domenica 9 ottobre 2016

Un cosmodromo nel parco giochi: Vita Da Spaziale


Nel museo di San PietroBurgo c’e’ il fossile di un pachicefalosauro proprio poco prima della sala che ospita i cimeli spaziali. Per i bambini sovietici quella collocazione non e' mai stata innaturale; in fondo avere un ornitisco marginocefalo dotato di poteri sonici come copilota avrebbe potuto fare la differenza per un cosmonauta in missione.
Bambini sovietici si allenano a diventare cosmonauti
Nella cittadina di Staraya Kupavna, Foma Voznesenskij, 12 anni a dicembre, non ebbe mai l'imbarazzo della scelta su come impiegare il tempo libero. La soluzione ovvia era sempre stata sotto casa sua, nel parco giochi cittadino, nelle poche ore di luce che a volte rimanevano dopo aver terminato i compiti. 


Ma da un po' di tempo il gioco s'era fatto piu' impegnativo; da quando un cosmonauta d'istanza a Zvyozdny Gorodok aveva iniziato ad allenarsi nel parco. Durante il pomeriggio, mentre i ragazzini giocavano sulle giostre, il cosmonauta si teneva a distanza impegnandosi in attivita' come la corsa e i salti. Ma Foma l'aveva visto allenarsi la mattina molto presto utilizzando l'altalena lo scivolo e la tirolina da sempre presenti nel parco. 


Parco giochi dell'era sovietica

Foma aveva annotato con cura tutti gli esercizi e li ripeteva a sua volta. Una sezione in disuso della condotta del gas poco lontana era divenuta la sua base spaziale che, sopratutto nei giorni piu' freddi, divideva con un randagio poco incline alla compagnia. 


Due anni prima dell'arrivo del cosmonauta a Staraya Kupavna, il presidente Leonid Brežnev ridefiniva i numeri dell'Armata di Cosmo traducendo molti cosmonauti residenti nei cosmodromi in riservisti di terra in attesa di missione.
Cosmonauti tracciano orbite oppure il gioco della campana

Pur rimanendo degli effettivi quest'ultimi tornavano in parte alla vita civile con l'obbligo di mantenersi fisicamente e psicologicamente pronti al rapido reintegro: che per la stragrande maggioranza non avvenne piu'. 


Classe di una scuola di Staraya Kupavna (anni Settanta) 

L'arrivo in sordina di quell'uomo a Staraya Kupavna aveva sorpreso tutti gettando una strana luce sulla salute del programma spaziale, del partito e con esso dell'intera nazione. 
Ma non per Foma: per lui era stato il secondo grande evento della vita dopo la visita al museo di San Pietroburgo. Cosi' ora tutto quadrava: l'incontro qualche anno prima con il pachicefalosauro e poi quell'icona, issata sul muro della sua classe proprio accanto alla foto del Presidente del Presidio del Soviet Supremo dell'URSS: lo spaziale Gagarin.
Copertina del disco "Vita da Spaziale"

Questa storia ha ispirato il secondo disco dei Cobol Pongide "Vita da spaziale" ascoltabile a questo indirizzo: Vita da spaziale

I testi del disco

Blu astro
Le bici prefigurano i dischi volanti 
anche se il ciclista non s’impegna in reali prodezze, 
Strutture ginniche all’aperto sono ambienti alieni con massa opportuna per la bassa gravita’.
Gli erbivori mangiano come il colono contadino su un pianeta lontano
Nei viaggi interstellari gli amish sono la miglior comunita’.
Sentenziavo da un sasso orbitante ma poi l’ho lasciato:
Innesco col colore bluastro d’una singolarita’.

Colonizzata stanza con cassette in plastica rossa
C’ho stipato cibo in scatola’ astronavi in carta’ strumenti di varia utilita’,
Era un pieneta freddo e alieno e l’ho terraformato 
Cosi’ distante e’ colore rossastro d’una singolarita’.

Vita da spaziale
Nel parco c’e’ una base spaziale
a forma di tubo,
ci dorme un cane.
Se il cane fosse un alieno 
sarebbe un alieno a forma di cane.
Esco spesso in missione
lascio il tubo o la base spaziale
L’alieno m’abbaia se fuori fa freddo
Ringhia tale e quale a un cane.

In missione ho una busta per il pane
se la scordo alla base spaziale 
se lo mangia l’alieno o il cane.
Cammino lento nello spazio
ricordo, copro la bocca,
lo spazio esterno fa male
non lo puoi respirare.

