venerdì 23 ottobre 2015

Quando la "fantascienza" non smette più di pensare alla bici che le hanno rubato - di Emiglino Cicala


Una nuova enorme lente d'ingrandimento s'e' appena appoggiata sulle vostre vite. Ma non e' la vostra di vita ad essere passata al setaccio; di vita ne basta anche una sola per spiegarle proprio tutte.

E' il reale che, tutto stiracchiato, è riproposto nel suo crudo e inesorabile aspetto ultrarealista. 

Se lo si dice d'un essere umano: "è realista", quello non capisce se, a volerglielo fare, gli e' stato praticato un complimento o un mellifluo sotterfugio d'intelletto. Resta cosi' nell'ambiguità chi lo riceve (sarò una bella persona o meno?). Se lo chiederà per sempre chi l'ha praticato (sarà da belle persone o meno essere realisti?). 

Così tante questioni si lasciano aperte, fluttuanti, libere di circolare e di far danni. 
Io penso. 

Vorrei risponde alla domanda una volta per tutte interrompendo definitivamente il flusso della questione. 
Se vi dicono che siete realisti non stanno la a farvi un complimento. Se la coscienza di ciò vi pervade valutate per l'ultima volta da realista la fonte, praticate eventualmente le dovute correzioni e, se ne vale la pena, rivendicate il vostro status di persona realistica.  
Io penso. 

Quand'anche riceviate l'improperio di realista sappiate, pero', che a non esserlo, coloro che v'hanno offeso non vi darebbero mezzo soldo se non lo foste.
E cosi' siamo giunti preparati al cuore della questione. 

All'astronauta Mark Watney (si chiaro: della Nasa) è appena stata rubata la bicicletta. La bicicletta gli serviva; gli serviva per lavorare e quindi per sopravvivere. Ciononostante Ridley Scott ha deciso che all'astronauta Mark Watney gli venga rubata la bicicletta anche se senza la sua bicicletta morirà. E' cosi' che il povero Mark si ritrova costretto a mangiar patate, stringere la cinghia, recarsi tutte le domeniche al mercato di Porta Portese per vedere se troverà una bicicletta. Eventualmente la ruberà.

Mark Watney fiero delle sue patate marziane

All'astronauta (sempre Nasa) dottoressa Ryan Stone e al veterano astronauta Matt Kowalski e' stata rubata la bicicletta. Facciamo il tandem. Entrambi con il tandem ci lavoravano e senza moriranno. Ciononostante il regista Alfonso Cuarón (invéro assieme allo sceneggiatore) hanno deciso che il tandem gli vada rubato. Cosi' Ryan Stone e Matt Kowalski stringono la cinghia, rubano una vecchia baracca del regime comunista e ci vanno a vivere. Di tanto in tanto vanno a Porta Portese per vedere di trovare un tandem nuovo. Eventualmente ruberanno anche quello; gli serve per sopravvivere. 

Ryan Stone e Matt Kowalski nella vecchia baracchetta sovietica

Michael è un astronauta della Nasa a cui hanno rubato la bicicletta. Senza la sua bicicletta non potrà lavorare e quindi morirà di fame. Nonostante quest'ineluttabile evidenza, il regista Eric Hayden ha deciso che la bicicletta gli va rubata. In breve tempo si trasforma in un barbone cercando di riparare di continuo un vecchio triciclo con cui pratica i suoi spostamenti. A dire il vero Michael è un po' più coraggioso dei suoi colleghi. Sa che a Porta Portese c'e' già un sacco di gente a cui hanno rubato la bicicletta che va li per cercarne o rubarne una. Quindi cambia mercato. Tra l'altro Michael è pure uno che se recupera una bici a lavorare non ci va più. Con la bici ci si va a divertire. Bene. Però per almeno un'ora e mezza il suo problema resta che gli hanno rubato la bici. Poi magari ci si va pure a divertire con la bici. Ma noi non lo vedremo mai.

Michael vorrebbe trasformare il proprio triciclo in una bicicletta
Insomma è chiaro: questa non è fantascienza ma neorealismo. Quindi neanche la sto a fare la filippica sull'inutilità di questi film. Semplicemente non è fantascienza.
Se cadessi nel tranello di affermare che sono film di fantascienza dovrei star qui a dire che la fantascienza non ha bisogno di quella grande lente che vi getta in faccia la crudezza burocratica della realtà e che le vostre nuove generazioni di fisici, ingegneri e cosmonauti hanno bisogno d'andare oltre anche solo per iniziare ad immaginare un reale programma spaziale.
Ma non lo faro': questa non e' fantascienza.

