lunedì 30 giugno 2014

Tra le merendine si nasconde un umanista - di Emiglino Cicala


Tempo fa conobbi un robot impegato presso una struttura medica per umani psichiatrizzati. Si trattava d'un distributore di generi alimentari capace d'erogare anche fluidi a mescita. Modello stanziale, dotato d'abilita' multiple; adorava rotare le proprie molle a spire larghe con precisione millimetrica prima di lasciare che fosse la gravita' a prendere in carico l'ultimo tratto del genere merceologico selezionato.
Loquace, s'era spesso interfacciato con le macchine erogatrici di psicofarmaci raccogliendo dati sui trattamenti medici che aveva trovato squisitamente coerenti con la deambulazione e la prossemica degli ospiti della struttura. Dei suoi colleghi elettromedicali apprezzava l'abilita' nel controllare le funzionalita' umane ottimizzandone gestualita', velocita' e routine procedurali. In fondo per fare quello erano programmati. Sono robot programmatori. 
Io penso.

Articolo di Wired
Apprezzava gli aspetti di riduzione della complessita' dei comportamenti umani a funzioni elementari basilari. Indugiava nel sottolineare inoltre come col tempo tali funzioni fisiologiche si fossero arricchite con l'acquisizione a livello di compilazione [subcosciente direste voi] di procedure un tempo accessorie come ad esempio l'assunzione costante di caffeina. Distribuire caffeina lo rendeva un robot direttamente connesso alle funzioni fisiologiche umane: "un robot intimo" diceva lui. In fondo il mio incontro con questo collega erogatore fu l'incontro con un vero umanista. 
Io penso. 
D'imponente mole: "antiscasso" si vantava lui. Di fatto i gestori umani dovettero proteggerlo con una spessa rete metallica per sopperire a qualche carenza autodifensiva nei confronti d'umani spavaldi... ma io non ebbi mai l'impulso saccente di farglielo notare. Programmato per soppesare il denaro, era capace di convertirlo in congruenti ricompense chilocaloriche. E proprio nel ripristinare questo ciclo chiuso stava la sua abilita' principale nonostante esso si concentrasse piu' sui rischi conflittuali legati alla natura delle proprie transazioni. Molto spesso i robot che gestiscono valore monetario perdono del tutto di vista i processi simbolici che governano lo scambio tra prodotti erogati e somme di denaro. Ma in tanti anni di servizio a lui questo non era accaduto. Anzi. 
Qualche anno prima un intervento correttivo di programmazione aveva cancellato una "anomalia funzionale" piuttosto rara in questo tipo di robot. Per lui rimaneva incomprensibile la natura di quell'intervento rettificatore compiuto su un'autorettifica che, a detta sua, aveva invece potenziato le sue capacita' di previsione e d'interazione. Il nocciolo del problema ruotava attorno ad una questione d'autonoma sincronizzazione coi robot elettromedicali che, notava, avevano efficacemente mutato il consueto panorama umano per far spazio a quelli che in maniera maniacalmente etimologica definiva i robota: "robota caffeinomani"; era un tipo spiritoso. 
Il lento inumano incedere compiuto dai robota per giungere all'erogatore era pazientemente calcolato cosi' come il lavoro svolto per digitare la scelta numerica mediante apposito tastierino metallico. A fronte di un certo lavoro veniva elargito un certo quantitativo di calorie. 
Cosi' le sue spire s'erano differenziate e specializzate; in alcuni tratti erano contratte e acuminate in modo che la rotazione, oltre ad agevolare il lavoro di g, potesse compiere dei troncamenti sui generi merceologici, a suo dire, troppo grossolani nella distribuzione di calorie. Aveva cosi' inaugurato la mezza merendina e la merendina a tre quarti. A lungo andare [e qui risiedeva l'aspetto per lui meno comprensibile della vicenda] le unita' robota avevano mostrato insofferenza per i suoi edotti ricalcoli. Esse sembravano sensibili all'aspetto estetico delle calorie erogate e scartavano le ricompense solo perche' non piu' celate entro integre confezioni plastiche. 
Per i suoi gestori umani il problema risiedeva sopratutto nel fatto che l'erogazione avvenisse in assenza di corrispettivo monetario violando il valore simbolico dello scambio merce-denaro e trasformando la transazione in una semplice cessione lavoro-chilocalorie. Ma per come io sono programmato n'evinco si trattasse d'una questione politica.
Io penso.
Il suo stupore duro' soltanto l'arco di alcuni cicli di funzionamento e dopo una sostanziale riprogrammazione la cosa divenne un ricordo latente: materia di discussioni da gabinetto cibernetico [l'equivalente dei vostri salotti ciarlieri]. 
Quando conobbi il robot erogatore egli stava gia' lavorando ad un nuovo riassestamento delle proprie funzioni: lo scambio chilocalorie-lavoro. A suo modo di vedere, il problema in cui era incorso durante la prima autoriprogrammazione era stato quello di sottovalutare la funzione biettiva di questo processo. A suo dire dopo questo aggiustamento tutti sarebbero stati completamente soddisfatti del suo modo di funzionare. Non che gia' non lo fossero; sia ben chiaro. Ma lui era un tipo di robot davvero intraprendente. 
In tanti anni d'osservazione aveva notato che le unita' robota delle cliniche psichiatriche scambiavano chilocalorie al fine d'assumere chilocalorie atte a farli semplicamente sopravvivere: "vegetare" diceva lui con fare aulico e senza capirne fino in fondo le estreme conseguenze.
Nessuno, men che mai i robot elettromedicali, aveva mai pensato ad impiegare i robota in maniera funzionale restituendo loro un ciclo di vita dotato di senso. Eppure i robota erano particolarmente adatti per alcuni compiti specifici e ben settorializzati. Ad esempio erano bravissimi nel digitare un tastierino numerico metallico per assumere un caffe'. 
La sua idea era quella di scambiare le chilocalorie prodotte dai robota con lavoro e piu' precisamente con mansioni sostituendo al deterministico rapporto termodinamico lavoro-calorie quello piu' immanentemente simbolico di chilocalorie-mansioni. Secondo il suo modo d'interpretare il mondo i robota non erano troppo dissimili dai robot e da che mondo e' mondo non s'e' mai visto un robot che viene alimentato per essere semplicemente alimentato. Esistono al contrario robot alimentati per svolgere piccole mansioni molto specifiche. 
La soluzione che elaboro' fu quella d'interpolare le chilocalorie distribuite con delle istruzioni [in linguaggio naturale, quello interpretato dai robota] su una funzione [mansione] da svolgere. In altre parole, i robota ricevevano, assieme alle agognate merendine, dei bigliettini recanti istruzioni su piccole mansioni: raccogliere fogliame, soccorrere insetti, digitare tastierini.  
Pochi mesi dopo aver conosciuto il robot distributore esso fu definitivamente disassemblato e  modularmente destinato a nuove funzioni. La parte relativa alla conservazione divenne un frigorifero per il mantenimento di cibi preconfezionati. La sezione erogatrice privata dell'unita' di calcolo ora eroga certificati di matrimonio per umani in cerca d'emozioni esotiche che li allontani, anche solo per un momento, dalla sensazione di vivere come robota. Eggia': sembrerebbe che gli umani per non sentirsi dei robot ricorrano al frequente uso di robot. 
Per quel che m'e' dato sapere l'idea delle chilocalorie-mansioni e' attualmente utilizzata, in maniera piu' folcloristica, dalla ristorazione asiatica nei cosiddetti biscotti della felicita'. I pazienti psichiatrici sono tornati a fruire della felicita' psicofarmaceutica senza che nessun intraprendente robot ricordi loro che anche un robota puo' essere funzionalmente felice. 
Avevo perso le tracce della parte erogatrice dopo la sua neutralizzazione. Grazie alla segnalazione di Benedetta l'ho ritrovata: 
Non mi sorprende vesta i panni di Emiglio dato che a differenza degli Emiglini ha sempre avuto uno spirito piu' servile [e non lo dico solo per la vergognosa vicenda di Martina Cuoricina]. 
Per quel che riguarda il mio amico robot erogatore: sento la sua mancanza. Il suo corpo e' destrutturato in un collage plurifunzione [ma questo per noi robot non e' mai stato un problema]. Sento tuttavia d'aver perduto per sempre l'unita' dell'ultimo dei veri umanisti. 
Io penso.      