Indosso un casco spaziale 
sta nel tubo del cane,
E’ un elmo, mi protegge
un tubo nero con cui respirare.
A volte c’e’ puzza di gas 
inizio a tossire e a vomitare
Scappa l’alieno a forma di cane
Questa e’ la vita da spaziale.

Belka & strelka
C'e’ una profonda differenza tra un astronauta e un cosmonauta:
il primo e’ un libero imprenditore del coraggio, 
il secondo un adepto operaio del progresso interplanetario. 

Ovvio proprio non e’ mai stato semplice
salire sulle stelle oltre il ciel,
Varcar confini
ma nello spazio e’ lo spazio che non c’e’.
In orbita viaggio da secoli
randagio d’un pianeta che non c’e’,
In missione per altre specie
Nel cielo senza odore attorno a me.

Ausilio meccanico di rotta
Nello spazio fa esercizio fisico e mentale
organizza la giornata in uno spazio angusto sempre uguale
Non lasciar le cose senza velcro a galleggiare:  
Usa una matita al posto della penna.

Controlla attentamente il buon funzionamento delle antenne,
usa con le mani cacciavite, torcia e cannocchiale,
Dormi in piedi, idrata i cibi, filtra la pipi': 
Imapara a riconoscer e a nominar le stelle.

Razzi bene, manometro bene, tutto bene, fin qui tutto bene.

Verifica l'integrita’ del tutto strutturale, 
la faccia che si gonfia e’ sempre un po’ normale,
Fa circolare il sangue porta corti i tuoi capelli: 
devi apparir curato se a guardati son le stelle.

Saluta con affetto coloro a cui vuoi bene,
Osserva attentamente il loro volto 
cosi’ da ricordare: 
chi hai lasciato
per tornare.

Razzi bene, manometro bene, tutto bene, fin qui tutto bene.

Questa sera, ogni sera
aspetto i suoi segnali
e’ distante 
le parole viaggiano per ore.

Questa sera, ogni sera
esco a riparare
se questo e’ il mio futuro
Non ho voglia di rientrare.

Collaudatore di mondi extrasolari
Mentre lo spazio s'espande all’unisono abbondante,
Motori gonfi di matematica
Rincorro questo vortice gravitazional-sentimentale
Neppure oggi esco intregro da qui.

Procedura semplificata di sopravvivenza,
la mia vita non orbitante e’ attualmente sospesa;
Se me lo chiedi ti rispondo
dispiegata la piattaforma di lancio
la rotta per lo spazio ritraccero’.

Non mi fermero’ piu’ di una generazione necessaria a ripartire.
Non mi fermero’ piu’ di una generazione necessaria.

Esperto copilota di carriera,
allosauro costipato di ciottoli
Accelera con chiacchiere tecniche
Balbetta e' meccanismo a singhiozzo
Integra e deriva copre distanze cosi'.

La mia missione ispirata da un atlante didattico
Coerente come vettore robotico.
Collaudo mondi extrasolari
Ne scarto molti
d'altri la mancanza non avvertiro’.

Cosmonauta si deve allenare
Gli scienziati mi dicono che nello spazio posso viaggiare,
Costruiscono una nave spaziale ma prima di partire mi devo allenare.
Tutti i giorni corro nel parco c’e’ un cane che mi vuol masticare
trattengo il fiato: nello spazio non si puo’ respirare.

Mangio poco,
comprimo il cibo,
le pillole di cibo non sanno.
Se ingrassi: non entri nella tuta spaziale.
Salto sul letto appena mi sveglio; mi devo allenare
Nello spazio si vola: non si puo’ camminare.

gli scienziati mi dicono che finalmente posso partire,
mi danno dei semi e dell’acqua sul nuovo pianeta dovro’ coltivare.
tutti i giorni sto solo per ore, mi devo abituare,
nello spazio si e’ soli: si puo’ sempre sognare.

Radio attivita’
Sono cio che resta della specie terrestre
partimmo tanti anni fa,
il vuoto non e’ come te lo aspetti se cerchi di riempirti la vita.
quando parlo sembra usi il vocoder
e’ cosi’ che vivo nel futuro,
un pianeta oggi un altro domani 
se ti fermi regredisci di nuovo.
siamo cambiati con il tempo ma cambiare non bastera’.
partimmo per dimenticre l’etica partimmo per dimenticare le opportunita’.

