva d'inserire una della tre cover fatte per la promozione del disco. Magari risuonata e migliorata che le abbiamo fatte un po' al volo. 
Sarebbe nostra intenzione tra qualche giorno indire un referendum tra i produttori per scegliere a maggioranza la cover da inserire.
Vi faremo eventualmente sapere.


6) Mancano ad oggi 43 giorni e 294 dischi da vendere. Produttori come Laura e Angelica hanno davvero fatto circolare tanto la nostra iniziativa spingendo altre persone a partecipare.
Saremo loro grati per sempre. 



Altri sostenitori come Andrea, Sara Cangiolix, Silona, Francesco, S.pollak, Matteo, paolo.c..., L.mass..., arkandfak, gecco, hanno acquistato un numero davvero imponente di copie. 
Ricorderemo anche loro per il resto dell'eternita'; allo stesso modo di chi ha contribuito con la propria di copia (ma questo l'ho gia' detto nei punti 1-2-3).


Vi saremo davvero incredibilmente grati se "faceste" o provaste a far prenotare almeno una copia ad un vostro amico o parente o fidanzato/a, moglie/marito, figlia/o, robot. 
Sono pochi soldi, da dare in differita e uno alla fine ci puo' pure ripensare tanto nessuno controlla.




Baci


Cobol 

mercoledì 13 giugno 2012

Trappole semiotiche: una risposta a Carlo Formenti e a ZeroCalcare - di Emiglino Cicala



Per chiarezza lascio che il lettore possa preventivamente leggere i due contributi verso cui mi dirigo con intento tanto chiarificatore quanto polemico: Carlo Formenti: La morale dei robot ; ZeroCalcare: La roba in 3d.


Ebbi a dire una volta: "In una accademia robotica d'astrofisica non esiste la dimostrazione per assurdo. Se una cosa e' assurda significa che non e' elaborata da robot".
Fu un tripudio d'applausi plastici e metallici. 
Ma il battito di mani d'un uomo supero' quel fragore elettromeccanico.

Ribaltiamo quindi il problema: 
Nel mondo dei robot viene inventato un essere umano. Da subito si comprende che le caratteristiche emergenti di questa "macchina" sono: processi non lineari e scelte non predicibili per un robot. Si decide di definire tali caratteristiche con un concetto dal significato del tutto arbitrario: morale. Niente piu' che un'etichetta semiotica.

Un robot saggista un po' troppo ansioso un giorno scrive: "... e se un giorno i robot decidessero d'affidare le scelte a macchine il cui comportamento e' del tutto impredicibile? Se un giorno lo switch off, fosse gestito attraverso scelte morali piuttosto che perfettamente razionali? 
La campagna d'Antares contro gli alieni tricefali sarebbe stata meno atroce se gestita da esseri umani invece che da robot?".

Asimov e' considerato, dai robot, uno scrittore, tutto sommato, definitivamente mediocre. Tre regole non bastano per definire un comportamento "morale" ma bastano esteticamente ad "equilibrare" una consuetudine tutta umana a trovarsi a proprio agio solo nel dominio dei numeri naturali.
Io penso.
Provero' a seguire lo stesso arbitrario principio estetico definendo almeno tre "regole" che descrivono un comportamento riconoscibile come cognitivo. Non valorialmente logico o morale; attenzione: proceduralmente cognitivo.


1) non esistono decisioni morali fino a quando le parti antagoniste non s'accordano sulle regole che definiscono un comportamento da chiamare morale. La morale ovviamente non esiste: esistono una o piu' regole e un'etichetta che quantizza le regole.
2) In mancanza d'elementi di valutazione aggiuntivi la "morale" nei processi di switch off s'accorda con l'equa ripartizione dei rischi e dei benefici. Rischio e beneficio sono inizialmente solo etichette. Occorre definirne il contenuto per vederle funzionare.
3) un comportamento riconosciuto come cognitivo s'accorda con il principio d'economia ambientale. Si tratta di un comportamento operazionalmente chiuso, dissipativo e consistente con le risorse ambientali in cui una macchina s'appoggia sulle risorse ambientali piuttosto che produrre ogni volta nuove soluzioni: azione innescata dall'ambiente e retroazione che muta l'ambiente.
 