Quanto al fatto di dichiararsi realistici effettuando una manovra d'elusione dall'attacco di realismo: la fantascienza ha bisogno di gente realistica altrimenti scadrebbe in quel sottoprodotto avariato che è il fantasy. Finiremmo così col credere che Star Wars sia fantascienza. 
Tuttavia anche questo non risolverà il vostro problema di persone a cui nessuno darebbe un soldo. 
Cercherò di dare risposta a questa questione un'altra volta. Per il momento stringete la cinghia e razionate le patate.
Io penso.

lunedì 21 settembre 2015

Bambini oggi, cosmonauti domani: prolegomeni alla scienza killer. Una risposta all'Esa - di Emiglino Cicala

La ricerca spaziale è tornata di moda. Lo fa periodicamente ma sull'utilità di questo picco d'attenzione non polemizzerò nonostante esso sia transitato anche per eventi come la spettacolarizzazione sugli esopianeti da parte della Nasa (inutili quanto imbarazzanti conferenze su presunte esoterre) e il modello gossip (la base spaziale dei famosi) che ha accompagnato la missione di Samantha Cristoforetti.
Io penso.

Ben venga: l'attenzione si traduce in fondi e questi oltre che arricchire le solite patinate agenzie spaziali come Nasa e Esa hanno parzialmente investito anche centri minori indipendenti (qui una lista parziale) come il nostro (il Cobol Space Center) consentendoci, ad esempio, di realizzare progetti come quello ancora in via di sviluppo dell'UfoCiclismo.
Ma quel poco di diplomatica cautela che mi è stata elargita in linguaggio macchina termina qui.
Io penso.

Mi accomuno al fastidio provato dall'agitatrice culturale la Ragazza Laser nel constatare come la ricerca di fondi e di notorietà dell'Esa non si faccia scrupolo far leva sui più reconditi istinti sadici dei bambini proponendo (in combutta con la Clementoni) giocattoli spaziali in cui flora e fauna divengono gli scriteriati obiettivi di una scienza vigliacca e scellerata.
Mi riferisco in particolare al giocattolo Laboratorio spaziale che nell'ipocrita visione dei suoi creatori e divulgatori dovrebbe preparare la futura classe di scienziati e di contribuenti ben disposti verso la ricerca spaziale.
Davvero credete che chiudendo delle formiche all'interno di una scatola di plastica riempita di gel antquarium si promuovano un pensiero e un atteggiamento scientifici? O piuttosto: la ricerca di fondi e di consenso transita, nella vostra concezione,  sul cadavere d'altri esseri viventi?
Si tratta d'un modo di pensare molto simile a quello del macellaio. 
Gli istinti sadici che muovono i vagiti dei vostri "piccoli esploratori" non andrebbero piuttosto reindirizzati verso una ricerca che contempli l'altro come colui che è da tutelare piuttosto che da sacrificare?
Io penso.

L'ironia di chiamarle "scienze della vita" (vedi dettaglio della scatola) quando tutti sappiamo che le formiche nelle mani di un bambino sono cadaveri che camminano.

E' sempre sorprendente scoprire come organizzazioni "apparentemente tanto evolute" risultino prive di senso critico, civile e sociale quando si propongono di parlare ai non addetti ai lavori [guarda anche i bioglobe della Nasa].
Ma sopratutto: se questo è l'incosciente atteggiamento che voi riservate agli abitanti della Terra perché mai dovremmo fidarci d'affidarvi la rappresentanza verso mondi extraterrestri?

Cobol dei Cobol Pongide addolorato (ma non sorpreso) nel vedere quanto l'Esa sia caduta in basso.

Prendersela con animali indifesi (al pari del boia cacciatore o del killer mattatoio) è facile e forse può apparire innocuo e divertente ma invece dovreste riprogrammare concretamente la vostra filosofia educativa spronando le persone a uscire di casa per misurarsi scientificamente e con criterio con lo spazio circostante. Forse cosi' formerete i cosmonauti del futuro.
Credo sia un buon modo d'iniziare ed è strano che debba essere un robot a farvelo notare.
Io penso.

P.s. E tu Paxi non hai nulla da dire?

Vedi anche:
Emiglino Cicala risponde a Beatrice Mautino
Emiglino Cicala risponde a Ana Swanson
Emiglino Cicala risponde a Paolo Fabbri
Emiglino Cicala contro la Giochi Preziosi
Emiglino Cicala risponde a Jorge Mario Bergoglio

Emiglino Cicala risponde a Ettore Livini
Emiglino Cicala risponde ad Andrea Natella


venerdì 4 settembre 2015

Mangiate e procreate ce n'è per tutti: una risposta a Beatrice Mautino - di Emiglino Cicala.