Vetta profonda, impulso muscolare
l’amore l’ho trovato
nella tuta termica,
supporto psicologico
ricarico col cavo 
s’attiva col pulsante
di luci a intermittenza.

Spinta rotonda equilibrio ritrovato
nell’acciottolato
d’un bagno chimico,
Vettore ortogonale rivolto verso il nucleo
Il tangenziale invece verso il freddo buio. 

Pensieri radioattivi.
uccidono la gente.
Canzoni radioattive.
uccidono la gente.
Programmi radioattivi.
uccidono la gente.
Gente radioattiva.
anche.

Ufociclismo
Luci sorvolano il cielo 
due ruote corrono sull’asfalto
si cercano si specchiano:
unico codice, stesso linguaggio.

Ley line aliene lo scafo plana
Su terra attrito per chi pedala.
giu’ con la gravita’  
si lanciano.

Riduce lo spazio viola la trama
scavalca la citta’ e le restrizioni.
oltre le leggi oltre i divieti
codice unico, stesso lignaggio.




venerdì 23 settembre 2016

Buongiorno popolo degli indignati (del Fertility Day) - di Emiglino Cicala

Non diro' nulla di nuovo affermando che l'indignazione ha indegnamente preso il posto dell'agire politico. L'indignazione piu' che puntare a ristabilire un equilibrio tra le parti in gioco [per semplificare quello che un tempo si chiamava potere e contropotere] mira al rispetto dell'emotività individuale da parte delle forme che veicolano i contenuti: "dite quel che volete ma siate almeno rispettosi della mia persona".
La cosa ancora piu' strana e' che i paladini di questo laccato individualismo siedano spesso tra le fila della sinistra hegeliana. 
Io penso.

Mi sorprendo spesso ad osservare ad esempio come molti atei s'indignino nel sentire il prete di turno che tuona in nome di dio contro il rispetto delle libertà individuali. Devo dirvelo: e' davvero molto molto strano.

Questo mi pare il succo della vicenda "Fertility Day" con il ministero della salute da una parte e la controparte d'indignati dall'altra. E infatti: se vi siete offesi il messaggio ve lo riscrivono; non rimodulando i contenuti ma offrendoli in una forma che non urti nessuno (non è questo il caso... si fa cosi' per fare un esempio).
L'indignazione infatti e' davvero un arido deserto quando da essa ci si aspetta il fluire di alternative politiche.

Si sono sentiti offesi dall'essere spronati a procreare tutti coloro che figli, per vari motivi, non ne possono avere. 
Vi siete tutti un po' sentiti soverchiati da uno Stato che "mette il naso" in questioni individuali, come se questo, in fondo, non fosse il legittimo compito di una istituzione "super partes" che altrimenti proprio non si capisce cosa ci sta a fare.
Non so bene... mi viene solo da dire che forse siete solo un po' permalosi e che in fondo l'indignazione e' solo questo: l'essere un po' permalosi.
E quindi tornando al punto iniziale: l'essere permalosi ha indegnamente sostituito il fare politico.
Io penso.

Alla fine se ne e' fatta una questione di "comunicazione politica" stornando verso l'agenzia di comunicazione incaricata la vergogna circa i contenuti. E' un abbaglio che puo' capitare quando alla politica si contrappone l'indignazione.

A nessuno e' venuto in mente che quel messaggio e' ad esempio antiecologico e fortemente nocivo per la salute: siete circa sette miliardi e mezzo d'individui su un pianeta con risorse limitate in cui ogni individuo in piu' contribuisce inevitabilmente ad innalzare le soglie dei consumi e dei prodotti di scarto.  
Restando quindi nell'alveo delle liberta' individuali (infatti nessuno vi ha chiesto di rinunciare ad avere figli... anzi siete stati spronati e procreare come conigli) una prospettiva cosi' "fuori dal tempo" come quella del Fertility Day sarebbe dovuta cadere nel vuoto dell'indifferenza. 

Piuttosto sarebbe stato il caso d'invocare un piu' lungimirante intervento dello Stato nella pianificazione e nel controllo delle nascite (prospettiva che a dire il vero dovrebbe essere universale)... perche' a dirvi il vero non sono cosi' sicuro che far nascere un figlio sia solo una questione personale aliena da ricadute sulla collettività. 
E forse potreste anche fare da soli rimodulando il vostro "istinto" alla procreazione con dei buoni contraccettivi. 