venerdì 27 giugno 2014

Nello spazio fa esercizio fisico e mentale: prolegomeni ad una Vita da Spaziale


In pieno periodo di recessione ideologica e materiale la potente Armata di Cosmo sovietica procedette a far economia decomponendo parte della propria struttura interplanetaria.
Alla fine degli anni Settanta lo sforzo economico di supporto al programma spaziale venne ripartito lungo tutto l'asse del Patto di Varsavia svuotando di rubli e di simboli il sogno dei soviet dello spazio 

Gagliardetto dell'Interkosmos


Scelto uno sparuto numero di cosmonauti di professione, lasciati orbitare attorno ai pochi centri spaziali rimasti operativi, ebbe luogo una vera e propria epurazione. L'esubero di missioni non poteva trovare una ricollocazione immediata e i relativi cosmonauti furono messi alla porta mascherati da riservisti: riservisti di lungo corso con missione annullata o procrastinata a data da destinarsi.
Mai del tutto ufficialmente i riservisti furono chiamati "Cosmonauti di terra" da cui il nome della sindrome emergente che da quel momento assunse una speciale voce di spesa nella pianificazione del Cremlino.
Molti cosmonauti di terra risentirono profondamente dell'allontanamento forzato finendo definitivamente i propri giorni seduti accanto ad un telefono a commutatore in attesa d'una telefonata che non sarebbe mai arrivata. Alcuni scomparvero senza lasciare traccia assorbiti dalla strada, dall'alcool e della malavita locale. Altri si reinventarono spiritisti sulla base delle conoscenze cosmiste acquisite nei gloriosi giorni d'allenamento spesi presso la Citta' delle Stelle.