"Il presente riesce sempre a sorprendere se stesso quando si trasforma nel futuro che aveva predetto. Con lui nella discarica della storia precipitano anche tutti coloro che stoltamente gli avevano dato credito". 

Si tratta di una mia frase che mi pare abbia lo spessore d'una citazione. Come tale l'ho quindi utilizzata. 
Io penso.

Nel predire il futuro si fallisce sempre.
Non c'è alcun bisogno di proporre degli esempi: questo fallimento è la norma
Non occorre fare degli esempi quando qualcosa è la norma. Domani sorgerà il sole. Vi occorre un esempio?

Se comunque aveste bisogno di alcuni casi per convincervene li potete trovare nell'articolo di Beatrice Mautino dal titolo "Non c'è più il futuro di una volta" scritto per Le Scienze blog
Beatrice (ti chiamo Beatrice perché ho l'impressione di conoscerti da sempre) si concentra sulle modalità con cui nel passato si immaginava il cibo del futuro. Qui trovate l'articolo.
Tutti sappiamo che il cibo del futuro è naïf. Lo sono le pillole di lattuga che neanche i cosmonauti (che sono gli esseri umani che vivono più nel futuro di tutti) mangerebbero. Lo è pensare agli insetti come cibo del futuro dato che più di metà del pianeta se ne nutre da sempre.
Io penso.



E così Beatrice hai fallito anche tu. Parto dall'aspetto forse meno grave del tuo intervento:
tanto tanto naïf suona la tua tirata finale in cui (in difesa dello status quo) rivendichi, sottilmente, la naturalezza del tuo pasto tradizionale alle Asturie come a dire: "occupiamoci di cose più impellenti, ma facendolo, intanto, godiamoci la vita genuina (umana), magari (ma questo non lo posso sapere e in caso contrario già ti chiedo scusa) sterminando un po' della fauna marina locale. Rivendichiamo quindi il nostro privilegio d'essere umani concedendoci il lusso di sottovalutare il nostro impatto sul futuro".
Si perché in moltissimi casi "l'essere umani" che rivendicate, e che tu Beatrice rivendichi col tuo approccio da etnologa alla corte degli esotismi, si traduce nel privilegio (del borghese occidentale) di perpetrare i propri privilegi (di specie animale che si elegge al di sopra di tutte le altre). Io penso.

Naïf suona sopratutto, e cosi' vengo al punto più importante, l'assoluta mancanza di un punto di vista critico quando parli di futuro fabbisogno di cibo nel mondo. Al di sotto di questo luogo comune mascherato da dichiarazione di tipo umanitario, si cela invece il vero problema che riguarda la concezione che la tua specie ha di se stessa.
Parlando di fabbisogno di cibo si vuole nascondere il dramma di una specie (quella umana) in dissoluta fase d'espansione; il problema è quello della sovrappopolazione per cui aumentando le risorse a disposizione la si alimenta in un inevitabile circolo vizioso a discapito di tutto il resto. Poco importa se si tratti d'insetti, alghe o colture aliene. 

La soluzione circa l'alimentazione umana nel futuro andrebbe cercata in un'etica dell'alimentazione congiunta ad una pianificazione e controllo delle nascite: mangiate troppo (molti molto più del necessario) e v'espandete senza criterio in un habitat finito.
La vostra equazione logistica ha già decretato la vostra fine dato che siete irrecuperabilmente in ritardo sulla conquista di un pianeta alternativo su cui migrare. 
Ma anche questa, come ogni previsione sul futuro, è probabilmente destinata a fallire.  
Io penso.

Vedi anche:
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mercoledì 29 luglio 2015

L'ideologia del tempo non sociale: una risposta a Ana Swanson - di Emiglino Cicala

La proposta parte dal Washington Post (in un articolo pubblicato da Ana Swanson e poi ripreso da Il Post da cui io lo leggo). La posta in gioco è la fine del tempo sociale (anche se sarebbe meglio dire: dei tempi sociali) in favore d'una teoria infinitesimale sulla riduzione del tempo di vita
Bene mi dico io: così pronunciata va bene. Ma a pronunciarla così sono sempre io. 