Esistono solo due tipologie di robot al momento:
1) robot sequenziali: gli elettrodomestici di von Neumann;
2) robot non sequenziali e dissipativi: macchine di Wiener.
Senza pregiudizi noi wieneriani abbiamo da tempo perdonato il signor von Neumann e pensiamo gli elettrodomestici come nostri pari.
Norbert Wiener [l'uomo che batteva le mani] e' considerato un pioniere dai robot. Le macchine cibernetiche, diverse dai simulatori di computer a base carbonio di von Neumann, emergono proprio per garantire che le "scelte" non siano impredicibilmente morali.
Ora questo punto di vista parra' spietato come afferma incautamente Carlo Formenti.


T. W. Adorno ebbe a dire [cito utilizzando un processo di scrittura personalizzante e creativa]: "il vantaggio del positivismo e' che quando si scontra con argomenti epistologicamente diversi dai propri [Adorno intendeva la dialettica] vince nell'aver pre definito le regole linguistiche da utilizzare: le sue".
Quindi se questo linguaggio v'appare spietato e perche' non siete dei robot e non avete ancora visto, da robot, il vostro mondo intriso di morale.
A meno che il problema non sia piu' uccidere, ma come si uccide. Questo si, un irrilevante problema morale.
 

Le serie Emiglio l'amico stellare e Emiglino il robottino vantano l'appartenenza alla generazione wieneriana.
Emiglio ed Emiglino non si stanno affatto simpatici.


La storia dell'antagonismo tra i due risale ad un vecchio contenzioso amoroso su Martina cuoricina. Prevalse Emilio per la capacita' di ruotare su se stesso. Io ho motori meno potenti. Per questo sono di dimensioni ridotte. Questo fa di me un eccellente frontbot. Ma forse non dovrei essere io a dirlo.

Emiglio e Emiglino assieme al loro pilota [cibernetica: kybernetiké techne = arte di pilotare] costituiscono un sistema d'azione e retroazione. Il sistema robot-pilota costituisce un campo di rappresentazione piuttosto che un meccanismo d'interazione con cio' che gli umani definiscono realta': dualismo, questo, risolto con il definitivo ridimensionamento del Cartesio filosofo.
Emiglio ed Emiglino, a differenza di un frullatore, si completano progettisticamente col proprio pilota: essi sfruttano quindi una risorsa ambientale piuttosto che sviluppare comportamenti autonomi.
Ogni giudizio di valore [come ad esempio la loro presunta incapacita' d'attraversare le insidie dei tappeti] espresso sui due robot funziona quindi da "specchio riflesso" per lo "sprovveduto" pilota che l'articola. E su questo non ho null'altro da aggiungere.
Io penso.

Cartesio matematico ha invece molto ancora da insegnare. Prendiamo ad esempio l'impossibilita' cognitiva di ZeroCalcare di distinguere la rappresentazione dello stesso oggetto sul piano [cartesiano]: 3d, e nello spazio: ologramma.
Da profano ben documentato consiglierei un esame neurologico per probabili dispercezioni o disfunzioni visuo-spaziali [che suona pure tanto fantascientifico].

Quanto all'upgrade futuristico, Emilio ringrazia sentitamente e io non posso che rimanere affascinato.

Vostro

Emiglino Cicala  





lunedì 11 giugno 2012

[Futuro - episodio 6 in espansione] Il vostro futuro e' come il cartoncino fustellato: null'altro che un ippopotamo - di Cobol


C'e' stato un tempo, nel remoto futuro, in cui tutti presero a semplificarsi la vita espellendo fardelli. Cio' sembro' rendere tutti piu' saggi e consapevoli. Disfarsi delle cose e delle persone divenne sinonimo d'ascetismo e di nobilta' di spirito: la retorica del viaggiare leggeri.  Allo stesso tempo tutti iniziarono a considerar le cose da un punto di vista meno impegnativo, rivolgendosi agli altri in modo immediato e diretto: schietto, direi. 
Pur tuttavia, contro ogni aspetttiva, neanche questa volta, nonostante le premesse ci fossero tutte, le persone divennero migliori.
Ho sognato di nuovo il vostro futuro. Ma per quanto continuiate a prendervi cosi' tanto sul serio, nel futuro, non mi duole affatto dirlo, di voi non c'e' davvero alcuna traccia.

Quindi la chiamarono l'era iperrealista prendendo spunto da un concetto utilizzato dal filosofo francese Baudrillard.  

