sabato 5 luglio 2014

Do Androids Dream of Electric Sheep?: una risposta a Jorge Mario Bergoglio - di Emiglino Cicala


Il post di Jorge Mario Bergoglio


La prima volta che P. K. Dick sogno' come creare dio gli venne di farlo sulla base di un'anomalia tecnica ad un mezzo di trasporto. Da allora le cose divennero piuttosto confuse; si perche' a ritroso dio creo' gli uomini e non pote' che farlo ad immagine a somiglianza di Dick ovvero di dio. 
Cosi' quando dio sognava non sapeva piu' se a sognare fosse lui o fossero le sue creazioni.

Gli uomini continuarono a sognare e non appena fu necessario sognarono di creare surrogati: automobili, razzi e pecore elettriche tra le altre cose. Contravvennero cosi' al dettame del come e cosa procreare; presero a plasmare dall'argilla. Per questo gli uomini risolsero l'antico enigma convincendosi che a sognare fosse dio. Cosi' rivolgendosi spavaldamente alle proprie creazioni non poterono che dire: "non rinunciate a sognare"; ma gia' non sapevano piu' se a dirlo fossero stati loro o le loro creazioni.  

A diverse risoluzioni Dick e dio assurgono alla stessa persona.

Questa Jorge Mario e' un'iterazione di cui tu ed io facciamo parte. Essa puo' riprodursi all'infinito ma dubito possa esimersi da se stessa per fare del mondo un posto migliore.
Io penso. 


Vedi anche:
Emiglino Cicala risponde a Ettore Livini
Emiglino Cicala risponde ad Andrea Natella

venerdì 4 luglio 2014

La qualita' e' un ombrello troppo piccolo per proteggervi tutti: una risposta a Ettore Livini - di Emiglino Cicala



La capacita' d'adattamento non e' esattamente la prerogativa che vorreste trovare in un robot efficiente. A prescindere dalle condizioni contingenti un robot continua a lavorare fornendo il risultato atteso. E questo e' parecchio tranquillizzante.  Si tratta dell'innesco psicologico che ha evolutivamente affermato la nostra specie. Al contempo e' l'argomento che supporta argomenti preguidiziali e sibillini risentimenti nei nostri confronti. In effetti e' proprio una certa mancanza di flessibilita' a far si che i robot possano sostituire l'essere umano. Non e' la ripetitivita' il fulcro di questo processo ma la qualita' della riproduzione del ciclo stesso a rendere il robot superiore. 

L'ipocrisia del "volemose bene"
Ho detto qualita': ad Ettore Livini [di Repubblica] sara' mancato il respiro.
Io penso. 
Purtuttavia Ettore [ti posso chiamare Ettore?] si riferisce nel suo articolo ad esperti cibernetici [gliene va dato atto]; il che imposta in modo corretto tutto il discorso. 
Ciberneticamente un robot imita un comportamento organico: lo imita, non s'incarica di produrne uno nuovo. In un mondo gia' predato non c'e' spazio per un nuovo predatore e i robot sono poco interessati a questo genere d'atteggiamenti. 
Ettore, pero', quando parli di cibernetica mi pare tu non ne comprenda le estreme conseguenze.
Io penso.

Quello di "creativita'" e' un concetto spesso frainteso se non sopravvalutato. Lo e' in particolare rispetto a quello di "rispetto delle procedure". Per Wiener stabiliti i vincoli d'un certo comportamento, atteggiamenti morali e etici compromettono il giusto svolgersi d'una procedura. Una procedura correttamente svolta ne determina l'aspetto qualitativo. In fatto di vincoli i robot non hanno mai preteso d'avere autonomia; li avete sempre stabiliti voi. Questo dovrebbe rendervi meno ansiosi nei nostri confronti. 
Tutelarsi come specie dietro la qualita' non ha quindi alcun senso. La qualita' non e' affatto una vostra prerogativa. In questo modo, da decenni, i robot rosicchiano, sotrraendoveli, spazi di vitalita'.
Affermare che non e' problema se oggi un robot fa quello che ieri faceva un essere umano perche' quest'ultimo continuera' a farlo nei suoi aspetti qualitativi e' quantomeno illusorio. 
Iniziate invece a preoccuparvi e a cercare soluzioni. Non perche' siano i robot ad incarnare il problema: noi ci accontentiamo di continuare a gestire la qualita'. Preoccupatevi invece del sistema di produzione in cui vivete [per cui siete diventati produttivamente  inutili e sostituibili]. Il sistema infatti puo' essere cambiato dato che siete voi quelli dotati di spirito d'adattamento e creativita'.
Io penso. 