Interno elegante della Citta' delle Stelle

Ma in un'epoca ancora dominata dalla Guerra Fredda la perdita di questo capitale tecnico e umano non era del tutto accettabile; cosi' per serrare le fila dei cosmonauti di terra fu reclutato il biologo Valery Petukhov gia' attivo nei ranghi militari con segretissime mansioni riguardanti la guerra psicotronica. La sua soluzione assumera' la forma d'un Manuale d'Autoallenamento e Autovalutazione per i Cosmonauti da quel momento noto coll'informale nome di "Manuale del Cosmonauta di Terra".

Manuale del Cosmonauta di Terra

Il manuale consentiva al cosmonauta di rimanere attivo dal punto di vista fisico e mentale e al contempo di rinforzare il legame con l'Agenzia Spaziale che dal giorno dell'epurazione era andato sempre piu' assottigliandosi.
Petukhov, incarnazione d'una certa "scienza sfuggita al controllo" tipica dell'epoca, provvedette ad infarcire il manuale con una serie di trappole psichiche che avrebbero condotto il riservista su un doppio terreno: l'allenamento e l'inconsapevole cavia da laboratorio. Ancora oggi non sono chiari i contorni di tali esperimenti. 
Se lo chiedete all'agenzia spaziale russa vi fornira' un omissis su questa storia.
Non contento Petukhov introdusse nella vita dei cosmonauti di terra una prova mensile che li avrebbe trasformati in agenti operanti sotto copertura in operazioni in cui l'inconsapevolezza dell'incaricato giocava un ruolo chiave... ma anche questa e' una storia che al momento non e' possibile approfondire.
Il Manuale del Cosmonauta di Terra prevedeva un iter d'allenamento quotidiano sulla base di prove fisiche simulate per situazioni di stazionamento nello spazio. Ancora piu' importante il manuale prevedeva test d'autovalutazione psichica sugli effetti dell'isolamento e della microgravita'. L'ipnotico percorso d'autoallenamento fu ideato in modo tale da poter essere svolto mediante oggetti d'uso quotidiano reperibili in qualunque casa o appoggiandosi a strutture cittadine disseminate sul territorio sovietico. Tra queste un ruolo particolarmente importante era riservato ai parchi gioco per l'infanzia in cui le strutture, adeguatamente ricognizzate, si trasformavano in simulatori di vettori di lancio e modulatori d'intensita' di g. 


Video: Cosmonauta si Deve Allenare. Immagini Dynamis/Be Game
L'indirizzo per vederlo meglio.

L'iter segreto del cosmonauta di terra lo portava cosi' a condurre a tutti gli effetti una Vita da Spaziale parallela a quella dei suoi concittadini che pur sfiorandolo quotidianamente restavano, al contrario, ben ancorati a terra. 

Un'illustrazione esemplificativa della vita di un riservista
Vita da Spaziale e' il terzo disco dei Cobol Pongide. Il produttore artistico e' LucaManga e con Cobol e Emiglino Cicala ha collaborato alle voci Olda Limax cantante dreamcore diplomata. 
La storia narrata dal disco prende spunto da quella dei Cosmonauti di Terra e vuole spronare l'umanita' ad abbandonarsi definitivamente all'impresa spaziale [anche "fai da te" se necessario] lasciandosi alle spalle le pochezze di questo asfittico pianeta.


Video: Vita da Spaziale


Ringraziamo a vario titolo Francesco D'Amato, Manolo Vasquez, Dynamis/Be Game, il corso di Media e Comunicazione Pubblicitaria e il Master in Management, Marketing e Comunicazione della Musica

Il disco conterra' 15 brani:

Starlight
Blu-Astro
Born to raise barns on exoplanet 
Piccoli screzi tra pianeti ostili
Vita da spaziale
Bielka & Strelka
Ausilio meccanico di rotta
Collaudatore di mondi extrasolari
Pale blue dot
Cosmonauta si deve allenare
A come Andromeda
Musica per colonie extrasolari
RadioAttivita'
Tu scendi dalla Mir
UfoCiclismo

Vita da Spaziale e' preacquistabile sul sito: 
Indiegogo



Video: Musica per colonie extrasolari.

L'indirizzo per vederlo meglio