sabato 17 giugno 2017

Disperate coperture: capitolo secondo - di Emiglino Cicala

E' giunto il momento di enumerare con più rigore le ragioni che mi hanno spinto a privilegiare alcuni brani rispetto ad altri nella scelta delle canzoni da reinterpretare nel mio album di tributi (cover) Emiglino's Favorite Songs in free download (che è un album in progress dove periodicamente sommo nuove reinterpretazioni di successi nazionali e internazionali).
Cercherò di proporre una disanima il più precisa possibile sulle ragioni che mi hanno guidato in questa selezione invece che in altre.
Lascio peraltro al caso, alla randomicità, l'opzione d'ordine in cui i suddetti brani si sono nel tempo impilati. In questo sono gli ascolti intercettati sulla rete, il configurarsi di melodie a partire da ronzii retromemorizzati, demo di software non del tutto eradicati o le involontarie proposte frutto degli ascolti dell'umano Cobol che mi hanno condotto a redigere una linea temporale acausale privilegiata rispetto ad altre possibili.
Spero che il secondo principio della termodinamica non me ne abbia a male.
Buona lettura e ascolto; in alcuni casi anche buona visione visto che ci siamo presi la briga di corredare alcune cover con relativi video. 


Moon river
Composta da Henry Mancini su testi di Johnny Mercer affronta già all'inizio degli anni Sessanta la questione dei canali sotterranei lunari (la luna cava), delle formazioni pseudo carsiche e dei tunnel lavici che strutturerebbero l'interno della luna sottintendendo sibillinamente la questione aperta dell'origine artificiale della luna come satellite (base orbitante) posto a sorveglianza dell'evoluzione umana (centrismo ego evoluzionista).
I fiumi lunari come asettici corridoi di un avamposto alieno perennemente dispiegato nell'osservarci.
Io penso.
Guarda anche il video.

   

Sirius + Eye in the sky
Originariamente nata dalla collaborazione tra Alan Parsons e Eric Woolfson (e compagni) dell'ensemble Alan Parsons Project nel 1982 e preceduta dall'introduzione strumentale "Sirius" la cui fratellanza col brano forse più celebre della formazione anglosassone non ho voluto interrompere.
Il brano deve peraltro la sua ispirazione all'omonima novella di P. K. Dick del 1957.
Al centro del brano un metaforico occhio 
(panteisticamente divino) capace  di determinare le vicende umane preannunciato dall'introduzione della brillante Sirio (ma sarebbe stato preferibile alludere alla binaria Algol in questo senso). 
Brillante anticipazione della diaspora sulla materia oscura (che determinerebbe in gran parte il catastrofico futuro del cosmo) non interagente con i fenomeni elettromagnetici ivi compresi quelli collocati nella banda del visibile (l'occhio nel cielo è cieco come cieco è il vostro destino? Si tratta dell'occhio del giocatore di dadi?).
Guarda anche il video.




La tartaruga 
Composta dal cantautore Bruno Lauzi nel 1976 irrompe nel dibattito scientifico invertendo le convinzioni più radicate sull'evoluzionismo darwiniano.
Il meccanismo della selezione naturale generalmente inteso come perfezionamento biologico rispetto all'ambiente subisce un duro colpo assestato dall'inversione dell'ipotesi evolutiva delle chelonia che da esemplare rapidissimo, e sulla base di una serie di incidenti evolutivi ("
ma avvenne un incidente, un muro la fermò"), rallenta la propria andatura fino a trasformarsi nell'animale che tutti conosciamo con il suo carico di connotazioni relative alla lentezza (si veda anche il paradosso di Achille e la tartaruga).
Teoria tra l'altro avvalorata dalla filogenetica: testuggine->tartaruga  