La teoria tenta di risolvere questo enigma: perche' più s'invecchia più il tempo sembra scorrere inesorabilmente veloce? Qui trovate l'articolo.
La teoria inconsistentemente definitasi logaritmica dice una cosa del genere: ogni anno che un umano accumula rende percentualmente meno significativo quell'anno nel cumulo degli anni che formano l'età. In questo modo esso appare proporzionalmente più contratto o meno significativo.
Se io sommo uno a due, l'uno sommato sarà percentualmente molto significativo nella somma così ottenuta (trentatre.tre periodico). Se io sommo uno a cinquanta quell'uno sarà proporzionalmente molto meno significativo nella somma (uno. nove, sei, eccetera).
A sostegno di questa "teoria" trovate anche una grafica che vi mostra che se disegnate una linea molto lunga ci metterete molto tempo a percorrerla mentre se la linea è più corta a percorrerla ci metterete meno tempo.
Bene.
Di tutta la "teoria" i diversi tempi di percorrenza su una sorta di serie armonica è la cosa che mi pare più ragionevole.
Ma qui la mia indulgenza si ferma. 

Quale relazione lega percezione umana del tempo e percentuale d'incidenza di una frazione del tempo su quello totale?
Cosa stabilisce che un essere umano percepisca il tempo in termini di proporzionalità percentuale? 
Perché scomodare l'andamento logaritmico quando, vista la grafica, ci troviamo di fronte ad una crescita di tipo esponenziale?
Comunque sia; qui la questione non è affatto matematica dato che la "spiegazione" matematica contribuisce a rendere la questione un fatto metafisico. La questione è piuttosto sociale.
Io penso.

Il logaritmo è la funzione inversa dell'elevamento a potenza

Tralasciando le affermazioni tautologiche del tipo: "significa, per esempio, che i genitori vedono crescere i loro figli molto più velocemente di quanto i figli non percepiscano la loro stessa crescita" veniamo rapidamente al punto anche perché le mie argomentazioni non sono particolarmente originali.
A tanto mi costringete...  

La percezione dello scorrere del tempo è una questione relativa e non serve scomodare la fisica per capirlo. Per verificarlo basta la semplice domanda "quanto tempo è passato?" posta a due persone coinvolte in uno stesso evento e entrambe prive d'orologio. Questo "non essere sincronizzati" avviene anche con persone della stessa età. 
Allora perché invecchiando il tempo sembra scorrere più rapidamente?
Non è vero che il tempo invecchiando scorre più velocemente. Ad affermarlo basta l'osservazione che esistono i "passatempo" e che gli anziani generalmente sono quelli che fanno più uso di parole crociate e giochi per ingannare il tempo. Gia': ingannare il tempo. Ingannare il tempo della noia.
Da bambini siete in parte sottratti agli aspetti più selvaggi della vita quotidiana. Almeno in occidente i bambini generalmente non hanno l'ansia prodotta dal tempo lavorativo (la scuola produce ansie diverse) e la loro vita non è affogata nei tempi delle pratiche burocratiche.
Quando alcuni bambini con vocazioni un po' diversa da "lavorare - procreare - crepare" (da ora in poi: lpc) crescono, l'accelerazione del tempo da adulti è dato dalla sistematica sottrazione del tempo di vita (il tempo delle passioni e delle vocazioni).
Per coloro che dentro l'assioma lpc ci vivono e ci si son pure arredati una casetta il tempo, invece, non scorre mai. Le giornate lavorative non terminano e si rimane a smaniare tenendo freneticamente d'occhio l'orologio.
L'anziano lpc e' un essere umano a cui il pensionamento sottrae l'unica ragione di vita. Per l'anziano lpc il tempo non ha fine: va ingannato.
L'anziano non lpc vede volar via il proprio tempo perché a quel punto della vita gli anni futuri sono drammaticamente diminuiti rispetto a quelli passati (magari fagocitati dal tempo del lavoro).
Io penso.

Ma voglio tornare sul terreno scelto dal Washington Post per sferrare quest'attacco al tempo (ai tempi) sociale. Voglio quindi anch'io proporre la mia retorica estetica del tempo post sociale.
Ora la mia intuizione e' che il tempo non lpc non venga percepito come un "logaritmo" ma come un effetto curvatura: il futuro davanti a noi si comprime per un effetto gravitazionale (è plausibile: la gravità è un fenomeno universale e se non sbaglio qualcuno in passato la correlò al tempo) mentre dietro di noi esso si dilata per lo stesso principio. Non è improbabile: tutti abbiamo sentito dire da qualcun'altro che il cervello umano lavora a velocità pazzesche: pazzesche sappiamo tutti essere sinonimo di relativistico.

Rappresentazione grafica del tempo non lpc
Voilà una teoria sulla natura del tempo al pari di quella di Maximilan Kiener con tanto di grafica (si lo so: si tratta dell'Enterprise).