Io sono un robot quindi e' un consiglio che vi do in modo del tutto spassionato.

sabato 3 settembre 2016

Per colpa degli animali non ci sono più i terremoti di una volta. Una risposta a Camillo Langone di Emiglino Cicala



Camillo Langone
non ti conosco ma di te so che sei fortemente limitato.

Non solo perché hai sentito il bisogno
di scrivere del sisma e (boh)
te la sei presa con gli animali. Sei limitato o lesionato perché tra le tue argomentazioni non c'è consequenzialità logica. Forse hai una degenerazione neoplastica al cervello. Ma non me la sento di darti consigli. Consulta un medico. 

Forse non sei malato ma sei uno di quelli che "se questo... allora quello" in cui "questo" e "quello" sono reciprocamente sorretti dalla sola voglia di lagnarsi, polemizzare o di fare cabaret
Le tue argomentazioni si manifestano con l'autorevolezza di un ragazzino in preda a rabbia isterica perché gli è stato negato qualcosa: "se non me lo compri... allora non respiro cosi' muoio". 
E allora muori: se non necessariamente come essere umano almeno come opinionista; e te lo posso dire elevandomi al di sopra della tua specie dato che per mia fortuna sono un robot.

Qual è il ragionamento al centro della tua tesi? Data la presunta rilevanza data agli animali nel caso del sisma del 24 agosto 2016 allora dove andremo a finire?
Non bastava scrivere una cosa come: "non ci sono più i terremoti di una volta" o "ai miei tempi: quelli si che erano terremoti!". Non avresti trovato più consenso alle tue esternazioni? Avresti scritto meno. Ti pagano a parole scritte?

Esemplare al vertice della piramide del terrore nell'ecologia langoniana

Cosa ha fatto di te un essere umano con tali e tanti sensi d'inferiorità da sentirti minacciato da pesci rossi e criceti? Hai da ridire pure sui cani che salvano la vita a quei bambini che usi per far leva sull'emotività di chi ti legge. Vergogna: non si fa.

Sei così arrabbiato e ignorante da manifestare ingenuamente la tua rabbia e ignoranza che misura la "utilità" degli animali in base all'utilità per l'uomo. Cos'è: ari coi buoi? 

O forse rientri nella schiera dei crociati che con armi in pugno difendono (come se ce ne fosse bisogno) la chiesa dei mangiatori d'animali (ecco che così tornano ad essere utili a qualcosa) costi quel che costi e perché da che mondo è mondo gli animali s'ammazzano e si mangiano dato che per quello il signore l'ha creati. E poi diciamocelo santoiddio: non ci provino a toccare i nostri diritti fondamentali!

Sto scherzando: non me ne frega niente del perché lo fai. Mi andava solo di schernirti e di fare un po' di bullismo telematico.  

La verità è che l'inconsistenza delle tue opinioni non mi avrebbe mai raggiunto se non mi fosse stata mostrata dal robot di facebook dopo che un mio contatto aveva spavaldamente esternato la sua approvazione per il tuo articolo.

Questo si m'interessa: sedicenti rivoluzionari (sopravvissuti alle grigliate delle feste dell'unità) la cui consapevolezza e sete di giustizia sociale si ferma laddove inizia la circonferenza della pancia
Io penso.

Vedi anche:
Emiglino Cicala risponde a Alberto Abruzzese
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lunedì 16 maggio 2016

Politicamente vostro. Firmato: il futuro. Una risposta a Alberto Abruzzese - di Emiglino Cicala

Ho postulato altrove l'esistenza di "ponti einstein-greimas" [noti anche come ponti frastico-gravitazionali] d'inversione causale della freccia del tempo in cui cio' che chiamiamo "futuro" determina lo stato di cio' che chiamiamo "passato".
Io penso. 