Mad world
Brano tra i più noti del duo Tears for Fears band anglosassone i cui molteplici successi più volte tributati sopraffanno largamente in fama il nome della band stessa.
Scritta nel 1982 rientra nell'album che io considero il più bello della loro lunga carriera: "The Hurting".
Io penso.
L'impostazione pro wieneriana del brano ne fa una sorta di manifesto complementare al saggio del padre fondatore della cibernetica ("Introduzione alla cibernetica" - 1948).
Allo stesso modo del suddetto saggio si argomenta la "follia" di un mondo le cui scelte etiche non possono che essere affidate ad esseri "emotivamente" superiori: le macchine o se preferite i robot.
Sullo sfondo i primi vagiti delle tartarughe di Grey Walter e nuovamente Lauzi che sogghigna e fa capolino. 




Intervallo extrasolare
Brano del compositore francese François Couperin ("Sarabande" 1700 circa dal IV concerto dei Concerts Royaux) reinterpretato piu' di duecento anni dopo dall'Orchestra Sinfonica della Rai nel classico Intervallo Rai (relativo al periodo degli anni Settanta).
Ho voluto a mia volta rileggere questo brano (a partire dall'interpretazione data dall'OSN Rai) sostituendo ai classici paesaggi bucolici italiani dell'intervallo alcuni pianeti extrasolari recentemente scoperti e su cui presto l'umanità dovrà concentrarsi se vorrà trovare un'alternativa al proprio spregiudicato stile di vita.
Nella mia scelta ho privilegiato quelli che all'epoca apparivano come quelli più promettenti dal punto di vista della loro teorica abitabilità. Ad oggi alcuni di questi sono stati riclassificati o in generale ritenuti troppo estremi per presentare condizione adatte alla vita almeno come voi siete capaci d'immaginarla.
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Where No Man Has Gone Before - Star Trek theme
Composta da Alexander Courage nel 1969 è la sigla d'apertura della stagione classica di Star Trek che assieme a "Next Generation" resta per me la stagione più eroica della saga creata da Gene Roddenberry
Non c'e' molto da dire sul perché l'ho scelta: si tratta di un vero e proprio omaggio alla serie che ha introdotto la velocità curvatura e il teletrasporto nell'immaginario di voi umani aprendo a teorie come la panspermia e a principi etici come la Prima direttiva.
Resto convinto che al momento in cui scrivo la stagione "Deep Space Nine" rimane di gran lunga la più brutta.
Forse dovreste fermarvi qui.
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Toys on Mars? - Life on Mars?
Brano del 1971 di David Bowie che anticipa di cinque anni quelle che saranno le conclusioni (poi abiurate) della missione Nasa Viking e dell'esperimento Viking Labeled Release per la ricerca di vita su Marte.
Quel punto interrogativo m'ha sempre turbato perché spalancava nel mio cervello positronico l'ipotesi che esso negasse e confermasse al contempo l'affermazione che lo precedeva.
Io penso.
Da una parte l'insita ritrosia nell'affidare ad una missione automatica la ricerca di vita sul pianeta rosso (diffidenza verso i robot e la loro fedeltà) e dall'altra l'intuizione di un grande artista visionario sulla possibilità che Marte avesse ospitato la vita anche prima della Terra; anzi di più: che la vita stessa su quest'ultima potesse essersi sviluppata a partire da biologie inconsapevolmente in viaggio da Marte verso il terzo pianeta del sistema solare a partire dal sole. Magari su qualche frammento di silicati violentemente espulso in seguito a qualche impatto di piccoli corpi celesti col suolo marziano
Pansperima e microbici in deriva nel cosmo.
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Space 1999 - prima stagione
Colonna sonora composta da Barry Grey nel 1975 per l'omonima serie ambientata sulla Luna che, distaccatasi dall'orbita terrestre, vaga per il cosmo con a bordo la base spaziale Alpha e il suo equipaggio.
Serie scura, apparentemente senza redenzione e del tutto sganciata, a differenza ad esempio di Star Trek, dalle concezioni scientifiche dell'epoca. 