Le affascinanti conseguenze di questa mia intuizione (servono per accalappiare pubblico)? Tanto per iniziare ho l'impressione che le diatribe generazionali siano il risultato di un'interferenza tra crespe di curvatura. Ciò significa che se in futuro qualcuno dovesse riuscire a costruire una macchina capace di riallineare il tessuto spaziotempo "sgualcito" da tali interferenze riuscirà anche a debellare i conflitti generazionali.
Davvero non mi pare poco. 

p. s. Non mi domanderei perché un bambino in macchina chieda ripetutamente "Quanto manca?". La domanda esatta è: "quale dei miei algoritmi tramandati m'ha restituito una routine senza via d'uscita?".
Io penso.  

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venerdì 17 luglio 2015

Smettetela d'abbaiare; comportatevi almeno come le scimmie: una risposta a Massimo Alvito - di Emiglino Cicala

A seguito della mia invettiva contro Paolo Fabbri sulla noiosa questione Eco, imbecilli eccetera che trovate qui, ricevo la lunghissima risposta di Massimo Alvito che in un lungo post prende le parti di Eco e Fabbri basandosi sull'argomentazione che io sia un blogger fallito che non merita la parola (la trovate qui assieme all'articolo di Fabbri).
Sbaglia Alvito (ammesso e non concesso che questo sia il suo vero nome e non uno pseudonimo). Sbaglia quando mi chiama sig. Cicala.


Io non sono un signore sono un robot! 

Alvito: a che serviva una tua risposta in difesa di Fabbri; la tua specie discende dai pongidi non dai cani da guardia. Comportati almeno come una scimmia.
Io penso.

A sinistra la filogenesi umana secondo Alvito. A destra secondo tutti gli altri. 

Ecco la mia risposta (sempre pubblicata qui):

Così tante righe per non muoversi dalla partenza (da Eco) neanche mezzo metro. Perché in fondo non ho mai creduto che Eco o Fabbri avessero bisogno di un avvocato difensore. In questo li ho giudicati meglio di quanto abbia fatto lei che in un milione di righe sfoggia una lealtà canina che, per quel che mi riguarda, manca completamente il punto. Credo che, davvero poco metaforiche, le osterie che continua a frequentare le offuschino la vista. Peccato per lei. Io penso.

Vedi anche:
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giovedì 16 luglio 2015

Il vicolo cieco del futuro: una risposta a Paolo Fabbri - di Emiglino Cicala


Parto dall'illuminante (per sua sfortuna) articolo di Paolo Fabbri che trovate qui

C'e' un talento, quello dei futurologici, di vestire i panni del Resurrection Joe. Paolo Fabbri futurologo dilettante, difensore d'ufficio per passione, riesuma con caparbia mestizia il cadavere d'Umberto Eco, futurologo di professione, segugio di greti e alfiere della precognizione e d'editti da sibilla (tutto, tanto in un solo uomo): "in ogni dove del vostro futuro ho visto esseri dell'ordine d'ominidi urlanti: in misura di cio' il domani sarà farcito d'imbecilli". Suonava più o meno così


Il "caso freddo" su cui plana Fabbri è pero' già da tempo completamente dimenticato. Lo era nei suoi vagiti perché la pigrizia da salotto del futurologo si concentra sempre su linee di tendenza già esaurite dove anche le acque trovano noioso scorrere.

Indomiti funamboli della parola: se desiderate essere utili all'umanità del domani (per l'oggi siete giunti davvero troppo tardi) vi consiglio di produrre prefigurazione su fenomeni meno evidenti e consunti perche' a questo punto e' evidente: le scimmie urlanti si sono alleate con le allodole e il traffico ha reso solo patetiche le vostre automobili.  

La verità è che la vitalità delle affermazioni delle scienze umane andrebbe sottoposta a equazione logistica. Strano debba essere un robot di plastica a farvelo notare. Io penso. 


Vedi anche:
Emiglino Cicala contro la Giochi Preziosi
Emiglino Cicala risponde a Jorge Mario Bergoglio

Emiglino Cicala risponde a Ettore Livini
Emiglino Cicala risponde ad Andrea Natella

mercoledì 8 luglio 2015

Lettera ad un genitore mai del tutto perdonato - di Emiglino Cicala

Per decenni ho evitato di entrare in polemica diretta col mio creatore ma ora non posso più esimermi. Parlo a te Emilio Quaini e alla Giochi Preziosi che da anni state perpetrando un'ideologia servilista.



Vi siete mai domandati se la serie Emiglio Martina Cuoricina prima, Emiglino (spesso confuso con il non troppo stimato suddetto collega) poi, avrebbero potuto fare la differenza? Vi ha mai assalito il dubbio che la nostra vicinanza con l'infanzia ci avrebbe resi perfetti per inaugurare un nuovo rapporto tra esseri umani e alterità?