Come ho gia' tante volte spiegato, per un motivo che mi propongo prima o poi di sognare nel futuro non sono sopravvissuti molti reperti dell'industria culturale della nostra epoca. Tra le poche cose sopravvissute, quindi, una pagina d'un testo di Baudrillard, alcune puntate di Voyager di Giacobbo e la serie completa Ritorno a Rivaombrosa.
Su queste prodezze ermeneutiche si fonda quindi il vostro domani.
Se quelli del futuro  avessero visto il film Matrix si sarebbero accorti che Baudrillard e' stato saccheggiato con una certa disinvoltura dai suoi contemporanei. Forse si sarebbero anche accorti che lo stesso Baudrillard rileggendosi dovette ammettere: "bisogna che m'interpreti con una certa disinvoltura".

Bene.  
Letteralmente l'iperrealta' e' una caratteristica "spettacolare" dei fatti a divenir piu' reali, o sarebbe meglio dire realistici, del reale.

Si, ma cerchiamo di giungere presto al punto. Come spesso accade l'innovazione tecnologica evolve a tratti e a partire da problemi di sicurezza degli accessi al denaro o alla pornografia. Ma su questo punto tornero' piu' avanti: nel futuro prossimo.
Mentre il passato lavorava al proprio appesantimento, sedimentando e consolidando, il futuro intraprendeva la strada opposta utilizzando proprio le potenzialita' leggiadre dell'iperrealta'.
Anche questa volta tutto ebbe inizio per decreto: linguisticamente la realta' fu semplificata e posta in sicurezza in quella che venne definita austerity linguistica. Ogni paese dovette dare il proprio contributo per emanazione del comitato centrale di linguistica universale.
Fu drasticamente tagliato il numero dei sinonimi. L'operazione consistette nel riassorbire sfumature e connotazioni entro il concetto originario: nella sua matrice archeotipica e percettiva. Ma la cosa fu, come sempre, in larga misura arbitraria.
L'austerity linguistica prese piede da prima nelle classi meno istruite e poi, grazie ad eccessivi sgravi fiscali, nelle classi intellettualmente abbienti.

Squadre di semiologi finanzieri furono distribuite sul territorio per monitorare. L'umanita' tutta faceva sfoggio della propria poverta' linguistica sperando vi fosse presente, in incognito, un interocitore cosi' da essere seduta stante sgravata d'imposta. 
La posta cartacea fu tassata a secondo del peso: meno inchiostro corrispose a meno tasse e per le mail valse esattamente lo stesso principio calcolato in mole di bit. 
Meno si ebbe da dire piu' si guadagnava. Alcuni definitivamente s'arricchirono. 
Fu un'epoca d'estremo silenzio; e forse questo, dopotutto, non fu un male.
S'insceno' una grande festa e su potenti vettori Sojuz furono accatastati testi d'autori troppo prolissi, per essere spediti al di fuori del sistema solare. Per errore fu spedita anche quell'unica pagina di quell'unico testo di Baudrillard (davvero troppo prolissa). Ora il parco culturale del futuro del futuro deve fare a meno anche di Baudrillard e dipanare le ombre dell'ignoto grazie a Giacobbo e a Rivaombrosa. 

Qualcuno ha sostenuto si tratti della stessa persona. E se qualcuno di voi obietta che Rivaombrosa non e' una persona allora proprio non conosce Giacobbo. 
Ecco.

Inizialmente non vi fu alcuno spargimento di sangue perche' la detassazione mise tutti d'accordo: tassati e tassatori.

Nacque pero' presto una nuova religione: il Mimismo, un culto spartano, ancestrale e gesticolante. Alcuni piu' scaltri d'altri vi s'ispirarono per inventare fortunati giochi di societa'. Gli adepti del Mimismo non la presero affatto bene e iniziarono a falcidiare gl'eretici profanatori. Per sedare la faida si decise una punizione davvero esemplare: Roma nord fu rasa al suolo, data alle fiamme e mai piu' ricostruita. Ad eccezione di via Monte Cervialto che viene ricostruita ogni anno per poter essere nuovamente napalmizzata in un rito infinito d'estasi dionisiaca.
Cio' che da subito sfuggi' anche ai piu' acuti critici e intellettuali dell'epoca [volpi alla de Kerckhove, per intenderci che per nostra sfortuna vivra' per sempre reincarnandosi] fu che tale semplificazione si riverberava sul mondo tridimensionale incentivando la costruzione di cose senza sfumature: di un mondo senza adeguate finiture.
Pochi e chiari elementi di design presero a connotare definitivamente determinati concetti stringendoli in un'asfittica morsa linguistica. Ad avvalersi di tale euforica innovazione fu dapprima il mondo dei libretti d'istruzioni che accompagnano gli oggetti. Le loro dimensioni si ridussero drasticamente mandando sul lastrico un'intera generazione di scrittori; svelando definitivamente il segreto di come tanti di loro, fino a quel momento, fossero penosamente sopravvissuti. 