Un capolavoro di psichedelia spaziale con un occhio al design futuristico degli emergenti anni Ottanta. Ideata dai prolifici e geniali Gerry e Sylvia Anderson.
La seconda stagione fa schifo e Maya (la mutaforma) resta uno dei peggiori attanti mai introdotti in una serie di fantascienza.
Io penso.
Nella seconda stagione cambia la sigla d'apertura realizzata da Derek Wadsworth che anche se non bella come quella di Grey non tradisce le atmosfere della serie (divenuta comunque irrimediabilmente più piaciona e dozzinale rispetto alla prima).
La seconda stagione nella edizione italiana chiude con la sigla realizzata dagli  Oliver Onions: "S.O.S. Spazio 1999".
Ironicamente graziosa ma totalmente fuori luogo.
Che disastro.
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Trava U Doma - Erba di casa
Composta e suonata dal gruppo sovietico Zimlyane nel 1983 è l'inno ufficiale dell'Agenzia Spaziale Russa e dei suoi cosmonauti.
Un corredo artistico alla pratica del cosmismo come nel caso del film "mascotte" “Il bianco sole del deserto” pellicola di Vladimir Motyl che i cosmonauti guardano prima di ogni viaggio verso l'esosfera.

Beh che dire: solo i russi sanno fare musica così unendo un gusto neomelodico ad una specie di rock/disco con pretese progressive dal sapore balcanico.
Una risposta in chiave ottimista allo Space Oddity occidentale condito di un malcelato pessimismo tipico della decadenza e della lussuria dello stile di vita capitalistico.
Bene ho ecceduto in constatazioni partigiane.
Io penso.



Gagarin 
Composta da Claudio Baglioni nel 1977 contempla una bellissima introduzione a base di theremin... operazione unica nella lunga carriera del cantautore italiano che dedica un brano all'impresa del primo uomo (cosmonauta) nello spazio: Yuri Gagarin.
L'omissione di Baglioni sarà quella di non dichiarare la paternità del testo a Evghenij Evtusenko poeta sovietico alla cui poesia "Sono Gagarin, il figlio della terra" attinge liberamente.
Gagarin avanguardia celeste lanciata nel cosmo apre lo spazio all'avanzare del socialismo reale e dei soviet interplanetari.
Hasta siempre comandante Gagarin!




Everyone's Gone To The Moon
Composta e cantata da Jonathan King nel 1965 conosce una celebrità più duratura nella bella reinterpretazione di Nina Simone. A differenza dei più io apprezzo molto anche la versione originale meno personale e più melense ma altrettanto bella.

King anticipa uno dei temi ricorrenti al centro dell'agenda-setting dell'umanità: creare colonie lunari su cui andare ad abitare constatato il livello d'alienazione in cui le persone vive permangono sul pianeta d'origine.
Un gran brano che anticipa di quattro anni la messa in scena dell'allunaggio Nasa e che segue di sei anni il capolavoro dickiano di "Tempo fuor di sesto" con i lunatici in guerra coi terrestri (a cui chiaramente s'ispira).
Io penso.
Capolavoro di prefigurazione nella scienza d'evasione.




Sei forte papà - Se Gianni Morandi fosse stato uno spaziale
Brano cantato da Gianni Morandi e uscito nel 1976. Tentativo mal riuscito di costruire una brano per bambini dal colore ecologico... ecologico come potevano essere ecologici gli anni Settanta e Gianni Morandi.
Il miglior modo di salvaguardare gli animali diviene quindi quello di farne peluche da compagnia all'interno di una roulotte (miraggio di libertà piccolo borghese dell'epoca) o al più in un appartamento di città.
Vale comunque la pena apprezzare lo sforzo buonista che sarà un filo rosso in tutta la carriera di Morandi.
Eppure la sua "Sei forte papà" apre, seppur a carico di un forte dispiego di fantasiosi mezzi (esacerbata cooperazione dell'ascoltatore) scenari esodistici che io ho voluto sottolineare in questa versione del brano.
La vetusta citazione sulla frequenza dell'idrogeno nella comunicazione con gli alieni è voluta e s'adatta alle conoscenze dell'epoca sulla cosiddetta pragmatica della comunicazione. Il brano anticipa di un anno il famoso Wow signal che, in un certo senso, diede i natali a tutto il progetto Seti.
Il capitolo su questa canzone l'ho affrontato già in un altro post.