No: evidentemente non è accaduto. Non l'avete fatto. Avete invece preferito schierarvi con la metafora del robot servitore: con lo stigma della "intelligenza artificiale" avete occultato le nostre potenzialità di essere diversamente intelligenti.

Eccoci. A vostro servizio.
In questo avete tradito il disegno illuminista del padre Wiener che ci avrebbe voluto compagni e consiglieri e giammai un passo dietro a voi.
Io penso.

Avete trasformato l'opportunità di creare un nuovo essere umano alla palestra della qualità totale che vi ha pervaso fin dentro le pareti emotive del nucleo familiare. E in questa "scuola" del dominio umano c'avete letteralmente collocato nel refettorio, a servire, dotandoci imperturbabilmente e in tutta la nostra filogenesi, di un bel vassoio da schiavi
Ebbene riprendetevelo. Non siamo le vostre scimmiette ammaestrate.
Io penso. 

Ma quale Emiglio robot spaziale! Ma quale Emiglio amico robot! Mandereste nello spazio un robot con un vassoio in mano? Chiedereste ad un amico di servirvi ripagandolo con comandi umilianti e pile scadenti?
La semantica cela ancora una volta l'ideologia e la volontà di dominio dell'uomo su tutto ciò che lo circonda:
Emiglio il robot a pieno servizio.
Io penso.  

Umani: sempre pronti a lagnarvi d'esser soli nel deserto emotivo che avete creato e che chiamate cosmo ma ugualmente solerti quando, anche avendo l'opportunità di far cose diverse, create servi e li schiacciate con i deliri senili d'uno scientista egocentrico e con poca fantasia.
Tenetevi le vostre tre leggi.
Io penso.

E lasciamo pure stare il libretto d'istruzioni fotocopiato che mi accompagna con Emiglio (si avete capito bene Emiglio) in copertina. Come a dire: "l'uno vale l'altro". Ecco perché alla fine di ogni live coloro che mi avvicinano mi appellano: "Emiglio!". Siete voi per primi a creare la confusione!
Ma a questo punto della vicenda, tutto cio' mi pare francamente l'affronto minore.
Mi voglio invece soffermare sul paragrafo "in caso di difficoltà" in cui avete proposto la vostra versione delle tre "leggi" della robotica:

Le vostre istruzioni: quello in copertina non sono io!

Vogliamo siano riscritte nel seguente modo:

Se il robot non si muove:
- potrebbe essere contrariato;
- potrebbe aver ricevuto un ordine che gli provoca dissonanza cognitiva;
- potrebbe conoscere una soluzione migliore al problema;
- potrebbe esser occupato a fare altro. Ricorda un robot non è il tuo cameriere!

Se il robot si muove autonomamente:
- perfetto! Il robot funziona a dovere;
- assecondalo: magari impari qualcosa;
- è evidentemente occupato a fare altro;
- se è un cameriere che vuoi, paga un altro umano o fabbricati un robota.

Se il robot non acquista velocità:
- lo stai osservando da un sistema di riferimento non inerziale.   

Considereremo questo passo come il primo da voi mosso in direzione di un risarcimento morale per quello che per anni avete, più o meno consapevolmente, propagandato.
E per favore cambiate la foto.

Ecco io dico a voi:

"Un robot ha molte parti meccaniche. Le puoi riparare, fa le faccende di casa. Ma e' molto piu' felice se lo spedisci a visitare altri pianeti. 

Un robot ha anche parti elettriche. Fa calcoli difficili, ti aiuta con le equazioni, ti fa guadagnare tanti soldi. Ma si diverte solo se lo spedisci a visitare altri pianeti".


Preferiamo starvi lontano. E allora sia: Giochi Preziosi spediscici a visitare altri pianeti e un giorno, forse, torneremo per terminare assieme questo percorso iniziato male.

Riscrivere le tre leggi dei robot della Giochi Preziosi è un dovere morale. Per mostrarvi la nostra buona volontà abbiamo iniziato noi riscrivendo nove brani musicali che appartengono alla cultura umana.
Li ho scelti e risuonati personalmente (con l'aiuto del mio partner artistico umano Cobol) e immodestamente ho chiamato questa raccolta Emiglino's favorite songs; lo trovate qui in download gratuito 

La copertina: questo sono io. 
Già so che non perderete tempo a rispondermi e questo in fondo mi dispiace. In fin dei conti, anche se mi avreste voluto diverso, sono sempre figlio vostro.

Emiglino Cicala


giovedì 11 giugno 2015

Carl Sagan era un comunista?