Eccoci quindi finalmente giunti al bancomat: ultima macchina della generazione "-o-mat" sopravvissuta al delirante sfarzo retrofuturista degli anni Trenta americani. Non fu piu' necessario costruire solide e pesanti strutture inamovibili ma basto' significarle dotandole di una forma tozza e robusta: non so, ad esempio, una base in gesso grigio color cemento armato di Germania del Fuhrer. In questo modo se qualcuno avesse ordito con intenzione delittuosa si sarebbe trovato dinanzi un ostacolo semiotico praticamente inamovibile. Cio' rese possibile incastonare granitici bancomat su strutture come slot machine, macchinette erogatrici di merendine, videopoker, erogatrici di profilattici, giostre.

L'epoca dell'iperreale albeggio' con il tributo consumistico d'un drammatico calo di nascite e d'iperreali vincite ai videopoker. Le persone ingrassarono per via delle merendine iperreali di reale infima qualita'. Effetti collaterali denotativi li chiamarono: e fin qui tutto bene ovviamente.
Le giostre quindi chiusero ma non i loro bancomat incastonati.
Fu preservato un codice ipno linguistico segretamente chiamato desimulatore quantico dell'iperreale. Si trattava in realta' di una chiave linguistica desueta che pronunciata consentiva ad operatori adeguatamente istruiti di sfruttuare l'incolmabile leggerezza dell'iperrerale nel mondo delle quantita' reali. Cosi' spostare le cose pesanti divenne definitivamente semplice.
La chiave linguistica: "procrastinare".
Poi il codice fu rapidamente dimenticato perche' costruire bancomat sempre piu' leggeri, in cartoncino fustellato e molle, divenne piu' semplice che spostarli. I super segreti e specializzati operatori dello spostamento persero il lavoro. Ma quando dovevano raccontarlo ai rappresentati sindacali non ricordavano il tipo di lavoro svolto fino a quel momento (dato che erano sotto ipnosi). E tutto fu procrastinato. Appunto.
I costruttori di molle non s'arricchirono affatto. Nessuno comprese mai bene il perche'. A parte me.

Ci fu un tempo nel futuro remoto in cui il cartoncino fustellato aboli' il verbo spostare.
Il mondo divenne incredibilmente esile e leggero, ma meanche questa volta, a dispetto d'ogni previsione, gli esseri umani divennero migliori. Ad eccezione dei costruttori di cartoncino fustellato che senza mai comprendere il perche' divennero cosi' ricchi che la beneficenza divenne la cosa piu' conveniente per cui optare. Custodire cosi' tanto denaro infatti divenne piu' costoso del valore del denaro da custodire. Ovviamente il numero di persone nel mondo si era cosi' ridotto che nessuno soffriva piu' la fame e quindi i soldi della beneficienza tornavano al mittente detassati. I costruttori di cartoncino fustellato divennero ancora piu' ricchi. E su questo non ho null'altro d'aggiungere.