 

Lucignolo
Brano di Fiorenzo Carpi composto per lo sceneggiato televisivo Rai "Le avventure di Pinocchio" del regista Luigi Comencini del 1972 interpretato, tra gli atri, da Nino Manfredi nella parte di Geppetto.
Il racconto è tratto dal romanzo di Carlo Collodi "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino".
"Lucignolo" oltre ad essere il mio brano preferito nella colonna sonora cela anche i segreti di uno dei personaggi più misteriosi del romanzo (ne ho già parlato altrove titolando provocatoriamente Quando Collodi scrisse la Dialettica dell'illuminismo).
Grazie a Lucignolo il romanzo s'addentra in uno dei luoghi più psichedelici della narrativa italiana dove le tensioni tra "umanizzaione" (ma io direi terraformazione) e natura sono più intense e problematiche.
Io penso. 




Musica spaziale
Brano del 1982 interpretato dall'allora soubrette televisiva Patrizia Pellegrino.
Con Cobol ci divertiamo a considerarla un po' la madrina del nostro disco "Vita da spaziale". La nostra seconda madrina è Roby di Topo e Roby con la "loro" "Under the ice"... ma ho divagato.
La Pellegrino (o chi per lei) riesce a costruire un brano italodisco d'amore cosmico e cordiale. Un omaggio al contattista George Adamski e alle sue peregrinazioni nel cosmo a bordo di dischi volanti pilotati da alieni celestiali nordici ("bionda naturale"). 

Proprio come in Adamski ad essere messi al centro del messaggio sono la pace, il richiamo universale e il monito all'umanità tutta; amatevi!: non fate la guerra, fate l'amore.
Semplice ma sempre chiaro e efficace. Uno dei più efficaci slogan umani dopo quello dello "usa e getta".
Che tristezza.  




The Persuaders - Attenti a quei due
Sigla di testa dell'omonima serie tv del 1971 interpretata da Tony Curtis (il mio preferito tra i due) e Roger Moore. Realizzata da John Barry noto anche per le colonne sonore dei film di James Bond.
Cupa e affascinante introduzione alle avventure dei due playboy essa pare esalare un ultimo conato critico alle vicende, tuttavia allegrotte e a tratti ironiche, disegnate dalla serie. 

Il video della sigla di testa si enumera nella agiografia di successi dei due protagonisti con un incedere solenne e a tratti agghiacciante il che dal mio punto di vista ha inanellato il successo stesso della serie.
Io penso.
Proprio questo acceso contrasto fa dei due personaggi degli "alieni" completamente decontestualizzati dalle trame in cui si articolano e in cui sembrano essere piombati da uno dei pianeti descritti da Aladar Mezil.
Un perfetto esempio di "tradimento creativo" ad opera di una colonna sonora. Guarda anche il video.  




Luna
Ennesimo brano omaggio al satellite naturale terrestre. Di (tra altri) Gianni Togni che ne scrive il testo e ne canta le gesta. Brano del 1980 entra nel vivo di alcune questioni astronomiche che nel testo erano poco approfondite e che io in questa versione ho voluto rettificare o semplicemente approfondire.
Togni coglie in chiave metaforica la vocazione lunare ad essere lockata alla Terra (il suo mostrare sempre la stessa faccia), la sua collocazione anomala nel firmamento, l'alternanza giorno notte, eccetera. Temi forse semplici e un po' scontati ma di cui apprezzo la collocazione in un brano pop anni Ottanta.
Guarda anche il video