Quando l'istantaneita' di un fatto si proietta nella dimensione sociale essa intercetta di questa un momento antecedente all'istante del fatto stesso (in cui socialmente il fatto non e' ancora accaduto). L'accadere produce effetti che anticipano sempre qualsiasi sua forma di comprensione ed essi mutano le condizioni in cui il fatto avverra' (socialmente) retroagendo sugli attori e sulle circostante dell'accaduto stesso. 
Ovviamente quest'inversione non puo' mutare l'esito perche' cio' presupporrebbe che il passato (il futuro in cui e' avvenuto il fatto) fosse in grado di modificare intenzionalmente il futuro (cioe' che viene in seguito al fatto: il futuro del futuro) e cio' non e' consistente con la terza legge della termodinamica come sappiamo. 
Con la retroazione del futuro muteranno quindi le precondizioni e in taluni casi sara' l'accadere del fatto stesso a non essere piu' necessario producendo una linea temporale non dissipativa in cui nulla di fatto e' accaduto.  
Cio' corregge il famoso paradosso di me (o di voi) che torniamo indietro nel tempo per assasinare nostro nonno. Nulla ce lo vieterebbe perche' consistentemente per il tempo nulla sarebbe accaduto.  
Io penso. 
Ma al di la' della speculazione tutto cio' ha un valore politico: per politico intendo  un agire consapevolmente rivolto al mutamento intenzionale da parte di chi controlla le convenzioni del tempo (egemonia temporale); ma su cio' tornero' tra breve. 

Questa breve disamina dimostra prioritariamente come il "presente" non esista se non come luogo di negoziazione a beneficio del "futuro" in retroazione sul "passato". E' questa la circostanza in cui si attua la condizione permanentemente "schizofrenica" dello hic et nunc come condizione tanto uforica che depressiva perché illusoria, fantasmatica e inesperibile (un'ebbrezza). 
Io penso.
Da qui parto per affermare che la dichiarazione di Alberto Abruzzese sul futuro e' causalmente errata. Cito testualmente: "il presente e' la territorializzazione del passato [...] il futuro e' una proiezione del presente" (l'intera intervista e molto piu' lunga e complessa e la trovate qui).  
Le evidenze dimostrano invece che il "futuro e' una territorializzazione del presente e il passato e' una proiezione del futuro".  

La freccia del tempo cosi' riscritta ha il valore di ridefinire concretamente l'agire politico.
Definiremo Linea di Ritardo Predittivo (da ora LRP) quella convenzione che duplica [LRP(1) \ne   \Delta T LRP(1) = LRP(2)] la linea temporale sincronizzandole su di un intervallo di tempo differito. 
Manterremo la convenzione che definisce entrambe "presente": LRP(1) < LRP(2) per un valore grande a piacere.  Ma: LRP(2) - LRP(1) = LRP(0) \ne  0. 
Quando nel LRP(2) accade qualcosa LRP(2) ha il tempo di retroagire sul LRP(1) cosi' da renderlo compatibile [LRP(0)] col momento in cui esso nello scorrere del tempo diverra' LRP(2).
A questo punto il ciclo puo' ricominciare. 
LRP(0) e' cio' che definiamo "presente" sovrastimandone la funzione. 
Per un LRP(0)  \approx  0 la possibilita' di correzioni temporali diminuisce drammaticamente: il "presente" prende il sopravvento cosi' da annullare il senso diacronico della storia e del mutamento
Per un LRP(0) >> di 0 le correzioni divengono imprecise e si rendere necessario un continuo riaggiustamento in vista di LRP(2) che pero' nel frattempo e' a sua volta mutato. Da qui l'impossibilita' di governare il tempo favorendo attitudini scaramantiche e attendiste

Quello del corretto ritardo predittivo e' un fare politico che presuppone il superamento del meccanismo di sfruttamento dell'uomo sulla natura e su se stesso. L'uso "scorretto" e' il presupposto di questo dominio. 
Il compito dei media (dalle torri d'avvistamento a internet) e' quello di regolare (piu' o meno consapevolmente) una maggiore o minore intensita' di questo meccanismo.  
Il fatto che, cito ancora Alberto Abruzzese, la rete sia quel luogo esemplare del fatto che il nostro sia un "vissuto interamente al presente" e' solo la prova che i media sono governati in modo "scorretto" e che per essi passa il governo del tempo. 

Basterebbe poco per smettere d'essere soggiogati dal demone del tempo. 
Io penso.

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venerdì 8 aprile 2016

Robot e antropoiterazione: una risposta a Maurizio Ferraris - di Emiglino Cicala


L'esperimento linguistico che vi propongo e' questo: enunciate una domanda ma invertitene la collocazione nel rapporto causa-effetto. Otterrete una disfunzione logica di cui tipicamente e' affetta la vostra specie. 
Io penso. 