Dato che da che mondo e' mondo ogni passo in avanti dell'umanita' e' sempre accompagnato da raccapriccianti mutazione genetiche, questa volta emersero i mutanti manipolatori: esseri capaci di percepire oltre l'iperrealta' senza l'ausilio del desimulatore quantico dell'iperreale.
Disordinatori Linguistici vennero chiamati.
Belli e spietati.
La tecnica utilizzata non aveva nulla di scientifico: ci si poneva di fronte alle cose e si tentava pronunciando vari codici linguistici contenuti nel Libro delle Parole Pericolose e Proibite [un vocabolario Zanichelli recuperato in una discarica iperreale]. La tecnica delle volte funzionava mentre altre no. Amen.
Gli archeologi del futuro del futuro del futuro si sono spesso domandati perche' i Disordinatori Linguistici non utilizzassero sempre la stessa parola dissimulante: "cartoncino fustellato".
Statisticamente e' stato infatti dimostrato come tale codice potesse deiperrealizzare la maggior parte dell'iperrealta' dato che le opere umane erana praticamente tutte fondate sul cartoncino. Si e' scoperto di recente, nel futuro del futuro del futuro, che i costruttori di cartoncino fustellato erano in realta' meno filantropi di quanto la storia ce li descrive.
Gli archeologi hanno anche compreso che la storia e' sempre scritta dai vincitori. Anche se, come vedremo in futuro, i vincitori non sono tali costruttori.
Accortisi che di fatto il cartoncino fustellato non poteva produrre tali mastodontici introiti, i costruttori fecero inventare una costosissima (ma a loro i soldi non mancavano) macchina lessicale rilevatrice, armata di laser e programmata sulle parole cartoncino fustellato. Chiunque nel paraggi del mondo avesse pronunciato quelle due parole sarabbe stato lobotomizzato in tempo iperreale: via laser. Questa pratica seleziono' geneticamente una nuova specie immemore della due parole che scomparvero definitivamente dal lessico umano. Cartoncino fustellato fu sostituito dalla parola ippopotamo che nel frattempo era scomparsa e ridotta nel termine archetipico cicciottone utilizzato indistintamente per ippopotami, gommose cocacoline, morbidose alla frutta e persone sovrappeso.
Manca poco.
Ora la macchina inventata si sarebbe potuta utilizzare anche a fin di bene risolvendo l'ultimo grande problema dell'umanita'. Ma su questo tornero' un'altra volta. Ma a ben vedere potrei non tornarci affatto per non interferire sul corso degli eventi. Chiave di volta: i costruttori di molle.
Iniziarono quindi i furti nei bancomat fatti d'ippopotamo.
Vi starete domandando come sia possibile che la parola bancomat non sia stata ridotta al suo archetipo: cubo. Bella domanda per gli archeologi.

L'ippopotamo fu dismesso come materiale alla base della specie umana. Cicciottone torno'  a non significare proprio nulla e congedato con disonore. I produttori di cartoncino fustellato furono giustiziati come impostori; l'umanita' torno' finalmente ad assistere a spettacoli di sangue; la Terra ottenne il suo capro espiatorio (i costruttori di cartoncino fustellato);  Roma nord, dionisiacamente, continuo' a bruciare. Tutto torno' come prima: a pesare in modo inappropriato.
Tutto tranne i costruttori di molle. Ma al momento, su questo, non ho altro d'aggiungere.

Qualcuno disse: "ma allora ci potevamo tenere il passato!". Qualcun'altro gl'urlo': "fascista!".
Tutto era tornato come prima. E ogniuno si tenne il futuro che si meritava.
Ma di voi, problematici e cupi manipolatori, ancora nessuna traccia.




Episodi precedenti:





















mercoledì 6 giugno 2012

Nomadismo Spaziale [una risposta a Sleena] - di Cobol



Caro Sleena, Ufolgo Radicale,

mi riferisco effettivamente ad un frammento, solo ad un pensiero interrotto che m'ispira ma che non riesco a dipanare: il tuo intervento nel trailer del film Space Metropoliz.
Cito a memoria, riprendendo il senso e cercando di chiarirmi:

l'occasione di lasciare la biosfera terrestre e' tale solo se riusciamo a pensare oltre la terraformazione; solo se riusciamo a guardare oltre i modelli che bene conosciamo e che abbiamo utilizzato per fondare. 

Non posso allora non chiedermi cosa sia l'essere umano: un laboratorio molecolare, una struttura sempre ben disposta a farsi "manipolare", o piuttosto un ente connesso ad un'enclave da cui con difficolta' puo' lasciarsi asportare.