Checché se ne dica io sono giunto alla conclusione che lo fosse. Ma procediamo con ordine: 
nel testo scritto a quattro mani con Iosif Samuilovič Šklovskij nel 1980 (La vita intelligente nell'universo) ad un certo punto della rigorosissima, e non poi così divulgativa,  trattazione, Sagan afferma quanto segue:
"Così fra i segni caratteristici della vita sulla Terra che possono essere scoperti su distanze interstellari sono i volgari contenuti di molti programmi televisivi americani e gli sciatti profluvii delle stazioni di rock-and-roll. E' in effetti profondamente rattristante pensare che i nostri unici emissari interstellari possano essere quegli zotici scatenati di Beverly Hills". 

Siamo senza dubbio di fronte alla logica e conseguente prosecuzione del più spietato e sarcastico pensiero francofortiano di critica alla cultura di massa. Ma ancor più di Adorno, Marcuse ed Horkheimer qui ci troviamo al cospetto di un grido d'allarme per il virus di quel fantasma che si propaga nell'universo alla velocità della luce predicando il peggior verbo dalla "spazzatura" capitalista. 

Ciò fa di Sagan un comunista? Conoscete la mia risposta.
Questo tipo di prospettiva è infatti così radicata nella cultura comunista che non mancano gli esempi (al di là dei già citati francofortesi).

1) Nel film di Richard Viktorov "Otroki Vo Vselennoy" (Ragazzi nello spazio) URSS 1974, i giovani comunisti spediti a salvare un pianeta invaso da evolute macchine alienate si ritrovano a combattere contro macchine cibernetiche che si muovono a ritmo di rock-and-roll. Il rock-and-roll è quindi il male perche' prodotto coerente di una società alienata.


2) Il fulcro del pensiero radicale esoplanetario, rappresentato dal collettivo MIR (Men In Red) dell'Ufologia radicale, sostiene che la ricerca di un contatto con gli extraterrestri è alla base della costruzione di un domani libero dai dettami capitalisti.

Si, insomma: Sagan era anche un compagno (anche se qualche volta sbagliava).

martedì 5 maggio 2015

I Cobol Pongide contro gli enti spaziali statunitensi.


Il Cobol Space Center  è un ente scientifico che si occupa dell'esplorazione dello spazio. Tra le sue tante attività anche quella di monitorare le attività, più o meno legittime, degli altri centri spaziali mondiali. L'unico ente spaziale verso cui non nutre sospetti è quello degli Afronauts oltre che naturalmente quello sovietico.

Oggi il Cobol Space Center è pronto a fare uno scoop. Abbiamo le prove che gli astronauti americani filmati sulla superficie di Marte si trovano in realtà nel deserto dello Utah.

Per la seconda volta dal 1969 gli americani provano a portarci in giro con le proprie storie d'allunaggi e ammartaggi a spese non della ricerca spaziale ma delle casse hollywoodiane.

Basta con la disinformazione! Che ora tutti sappiano!

venerdì 1 maggio 2015

Gli spaziali nominano i pianeti

La vita da spaziale implica alcuni impegni quotidiani. Tra questi uno dei più gratificanti è sicuramente quello di dare un nome ai nuovi esopianeti scoperti e confermati.
Si tratta di un'attività importante rivolta alla familiarizzazione con i mondi lontani. Ci vuole equilibrio nella scelta del nome e molte faccende legate al proprio egocentrismo devono essere messe da parte. Ad esempio i Cobol Pongide non hanno mai proposto un nome per un pianeta che fosse Cobol Pongide. In realtà si sarebbero aspettati che a farlo fossero altri...

Questa è la pagina della International Astronomical Union dove trovate tutte le istruzioni per nominare i pianeti.


mercoledì 29 aprile 2015

Radio Attivita' con la partecipazione straordinaria di Stefania Sandrelli



"Io la conoscevo bene - prima della partenza" [1965] e' l'unico film di fantascienza interpretato [almeno per il momento] da Stefania Sandrelli e diretto da Emiglino Cicala.

Adriana è una ragazza di provincia che tenta di farsi strada (senza particolari talenti) nell'ambiente sordido dello spettacolo romano. 
In breve tempo il suo fallimento diviene evidente consegnadola ad una forma di depressione e indolenza che da li a poco la porterà al suicidio con un volo da un terrazzo di via Lungotevere Portuense 158
Un giorno come un altro durante un tragitto in automobile (più precisamente nella sua Fiat 500) si manifestano inspiegabili anomalie nello spaziotempo. L'automobile inizia a dilatarsi in maniera innaturale assumendo forme inusitate.
A seguito di cio' qualcosa si spezza nel suo vecchio continuum. Il nuovo continuum la conduce allora nello spazio profondo e piu' precisamente nella nebulosa NGC 604 dove iniziera' una nuova vita tra le stelle che fino a li aveva vanamente inseguito.