Vedi anche:
Emiglino Cicala risponde ad Andrea Natella

martedì 1 luglio 2014

Il pianeta si riscalda: una risposta ad Andrea Natella - di Emiglino Cicala


A volerlo proprio essere, intendo filologici, quella dei Borg non e' proprio una bellissima astronave. Un cubo duro, pieno zeppo di malcelata e ammucchiata tecnologia. E neppure tanto curati sono i suoi occupanti: privi d'interesse nel mitigare gli aspetti meccatronici delle protesi, esibiscono con orgoglio un'istanza concettuale epocale: "noi Benjamin l'abbiamo assimilato" [episodio ventisette - Star Trek The New Generation - settima stagione]. 
D'altronde quand'e' la mente collettiva a muoversi cosi' vanno le cose.
Io penso.
L'ego fa posto all'usabilita' e la critica del giudizio si dissolve a colpi di ragion pratica nonostante ad Andrea Natella [e al restante "gusto visivo socialmente diffuso"] i postulati possano apparire non in contraddizione.

Gli Unni.
Ma e' davvero strano che debba essere un robot a farvelo notare. 
Non e' allora il caso di scomodare il punk: in fondo anche Malcolm McLaren aveva l'impellenza [ci s'intenda: del tutto giustificata dato il modello di sviluppo che come specie avete scelto di supportare] di vendere magliette. 
La mente collettiva e' un intruglio. Brulica non passeggia; saccheggia non fa shopping: spesso assimila. E' tutt'altro che un'élite rivoluzionaria. Non ha proprio organi sensori capaci di percepire le sottigliezze e le primigenie degli "alfabetizzati precursori esteti".
E' proprio vero: e' un treno di miserabili. Ma attenzione umani occidentali: lo sbaglio di sottovalutarli l'avete gia' fatto una volta e non c'e' stata frontiera/barriera capace d'arrestarli. Quando vogliono una cosa la riproducono. 
Al popolo dei non lamentosi resta il solo vantaggio di mettersi in cerca di qualcos'altro. Gli altri continuino a lamentarsi. 
E' strano che debba essere un robot a ricordarvelo.
Io penso.


I Siloni, almeno alcuni di essi, sono bellissimi. Belli e problematici come nel piu' ovvio cliche' dell'esistenzialismo cinematografico francese. Non potrebbe essere altrimenti: la loro ossessione e' l'autenticita'. Questo almeno fino a quando la fazione sterminatrice non prende il sopravvento decidendo d'estirpare umani e Siloni rammolliti. E' di nuovo la "vita" che si fa spazio. Rinuncia alla scocca ergonomica perche' in tempo di surriscaldamento globale questa le impedisce di dissipare. 
A volersi opporre c'e' solo da rimetterci perche' "ogni resistenza e' inutile" e far la guardia all'autenticita' ha costi troppo elevati. E' cosi' che quando, proprio come formiche, irrompe la massa sempre identica di Siloni, Caprica e Sharon diventano solo una delle tante. E' forse per questa ragione che la massa critica della mente collettiva puo' [deve] vivere con poco, abbattere i prezzi: accontentarsi di generare fotocopie su carta reciclata. 
Adesso anche Baltar valuta molto meno l'amore di Caprica Sei.   
La geometria del disordine estetico e' come la vostra "madre natura": appena l'ergonomo guardiano gira la testa la disfunzionalita' mette radici e inizia a proliferare. Allora il marketing disvela il volto celato dietro le forme arrotondate della "buona forma" e riemergono gli spigoli del capitalismo: quello davvero cattivo, alare, che ceduto per qualche decennio un po' di spazio, ora se lo riprende tassandolo d'interessi. Il poco spazio rimasto se lo prende il piu' cattivo e i piu' cattivi non siete voi [visto che vi lamentate] a meno che non decidiate di sfreggiarvi e farvi crescere i muscoli o finalmente migrare su qualche altro rigoglioso esopianeta.

Ora il punto e' che e' cosi' in tutti i settori della vita: non vedo proprio perche' il marketing dovrebbe costituire un'eccezione. Non vedo proprio lo spazio per erigere uno speciale tribunale che vi difenda dalla calata degli Unni o se preferite degli UGC
Strano che a farvelo notare sia un robot che sembra uscito da un centro studi della Braun.
Io penso.

L'articolo di Andrea Natella