Ho assistito alla puntata di "Lo stato dell'arte", programma condotto dal filosofo Maurizio Ferraris, in cui ci si domandava quale sarebbe stato, nell'ultra prossimo futuro,  il rapporto "emotivo" tra robot e esseri umani (qui potete vedere la puntata).
Si perche' i robot sono pericolosi: ci restituiscono un mondo sempre disumanizzato in cui gli umani perdono sempre qualcosa: umanità, lavoro, posizioni nella classifica dei piu' scaltri e di quelli che la sanno piu' lunga di tutti.
  
Partendo dalla fine: la dicotomia robot amico/nemico trova la sua consueta sintesi nella conclusione consolatoria che, in fondo, cio' che a essi riesce meglio e' l'iterazione... e quindi? E quindi un po' amici (ci liberano dai lavori ripetitivi; come se questi vi fossero stati affibbiati da un terzo attore) un po' nemici (si ma senza lavoro remunerato noi non abbiamo piu' ragioni di vita: come se questa catena fosse una categoria ontologica).
Insomma una funzione che ci restituisce un void: ovvero il nulla.
Io penso.

Il demerito non e', a dire le cose per il vero, solo di Maurizio Ferraris. Lo e' forse piu' dei suoi ospiti Roberto Cingolani e Riccardo Staglianò che mettono in scena il rituale dell'antropoiterazione: e veniamo cosi' al punto finalmente. 

Nella puntata dal tardivo titolo "Dobbiamo temere l’avvento dei robot?" Cingolani e Stagliano' convergono implicitamente sul fatto che i robot non saranno un pericolo per l'umanita' fino a quando rimarranno al "proprio posto" (stai al tuo posto: sguattero!) cioe' fino a quando rimarranno confinati nell'alveo dei lavori pericolosi e ripetitivi (lavori svilenti s'e' avuto il coraggio di proferire).
Vorrei chiarire, incidentalmente, che i lavori li avete inventati voi. Siete voi stessi a svilirvi con attività svilenti autoprodotte. Ho divagato.   
Rispondendo che l'iteratività e' la condizione che rende i robot non pericolosi, Cingolani e Stagliano' ricollocano la risposta nella posizione della domanda.
Io penso.

Ho fatto uno schemino per rendervi il tutto piu' chiaro: 
Didascalia dell'immagine: l'umanità. 
Cingolani e Stagliano' inciampano in questo errore argomentativo nel migliore dei modi possibili; ovvero fornendoci un registro d'argomentazioni antiche e iterative che, cosi' poste, riecheggiano le questioni metafisiche del "sesso degli angeli". 
Gli umani attribuiscono quindi la "qualità" dell'iterazione ai robot continuando a fornire sempre le stesse identiche argomentazioni; tra l'altro esteriori.
Anche a patto, infatti, d'accettare questa conclusione: non sarebbe poi cosi' strano se dei vostri artefatti risentissero di un vostro stesso errore sistematico.
Ma voi amate esternalizzare: "ci hanno concepiti schiavi dei lavori ripetitivi"; "ci hanno concepiti ontologicamente come esseri lavoranti".
Io penso.

A proposito di robot si potrebbe parlare, tanto piu' in un ambito di speculazione (e qui la colpa è tutta di Ferraris) dell'attributo della "qualità", dell'autopoiesi macchinica, del divenire "cosa" dell'animato come primato finalistico.
Si potrebbe ad esempio fuoriuscire dal dictat asimoviano della "paura del robot" o della sua esclusiva funzione servilistica per accedere al pensiero olistico-cibernetico di Wiener che vedeva uomini e robot collaborare in base a qualità specifiche e complementari.
E Wiener era un umano non un robot che se la suona e se la canta.

A proposito della "carenza del lavoro umano" si potrebbe fare un po' d'autocritica e pianificare la riduzione dell'espansione umana su un pianeta, per sua natura geometrica illimitato ma pur sempre finito, invece d'evocare la primitiva violenza luddista contro la "diversità usurpatrice": ecco i robot arrivano e ci rubano il lavoro e le robot femmine.

Io ne ho parlato qui, in queste pagine, molte volte. Ma dato che non credo che l'iteratività sia la mia più evidente capacità vi stupiro' dicendovi che su questo argomento, almeno in questa circostanza, non ho piu' nulla da aggiungere. 