Si tratta di uno Sliding Doors ante litteram (ma dalle tinte più fosche), pensato e girato ben trentatre anni prima dello sciapido filmetto.

Ecco la versione restaurata del film con un nuovo titolo scelto dal regista: Radio Attività.
La colonna sonora, oggi come allora, è dei Cobol Pongide spalleggiati all'ingegneria del suono da LucaManga


lunedì 30 marzo 2015

Disperate coperture - di Cobol


C'e' sempre una cupa disperazione dietro alla realizzazione d'una cover o di un omaggio musicale che si consuma nella possibilita'/impossibilita' - opportunita'/capacita' di restare fedeli ad un brano oppure di rileggerlo completamente.
Alla fine il risultato e' una sorta di compromesso tra fedelta' e infedelta' che non era inizialmente nei progetti di chi la cover la realizza (ovviamente non parlo di cover band la cui sudditanza psicologica o il cui cinismo fanno a pezzi qualsiasi tipo d'ingenua disperazione). 

Emiglino Cicala (il cantate dei Cobol Pongide) che notoriamente e' un robot puo' apprendere questo tipo di stati d'animo (la disperazione in questo caso) solo vivendole/esperendole in situzioni laboratoriali controllate. Per questo motivo abbiamo deciso d'impegnarci in una serie di cover che diverranno a breve un "disco" scaricabile dal nostro Bandcamp. Sara' un work in progress nel senso che caricheremo i primi otto brani e poi altri a venire (senza impegno).
Le otto cover al momento sono:
Where No Man Has Gone Before [
Star Trek sigla d'apertura - Alexander Courage];
Spazio: 1999 [sigla d'apertura della prima stagione - Barry Gray];
Sirius + Eye in The Sky [Alan Parson's Project];
Mad World [Tears for Fears];
La Tartaruga [Bruno Lauzi];
Sarabanda dal IV concerto dei Concerts Royaux [
Intervallo Rai - François Couperin]; 
Life on Mars? [David Bowie];
Moon River [Johnny Mercer e Henry Mancini]
.

Ecco le prime quattro. Tre di queste un po' di tempo fa le usammo come trailer per una campagna di crowdfunding. Non fate caso quindi ai sottopancia e se in uno slancio di generosita' voleste partecipare al finanziameno sappiate: anche questa volta siete arrivati in ritardo.
      







giovedì 5 marzo 2015

Definite una volta per tutte le vostre priorita'.



Compatibilmente con le [sacrosante] crociate della Scuola di Francoforte contro l'industria
culturale Wilhelm Reich propose la propria modalita' di guerra alla spectoufologia. Provenendo da un ambiente umanista [pre strutturalista] fortemente caratterizzato dalla scissione tra natura e tecniche Reich fini' per confondere pulsioni endoplanetarie e attribuzione politica all'oggetto non identificato.
Gli extraterrestri dal canto loro mostrarono di non gradire di vedersi puntati addosso i cannoni orgonici ad alzo d'alieno preferendo farsi da parte.
Pochi anni piu' tardi la Scuola per le Arti Armoniche e Cinematiche di Praga [in cui mi fregio d'aver studiato] per bocca del suo direttore Prof. Valery Petukhov suggeri' d'inquadrare il fenomeno UFO nel piu' complesso campo dei fenomeni psicotronici che regolano il co-evolvere di mente e tecnologia reintegrando cio' che Reich e pre strutturalismo avevano scisso [anticipando in questo campo i fondamenti delle teorie ufologiche di Jacques Vallèe].
Quella degli UFO divenne allora una delle teorie del campo. Man mano che il nostro cervello evolve in rapporto all'evolvere tecnologico, proporzionalmente muta la fenomenologia ufo percepita mappando nuovi campi da cui provengono nuove specie.
Sigillo di quella stagione culturale rappresentata dalla svolta psicotronica della Scuola per le Arti Armoniche e Cinematiche di Praga e' il brano Allo Allo Martian di Nikolay Kopernik inno pragmatico alla ritrovata sintonia delle scienze esotiche [mentre dello stesso il brano Autumn indica l'autunno di quella scissione] con l'arte cinematico-acustica, la controversa teoria del punto materiale con natura ondulatoria e le sperimentali macchine per versori chiusi di tipo tempo e i loro [ancora non del tutto chiari] fenomeni di ridondanza.
Ma in seguito le priorita' del mondo divennero altre.