martedì 21 marzo 2017

Quando Collodi scrisse la Dialettica dell'illuminismo - di Emiglino Cicala


Eppure quelle note perfettamente incastonate da Fiorenzo Carpi nella provincia italiana di Comencini se estrapolate dal contesto avulso di Pinocchio rimandano all'incedere del western all'italiana in cui svetterà il più noto Morricone.
Difficile stabile come siano andate le cose perche' sterminata è la produzione di Carpi anche prima del 1972: prima di quel Le avventure di Pinocchio.

Piu' facilmente tracciabile il rapporto tra Collodi e la sua creatura (1881) che difficilmente puo' rimandare ad un piu' metaforico avvento della robotica. Resta il giudizio di valore espresso dalla metamorfosi di una cosa semisenziente in umano (inaugurata ben prima di Collodi) come approccio epistemologico umano al mondo cosale. In fondo l'amore di Geppetto per il proprio burattino non puo' esaurirsi in se stesso (pena il trasformarsi in feticista) e necessita d'una umanizzazione sentimentale e dolorosa.
La cosa si fa umana per piacere agli umani espiando la sua provenienza dall'universo del non vitalistico. 
Come cosa semiumana deve attraversare un inferno di prove che lo rendano non solo un pezzo di carne ma un essere che conosce il peccato e sa starne alla larga. 
E' la Dialettica dell'illuminismo di quel farsi soggetto che trasforma i suoi legami con il mondo naturale in peccati originari cosi' da potersi individualizzare. 
Io penso.

Collodi e un suo collaboratore. Ah no scusate!: Horkheimer e Adorno.

Ma su Pinocchio e sulle sue avventure sono stati versati oceani di parole... mi limiterò a tornare a Fiorenzo Carpi (e a quel capolavoro che è la sua Lucignolo) rispettando il piu' possibile la sua visione di un Lucignolo sceriffo pazzo nel paese dei balocchi.
Questo il mio tributo:
 

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