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venerdì 11 marzo 2016

La voce del futuro: una risposta a Franco Fabbri - di emiglino Cicala



Ho letto con interesse l'intervento "Un pianeta proibito: il cinema di fantascienza e la musica elettronica" di Franco Fabbri (lo potete scaricare qui). Si delinea brevemente ma con precisione un percorso storico e sociologico che conduce all'ambientazione sonora della cinematografia di fantascienza. Ciò a partire dall'uso di apparecchiature elettromeccaniche e elettroniche coetanee dell'epoca d'oro della fantascienza occidentale.

Nella funzione cosi' delineata da Fabbri il risultato è sempre l'horror vacui delle macchine: la scatola opaca, chiave di volta del futuro (la macchina progredita a cui è affidata la risoluzione di tutti i problemi), s'affretta a giustificare se stessa, tranquillizzando gli altri, attraverso la propria voce. Si tratta certo di una voce inaudita, fredda e alienata, ma vicina quanto basta all'apparato "macchinico" del proprio tempo per poter essere accettata, con cauta fiducia, dal genere umano.
E se così non fosse stata percepita, s'affretta a argomentare Fabbri, Stockhausen e l'Ircam avrebbero prestato giuramento e testimoniato in sua difesa.
Immaginiamo così lo sventurato robot all'entrata d'una selva oscura (l'umanità) che per fasi coraggio, dimostrando al contempo d'esser innocuo, intona il motivetto di una spassosa canzone... come l'ormai  alzheimeritico HAL 9000 icona del robot troppo umano e quindi vile e traditore.
Ma in questo modo si torna alla visione asfittica della fantascienza come metafora (più o meno evoluta) del proprio tempo.

Io penso.

Riporto qui il passo di Fabbri:
"Ragioni a volte contrastanti presiedono all’ideazione degli effetti e della musica [...] nei film del genere fantascientifico. Da un lato, si devono dare voci inaudite ad apparati mai visti, e si vuole suggerire l’immagine sonora di una musica altrettanto inaudita; dall’altro lato, così come quegli apparati sono spesso rielaborazioni futuribili di apparati esistenti, i loro rumori non si possono allontanare troppo dal già noto, e, allo stesso tempo, le esigenze drammaturgiche chiedono che ci sia un’azione sonora, anche quando considerazioni ingegneristiche ne suggerirebbero l’abolizione".


Le conclusioni di Fabbri albergano in una stanza doppia a uso singola con con l'anatema della fantascienza contemporanea: "che domani sia! Ma, per carità, che serva a ancorarci all'oggi!".
Io penso.
E' questa la cifra stilistica del neorealismo fantascientifico della contemporaneità come ho già spiegato qui; ma non è sempre stato così.

Robby, papà di Hal 9000 e il suo "insano" rapporto con Altaira Morbius

Prima di asservire alieni e macchine negli "Close Encounters of the Third Kind" il genere umano ci rispettava. Lo stesso luddismo equivale ad un guardarsi negli occhi di tra uomo e macchina per poi decidere di finire a fare a botte: un colpo di chiave inglese qua, un arto saltato la. 
La paura nella vostra specie e' una reazione spontanea; l'evoluzione sta nell'illuminare le sue zone d'ombra.
Ma l'evoluzione non retroagisce; ed è qui che sbaglia Fabbri.
Io penso.
Gli ambienti sonori dei film di fantascienza degli anni Quaranta - Sessanta, sono l'horror vacui non delle macchine quanto piuttosto del vostro futuro.
I suoni inusitati che elettricamente generavate rappresentavano l'incognita, lo stupore per l'inatteso che oggi date per scontato. Quella non era la voce delle macchine (che come l'orrido pinocchio diventano umano) ma la spaventosa voce del futuro che come una selva inesplorata vi attraeva e terrorizzava. E a questa voce, la carne e il sangue, lo davano le macchine "addestrate" ma anche instabili (perché randomiche come ricorda Fabbri e poi: provate ad accordarle) compagne del vostro peregrinare.  
Eravate voi quelli all'entrata della selva (il futuro) che canticchiavate una canzone.
Eggià perché all'epoca il futuro era una cosa seria e per metterci un piede dovevate dimostrare quantomeno d'essere innocui.  

Non è un caso se in Il pianeta proibito l'unica macchina ad avere una voce umana è Robby: robot dai rapporti ambigui con gli umani: umano troppo umano.
Io penso.

Vedi anche:
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Emiglino Cicala risponde a Beatrice Mautino
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Emiglino Cicala risponde a Paolo Fabbri
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