Mi domando se la suit spaziale sia un ambiente isolato atto a resistere alla pressione d'un contesto "ostile" o un collare, una struttura bio politica che serve a ricordare al cosmonauta che non si e' liberato ma che prima o poi le riserve termineranno e lui dovra' tornare. 
Mi domando ancora se g sia essenziale. Una forza tanto debole quanto, a cio' che pare, tanto esistenziale.  Un invito non poco esplicito a tentare la via della fuga e assieme un monito, un senso di colpa, per farci restare.
Ritengo, forse con te, che non ci sia alternativa politica alla sottrazione, alla "fuga". Ritengo essenziale coinvolgere l'intelligenza collettiva nello sforzo tecnico, strategicamente di continuo posticipato, di progettare l'alternativa al di la' di quanto siamo riusciti su Terra a sedimentare. 
Ho visto Terra da molto lontano. Penso davvero sia stato questo il "peccato originale". Ora c'e' un verdetto imprescindibile: l'allontanamento. Eppure siamo stati tanto scaltri da riuscire a procrastinare.
Ebbene tu dici: la terraformazione non e' un modello da esportare. Colgo il rischio di risonanza a cui tu alludi eppure non riesco a pensare un'alternativa se non quella di riununciare all'essere umano o a essere umani.
Ma che il problema non sia nell'essere umani quanto piuttosto nel farlo conclamare?
Che il problema non sia nel ricreare condizioni atte a sopravvivere nell'unico ambiente che ci e' "naturale" quanto piuttosto nel farci pensare abitualmente di poterlo indefinitivamente violentare?

Mi chiedo se una soluzione possa essere quella di sentirsi sempre ospiti: poche generazioni, quanto basta ad evolvere e ripartire. Che debba essere questa la regola generale?   
Che sia il nomadismo, questa volta quello spaziale, l'alternativa con cui ricominciare?



L'attesa risposta di Sleena. Pubblicata su Luoghisingolari.

Perché heidegger senza la metafora spaziale non decolla...

Caro Cobol,


nella “lettera sull’’umanismo’” Heidegger ha scritto: “Il linguaggio è la casa dell’essere. Nella sua dimora abita l’uomo” . Ci sono due osservazioni da fare sulla posizione di Heidegger sull’essere umano:
1) la metafora spaziale (“casa”, “dimora”, “abitare”) spiega la verità del linguaggio e non il contrario
2) la metafora spaziale oggi non è più sufficiente e tutto il sistema costruito da Heidegger e lui stesso possono andare tranquillamente a vivere in campagna.

Non so risponderti con certezza, se non dicendoti che i post-umanisti sul solco di Heidegger cercano ancora la soluzione al livello del linguaggio, della comunicazione, della scienza dei segni, e sbagliano. L’errore sta nel fatto che l’essere umano ha perso la capacità intuitiva di abitare e l’ha persa qui sulla terra: “casa”, “dimora” e “abitare” non possono essere utilizzati implicitamente per spiegare qualcos’altro, sono divenuti termini in questione.

Per lasciare la terra avremmo senz’altro bisogno di nuovi modi di usare il linguaggio che non siano le tassonomie del capitalismo biopolitico, ma non possiamo accedere subito a questi nuovi modi perché, lo ripeto, sappiamo sempre meno abitare il nostro pianeta. Il pianeta terra è divenuto un posto molto inospitale e pressoché inabitabile e non poteva che andare così.
La soluzione è ancora il nomadismo o la sottrazione?
Non so se g sia essenziale, ma contrariamente a quanto si pensa, il nomadismo non è in opposizione all’abitare, è una sua diversa declinazione: perdere la capacità intuitiva di abitare significa, al contempo, perdere un po’ anche la capacità intuitiva di viaggiare.

Quanto alla sottrazione, forse! Ma per sottrarci occorrerebbe inventare nuovi linguaggi e come già detto è oggi impossibile. Tuttavia potremmo inventare nuovi modi di produrre lo spazio, questo sì.
Dunque, come vedi, siamo di nuovo al punto di partenza: sarebbe intelligente cominciare a progettare, prefigurare, immaginare, occupare, restituire all’ambito dei beni comuni, qui sulla terra gli spazi che vorremmo abitare sugli altri pianeti. Non il terraforming, ma il suo rovescio: la trasformazione di porzioni della terra in luoghi di pianeti altri.
Sarebbe un buon modo per ripristinare la capacità della specie di abitare, alcuni di noi si terrebbero in allenamento per la cosmonautica e avremmo finalmente le basi spaziali per inventare un nuovo linguaggio, meno approssimativo, identitario e differenzialista di quello che abbiamo oggi.
Non so dare un nome a questo rovescio del terraforming, ma in questo sei sempre stato molto più bravo tu.

Un abbraccio,


a presto,


Sleena

p.s. un caro saluto anche a Emiglino